E’ più che plausibile, lo ha detto intervenendo in una trasmissione televisiva domenica scorsa il segretario del Pd Zingaretti, che il 90 per cento degli italiani non abbia capito che cosa voglia Renzi. D’altra parte, i mezzi di comunicazione e il dibattito hanno preferito cucire addosso al leader di Italia Viva le più disparate interpretazioni dei suoi gesti, piuttosto che cercare di spiegarli. Lo stesso Zingaretti ed Orlando, ad esempio, hanno tacciato Renzi di avventurismo. Di Battista ha aggiunto che bisogna dargli addosso con tutte le forze, quando altri hanno detto meglio chiunque che lui. Nessuno che si sia preoccupato quindi di rispondergli nel merito degli argomenti sollevati.
Renzi è stato semplicemente demonizzato per aver ritirato la fiducia al governo. Siamo arrivati al punto che una forza politica non possa più dissociarsi da una maggioranza, alla quale tra l’altro non era nemmeno vincolata dal proprio mandato elettorale, mai questo fosse stato introdotto in Costituzione.
E’ proprio la questione costituzionale che non si comprende e che pure è quella sollevata da Renzi. Renzi ha detto che c’è un problema di costituzionalità del governo. La ragione per cui non si comprende la questione costituzionale è semplice, le forze politiche manco si sono accorte di come essa dovrebbe funzionare. Estranee allo spirito costituente, in pratica solo la pattuglia parlamentare che si richiama al Psi dovrebbe avere una linea di discendenza con una forza costituzionale in senso proprio, della Costituzione non capiscono lo spirito.
Questo era evidente nel nuovo governo fin dal primo momento, quando parlava il sottosegretario Castelli, chissà poi perché un membro dell’esecutivo incaricato all’economia spiegava la Costituzione. Secondo l’onorevole Castelli in determinati momenti alcuni aspetti della Costituzione, come la salute ad esempio, dovessero prevalere sugli altri diritti.
Ora se la Costituzione prevedesse che, in determinati momenti, alcuni aspetti di essa avessero la precedenza su altri, ci dovrebbe essere un articolo apposito a dirlo, cosa che per l’appunto non c’è. Il sottosegretario Castelli non sa di che parla, citava infatti l’articolo sedici e tutto può essere utilizzato per istituire la zona rossa tranne quello. L’articolo sedici stabilisce le condizioni in cui un cittadino non possa circolare in una determinata zona, o non possa entrarvi, ma mai che non possa uscirne, perché pensare che i costituenti definissero un articolo per il quale i cittadini non potessero circolare, non potessero entrare e nemmeno uscire da una determinata zona, sarebbe come dire loro che volessero istituite un gulag a cielo aperto, quello che semmai ha istituito il governo Conte, non certo i militanti antifascisti che hanno scritto la Costituzione.
D’altra parte due presidenti della Corte costituzionale che si sono avvicendati, Cartabia e Morelli, hanno detto che la Costituzione non prevede l’emergenza, o addirittura che non stabilisce un principio tirannico. Secondo il parere degli ultimi due presidenti, non c’è un prius costituzionale, nemmeno il lavoro su cui la Repubblica è pure fondata, articolo uno. Figurarsi se può esserlo la salute questo prius, se in nome della salute si deve rinunciare alla scuola o ai liberi spostamenti.
Sono scelte politiche quelle che interrompono la prassi costituzionale.
E’ stato quindi importante il contributo del professor Ainis, molto prudente su tutta la materia, perchè bisogna pensare anche al diritto internazionale per un paese che si ritiene parte dell’occidente, quel diritto, che i costituzionalisti statunitensi, negano al governo, ad esempio, di imporre provvedimenti individuali, tipo l’obbligo delle mascherine, che da noi viene considerato quasi naturale. La mascherina, un prodotto da laboratorio, imposta nella vita all’aperto. Ma persino la prudenza di Ainis ha posto il problema del limite del provvedimento di emergenza, una voltane ammessa quell’eccezionalità che pure altre fonti contestano. Per cui il campo del diritto costituzionale italiano è diviso fra chi ritiene l’emergenza non prevista e chi la ritiene eccezionale ma circoscrivibile temporalmente. Nessun costituzionalista dice infatti che si può prorogare tranquillamente l’emergenza senza aggirare la costituzione e violare la legge.
Ora quando Renzi rimprovera il governo di incostituzionalità, diciamo che dispone di una qualche materia su cui appoggiarsi, materia che manca completamente a Zingaretti ed ai suoi contestatori televisivi.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.