Dopo i due passaggi parlamentari e il voto di fiducia, Giuseppe Conte va avanti con la maggioranza relativa al Senato. 156 voti, tra i quali 3 senatori a vita e 2 transfughi da Forza Italia, permettono al PCM di sopravvivere grazie all’astensione del gruppo Italia Viva. La posizione del PCM si è fatta politicamente precaria, e la sua dubbia legittimità politica aggrava uno stato preesistente di stress alla legittimità costituzionale della sua azione di governo. La tutela della Costituzione repubblicana, sia nell’aspetto formale, sia nell’aspetto materiale, è da sempre centrale all’identità politica del PRI così come all’identità democratica del Paese. Il giudice costituzionale emerito ed accademico Sabino Cassese ne ha discusso in punta di diritto con La Voce Repubblicana.

Lei è stato, come il PRI, critico nei confronti del governo per come ha gestito l’emergenza, con Dpcm, anziché decreti, fatti di notte e in un certo qualmodo esautorando il Parlamento. Si può continuare ad aggirare la Costituzione Repubblicana?

La gestione dell’emergenza è stata in parte sbagliata, in parte svolta fuori del perimetro disegnato dalle norme. In primo luogo, si è ricorsi al codice della Protezione civile, mentre si trattava di profilassi sanitaria. In secondo luogo, si è fatto ricorso a una competenza concorrente, mentre si trattava di profilassi internazionale, di competenza esclusiva dello Stato. In terzo luogo, si è abusato dei DPCM, atti amministrativi, per dettare norme che riguardavano diritti e libertà dei cittadini. Infine, si è abusato dei decreti legge, per poi congiungerli nella conversione in legge, creando quelli che nella prassi sono stati oramai chiamati “decreti Minotauro”.

Altro problema è quello di come, decretando l’emergenza, si siano violate le necessarie misure di coinvolgimento delle opposizioni e del Parlamento. Con riunioni del consiglio dei ministri fatti di notte, con conferenze in diretta televisiva senza informare né il Parlamento né le organizzazioni sociali. La Repubblica intesa come un patto sociale con regole condivise non meriterebbe maggiore confronto fra tutti per deliberare l’interesse generale?

Anche nella gestione delle procedure vi è stato un misto di errori e di illegalità. Il Consiglio dei Ministri è diventato un organo di ratifica di decisioni prese dai capi delle delegazioni delle forze politiche al governo, insieme con il presidente del Consiglio dei Ministri. Il parlamento è stato trasformato in un organo di ratifica di secondo grado. Quando si doveva raggiungere un accordo in parlamento, che presentava difficoltà, si è abusato della tecnica spartitoria, che consiste nell’assicurare una “borsa” sia ai parlamentari di maggioranza che ai parlamentari di opposizione.

In questi giorni si parla di prolungare lo stato di emergenza fino al 31 luglio. Lei ritiene che sia normale o costituzionalmente corretto decretare uno stato di emergenza così lungo in un sistema democratico?

In base al codice della Protezione civile l’emergenza può avere un limite massimo di un anno, rinnovabile per un altro anno. Ma -come ho detto- l’emergenza prevista dalla normativa sulla protezione civile è diversa dall’emergenza prodotta dalla pandemia. Inoltre, come può chiamarsi emergenza una situazione che era prevedibile ed era stata prevista? 

In questo anno in cui ci sono state parecchie divergenze fra stato e regioni non ritiene che sia stato sbagliato il modo con cui il governo ha affrontato il problema? L’art. 117 della costituzione parla di competenze dello stato nella profilassi delle pandemie, perché il governo nell’unico campo in cui sembra chiara la competenza ha coinvolto le Regioni che dovrebbero essere esecutori e non legislatori? Lei che ne pensa?

Come ho detto, la profilassi internazionale spetta, per la Costituzione, allo Stato in via esclusiva. Il governo a preso un’altra strada, quella della legislazione concorrente. Presa questa strada, avrebbe potuto lavorare in collaborazione con le regioni e, principalmente determinare i principi fondamentali dell’azione regionale, come prevede l’articolo 117 della Costituzione. Non l’ha fatto. È stato negligente.

Il PRI ritiene che la responsabilità di scegliere la progettualità del next generation UE deve essere della politica che si confronta in Parlamento e con le organizzazioni sociali. Utilizzando gli strumenti della programmazione e anche competenze tecniche se necessarie per la gestione e la rendicontazione per stati di avanzamento dei lavori. Lei pensa che un agenzia esterna sia attendibile più di un governo o del Parlamento?

Il progetto originario del governo, che doveva essere un articolo-emendamento della legge di bilancio, prevedeva una grande impalcatura esterna allo Stato, con 300-poi ridotti a 80-esperti. Questa impalcatura doveva poi servirsi all’occorrenza dello Stato come mero attuatore. Il disegno era sbagliato per due motivi. Primo: avrebbe richiesto molto tempo per essere messo in opera. Secondo: non utilizzava le forze interne, ridotte ma esistenti, proprie dello Stato. Ora non sappiamo quale sarà lo strumento di “governance” del piano di ripresa e di resilienza.

Dopo le dimissioni dei ministri di Italia Viva, il PCM ha convocato un CDM e deliberato come se si fosse semplicemente liberato di una zavorra, in questo sono ravvisabili dubbi di incostituzionalità?

Bisogna distinguere il profilo più strettamente giuridico da quello sostanziale. Dal punto di vista giuridico, esistono precedenti di governi che hanno continuato la loro vita, pur cambiando composizione del collegio e maggioranza parlamentare. Dal punto di vista sostanziale, abbiamo assistito alla terza reincarnazione di un presidente il consiglio “bon à tout  fair”.