Con uno straordinario discorso alla Camera dei Comuni, Liz Truss ha dato il kickoff al programma Global Britain. Il Segretario al Commercio ha indicato nel libero commercio internazionale il pilastro per generare crescita economica e riprendersi dalla pandemia di coronavirus. Ma il tema che Truss ha evidenziato come prioritario è l’idea che gli accordi commerciali debbano essere radicati nella democrazia.

Il discorso marca l’inizio dell’escalation contro Pechino, e avvisa Xi Jinping che il Regno Unito non si inchinerà alla Cina in nome degli affari. In particolare, Londra userà la presidenza del G7 per alzare il tiro contro gli Stati canaglia, Cina in primis, e la concorrenza sleale alimentata dagli aiuti di Stato e dalle violazioni del diritto internazionale. Con l’avvento della presidenza Biden in Usa, il chiaro valore aggiunto dell’Uk sta nel porsi come avanguardia del pivot to Asia democratico per costruire con Australia, Corea del Sud, Taiwan e India una cintura di sicurezza nel Pacifico a contenimento della Cina, e il governo ha chiara in mente la strategia. Il Segretario al Commercio ha anche confermato che il Regno Unito chiederà di aderire al CPTPP, la partnership trans-Pacifica, già quest’anno.

A stretto giro, il Segretario agli Esteri Dominic Raab ha annunciato un pacchetto di misure per garantire che le organizzazioni britanniche, sia pubbliche che private, non siano complici, né traggano profitto, dalle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang. Il governo ha intrapreso una review per monitorare l’export britannico verso la Cina e l’introduzione di sanzioni finanziarie per le aziende che non rispettano il Modern Slavery Act.

Nello Spectator, James Forsyth ha definito questo il nuovo inizio della politica estera post Brexit, notando che il modo in cui l’Uk affronta la Cina comunica al mondo che il Regno Unito antepone il principio al profitto. D’altra parte, Boris Johnson aveva più volte alluso di ispirarsi a Lord Palmerston, considerando necessario il ritorno al paradigma vittoriano di politica estera, basato su valori ed interessi.

Sulla politica dei valori, Londra rafforza ulteriormente la relazione speciale con gli Usa, e scavalca dall’Atlantico l’Ue mentre Bruxelles continua a perseguire affari con la Cina ogni tre per due. Secondo fonti di Whitehall, l’accordo dell’Ue con Pechino, che ha caratterizzato la presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue, “dimostra che l’Ue ha preso la direzione sbagliata verso la Cina” e apre un punto interrogativo sulle relazioni Euro-Atlantiche. Ancor prima dell’inaugurazione del 20 gennaio, il neo Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan ha twittato che “la nuova amministrazione avrebbe accolto con favore consultazioni tempestive con i partner europei sulle preoccupazioni comuni circa le pratiche economiche della Cina”, mentre uno dei portavoce della Casa Bianca, John Ullyot, ha avvertito che qualsiasi impegno della Cina “che non sia accompagnato da forti meccanismi di esecuzione e verifica è solo una vittoria propagandistica per il Partito comunista cinese”.

Sul fronte dell’economia, il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak pensa che la City è alla vigilia di un Big Bang 2.0 post Brexit. In un’intervista con City AM, Sunak ha spiegato che l’uscita dalla bulimia normativa Ue accresce l’appeal del Miglio Quadrato quale centro finanziario globale e che il Tesoro è determinato ad aumentarne l’attrattività, anche nei confronti dell’Unione europea.

L’Uk è l’isola che c’è.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.