Il Responsabile nazionale enti locali del PRI e Vice Sindaco di Ravenna Eugenio Fusignani illustra la posizione del PRI sul settore oil & gas e della cantieristica offshore. Il polo energetico della Romagna è una priorità politica in vista delle elezioni amministrative di Ravenna in primavera – che non sono solo elezioni di una pur importante realtà capoluogo di provincia, scrive Fusignani, ma riguardano l’intero PRI, poiché solo presenza di Repubblicani nelle istituzioni può tutelare e garantire politiche di sviluppo scevre da impostazioni demagogiche o ideologiche, salvaguardando al contempo impresa, occupazione e ambiente.

Anche l’iniziativa IO APRO la dice sulla lunga sulle condizioni in cui versano le nostre imprese, piegate dalla crisi determinata dell’emergenza Covid-19. Sottolineando il senso di responsabilità mostrato dagli  imprenditori, a partire da coloro che avevano già dichiarato l’adesione all’iniziativa, che alla fine li ha fatti desistere da mettere in atto una protesta che, giusta e condivisa nel merito, attraverso una modalità non corretta non consentiva altro che mettere in atto il rispetto della legalità, con tutte conseguenze del caso.

Per questo non si può tacere sull’inadeguatezza dei sostegni al mondo economico che può portare onesti e bravi imprenditori a mettere in atto azioni di disobbedienza ai limiti (e oltre) della legalità. E questo consegna oneri ulteriori al governo che, dalla ripresa estiva, pare non essere più in grado di mantenere una rotta ferma sulla gestione dell’emergenza. Se chiusure sono necessarie si chiuda, ma lo si faccia sul serio e non con deroghe che servono solo a creare confusione tra i cittadini, difficoltà a chi deve controllare e disparità tra imprese. Per questo, è necessario mettere mano a sostegni adeguati e non a semplici ristori che spesso non rappresentano nemmeno un pannicello tiepido per coprirsi in una giornata di rigido inverno.

Intanto c’è l’obbligo di sostenere le imprese in questo momento di difficoltà ma, al contempo, c’è la l’assoluta necessità di mettere in campo un piano reale di ripresa. E se la spesa va dilatata per sostenere l’emergenza, mai come ora il debito va aumentato per rilanciare gli investimenti pubblici che, keynesianmente, rappresentano il volano per la ripresa dell’economia soprattutto nei momeneti di crisi. In questo senso abbiamo assistito in settimana a due autorevoli interventi: prima del presidente ABI, Antonio Patuelli e, pochi giorni dopo, dell’ex presidente della BCE Mario Draghi. Se il sistema bancario, come hanno indicato entrambi, deve passare dalle parole ai fatti nel sostegno a imprese e famiglie attraverso il credito, a maggior ragione deve essere il governo a farlo, mettendo in essere un rilancio dell’economia con opere pubbliche strategiche per lo sviluppo e non con interventini a pioggia che aiuterebbero poco e pochi (spesso quelli sbagliati) e scontenterebbero molto e tanti (la spina dorsale del Paese).

E allora va bene riprendere il discorso delle infrastrutture, partire dall’asse sud/nord rappresentato dalla E-55 che è tornata al centro della programmazione, ma va in controtendenza l’affossare il settore Oil & Gas e quello della cantieristica offshore. Settori che, soprattutto per l’alta specializzazione delle aziende italiane, a partire da quelle del polo romagnolo, diviene il fattore chiave per lo sviluppo del Paese.

Dobbiamo garantire una transizione energetica che non può prescindere dal gas che si estrae in Adriatico. E le aziende del settore sono quelle che più di ogni altro possono garantire questa transizione, traghettando il Paese verso quella decabornizzazione che è inevitabile ma imprescindibile dal know how che loro possono vantare e garantire. In questo senso vanno i progetti di Eni e Saipem per l’alto Adriatico che il PRI ha sottolineato con una lettera aperta agli imprenditori del settore. Un settore che trova in Romagna la sua leva e a Ravenna il suo fulcro.

Anche per questo le prossime elezioni amministrative di Ravenna non sono elezioni di una pur importante realtà capoluogo di provincia ma riguardano l’intero PRI, poiché solo presenza di Repubblicani nelle istituzioni può tutelare e garantire politiche di sviluppo scevre da impostazioni demagogiche o ideologiche, salvaguardando al contempo impresa, occupazione e ambiente. Da repubblicani, come negli anni ’50 eravamo con Mattei nella sfida per l’energia, oggi lo siamo a fianco di Eni e a quanti si battono perché l’Italia sia leader europeo del settore energia, facendo del polo romagnolo il vero hub energetico del Pase e di Ravenna la capitale nazionale dell’energia.

Questa è la strada da seguire, altro che Patuanelli.

Eugenio Fusignani
(Responsabile nazionale enti locali PRI)