Elon Musk ha recentemente dichiarato: “Voglio morire su Marte, dopo essere andato sulla Luna”. L’eccentrico genio sudafricano è diventato recentemente l’uomo più ricco del mondo (oltre $188 miliardi di patrimonio) grazie all’affermazione di Tesla, società leader nei veicoli elettrici e hi-tech, che nel 2020 ha visto il suo valore moltiplicarsi per otto e giungere alla strabiliante capitalizzazione di 800 miliardi dollari (più della somma di tutti i principali marchi delle quattro ruote mondiali!). Ma nMusk vuole la Luna…e Marte. Non nuovo a sfide oltre il consentito, egli sta infatti portando avanti da tempo una strategia spaziale. Nel 2020, attraverso la partnership con la NASA, la sua SpaceX è stata la prima società privata al mondo a portare degli astronauti nello Spazio. E si propone di riportare l’essere umano sulla Luna, da dove è assente dal lontano 1972, con l’obbiettivo di restarci abitando fantascientifiche basi lunari. E’ il programma Artemis, dal nome della dea della caccia e della luna nuova, gemella di Apollo che ha dato vita alle storiche missioni americane sulla Luna. L’obbiettivo temporale indicato dalla presidenza Trump è il 2024, ritenuto però improbabile da un recente audit della NASA, sia in termini di tempistiche, che per il nodo finanziamenti. Ma i target sono ancora più ambiziosi e si indirizzano verso il pianeta rosso, lontano circa 50 milioni di chilometri dalla Terra. Qui le avventure spaziali, almeno per il momento, sono circoscritte a livello di singoli Paesi, tra i quali la competizione è evidente. L’anno in corso sarà cruciale: nella prima decade di febbraio dovrebbe entrare nell’orbita di Marte, Hope, la sonda degli Emirati Arabi Uniti (EAU); essa precederà di qualche giorno l’arrivo di Perseverance, della NASA che (sempre secondo i piani) sbarcherà nel Jezero crater, effettuando ricerche su forme di vita. Il nuovo sofisticato robot americano cercherà infatti tracce fossilizzate di microorganismi in un luogo di confluenza di antichi fiumi che sfociavano in un lago, ritenuto dagli scienziati ideale per le ardue scoperte. Infine, ad aprile, è previsto l’arrivo di Tianwen-1, la sonda cinese che dovrebbe far scendere un rover nella Utopia Planitia, facendo entrare Pechino a pieno titolo nell’orizzonte marziano. Dato che le nazioni sono alle prese con Covid-19, una delle più ardue sfide della storia terrestre, c’è da domandarsi il motivo di tale interesse spaziale, condito dalla necessità di investimenti miliardari. La risposta è semplice: nello Spazio si gioca la vera partita per il controllo della Terra, quindi è qui che si trasferiscono i conflitti geopolitici terrestri. Spazio. Già, ma quale? L’interesse maggiore è concentrato sui primi 1500 chilometri dal suolo terrestre, dove orbita più del 90% dei satelliti in funzione, e dove la Terra ha espanso la sua zona di influenza. I player in campo sono cresciuti in modo esponenziale nell’ultimo lustro: 84 Paesi, grandi e piccoli, ricchi e poveri, hanno lanciato satelliti, ma l’accesso allo Spazio è sempre più dei privati, in quanto le rilevazioni dei satelliti sono fondamentali per la vita sulla Terra, portando quindi con loro del business: comunicazioni, sorveglianza e sicurezza, agricoltura, assicurazioni e difesa militare sono sole le applicazioni più rilevanti dell’occupazione spaziale. SpaceX lancia 60 satelliti alla volta e vuole arrivare a 15.000, tanto che nel giro di due, tre anni al massimo, in assenza di “regole spaziali” l’esplosione del traffico farà salire vertiginosamente il rischio di incidenti. L’economia dello Spazio è fatta di tecnologia, elettronica di nuovi materiali, robotica che hanno consentito l’abbattimento dei costi per le spedizioni spaziali. Si tratta di un’industria globale dei satelliti per un valore annuo di circa 366 miliardi dollari: un fatturato, tutto terrestre, composto da infrastrutture, servizi satellitari, produzione, industria di lancio e industria non legata direttamente ai satelliti di cui l’Italia fa parte a pieno titolo. Si tratta di uno dei pochi Paesi al mondo, infatti che detiene l’intero ciclo della filiera: dalla progettazione al lancio; alla costruzione e gestione di satelliti fino alla cruciale fase di ricezione ed analisi dei dati. Il teleporto Fucino Space Center è il più grande al mondo per usi civili. La punta di diamante industriale è rappresentata da Leonardo e Thales Alenia Space. Per la raccolta e la rielaborazione dei dati vi è E-geos, società all’80% di Telespazio e al 20% dell’Agenzia spaziale italiana, che offre servizi di geo informazione cruciali quali, ad esempio, un sistema che elabora dati dallo Spazio per capire se e come procede la ripresa economica e sociale post lockdown. Una leva che, se ben utilizzata, rappresenta un’opportunità per il rilancio europeo post pandemico. La pensa in questo modo Thierry Breton, Commissario Europeo all’industria che lo scorso luglio ha affermato: “L’UE è la seconda potenza spaziale al mondo, prima della Cina, dell’India e della Russia. La nostra leadership mondiale ci garantisce autonomia, proprio mentre lo spazio sarà chiamato ad avere un ruolo importante nella politica industriale europea, sia nel Green deal che nella rivoluzione digitale”. La strategia europea punta in tre direzioni: il perfezionamento del sistema di geolocalizzazione Galileo, già più preciso dell’americano GPS; la salvaguardia della filiera Copernicus, programma di osservazione della Terra essenziale per preservare la sovranità territoriale europea e, ad ultimo, la realizzazione del sogno di diventare, come Europa, la torre di controllo dello Spazio. Il business non manca, ed è molto terrestre: ogni euro investito nello Spazio, secondo Breton, genera sette euro di ritorno economico. La battaglia tra i grandi Paesi è però geopolitica, e lo scontro Cina-USA è destinato a proseguire fuori dalla Terra. Pechino ha recentemente finanziato e lanciato ETRSS-1, un medio satellite etiopico che sorveglierà l’agricoltura del Paese africano. Sempre la Cina ha spedito recentemente una missione sulla Luna, Chang’e 5, per ricercare acqua e per riportare materiale minerario sul suolo cinese: preludio allo sfruttamento delle risorse lunari. Gli USA di Trump non stavano a guardare, avendo istituto nel 2019 la United State Space Force, una nuova forza armata responsabile di tutte le operazioni spaziali e nel cyberspazio. Ora la palla passa alla nuova amministrazione Biden, che dovrà delineare la sua strategia spaziale. Nel frattempo, largo ai privati che hanno ben capito che fuori dalla Terra c’è un business spaziale davvero promettente e soprattutto totalmente deregolamentato, dove vige la legge del “chi primo arriva meglio alloggia”. Avrà forse ancora una volta ragione Musk, nella sua volontà di realizzare il sogno di Werner von Braun, padre dell’astronautica occidentale, che nel 1948 avanzò l’idea di costruire una stazione lunare e da lì partire per Marte. Il fondatore di Tesla, dotato anche di humor, in merito al suo trapasso ha precisato: “Intendo morire su Marte, sì, ma senza schiantarmi sul suo suolo!”.