La statura politica del presidente del consiglio si è vista tutta nel suo intervento di ieri in Aula. Ad una Camera trattata come un’intendenza, Conte prima ha ricordato che con il voto sarebbe stata epurata e poi ha piagnucolato di aiutarlo per ritardare tale scenario. Considerato che in parlamento c’è chi lo vorrebbe sostituire con una piattaforma digitale, quasi ci siamo.
Il consenso ottenuto è stato talmente misero che volendo perseguire sulla via dell’emergenza, fossimo nei panni del presidente del consiglio, ci penseremmo almeno tre volte. Bisognerebbe essere un Churchill per guidare la nazione con numeri tanto esigui e lui certo non lo è.
L’unica nota confortante è che fra i possibili sostenitori guadagnati alla maggioranza non si sa come, spicca la posizione cristallina del professor Monti. Monti ha detto, egli è al Senato dove il presidente del consiglio si recherà oggi, che lo sosterrà volentieri a condizione che il governo imponga una patrimoniale. Tale argomento è davvero formidabile perché evidentemente Monti che capisce di economia meglio di tutto il governo messo insieme, si rende conto che le obiezioni di Renzi non sono prive di fondamento.
Il governo è lontanissimo dal ricevere i finanziamenti europei, se mai li riceverà, cosa di cui il professor Monti avrà ormai più che un dubbio, ed ha già sforato il bilancio, portando il debito, oltre a al virus, fuori controllo. In più, le politiche di lockdown hanno dissanguato le casse inutilmente per gli assistiti, che hanno ricevuto poco più che delle mance, ma in maniera dirimente per le finanze dello Stato. Ancor peggio è che questa politica di dissennata erosione delle risorse in presenza di contrazione del pil, a cui si aggiungono le spese per monopattini e monobanchi, mascherine e siringhe dai prezzi fuori mercato, sembra destinata a continuare, non certo ad arrestarsi. Per questo il professor Monti con una sana dose di realismo – è inutile discettare di tutto questo con un simile personale di governo – ha messo una condizione utile per il suo voto.
Egli è senatore a vita e quindi nessuno può condizionarlo o minacciarlo attraverso il rinnovo del mandato parlamentare. Considerata la tempra mostrata dal senatore,  se poi si decidesse direttamente di fare Monti presidente del consiglio, sarebbe già un bel passo avanti.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.