In soli due anni, l’avvocato Conte ha visto fallire due suoi governi. Nel primo, egli era il mediatore fra due populismi. Uno voleva ricacciare in mare l’immigrato, l’altro era no vax, no tav, no euro, e assicurava l’abolizione della povertà per decreto. Nel secondo, l’avvocato del popolo è diventato l’avvocato dell’europeismo contro il sovranismo di cui era stato alleato fino al luglio scorso.

Questa formidabile metamorfosi è stata possibile sostanzialmente perché, salvi qualche collega universitario ed i suoi docenti, Conte nessuno sapeva chi fosse, fino a quando non divenne presidente del Consiglio. Il tratto garbato e le maniere composte lo hanno aiutato rispetto ad un Di Battista o un Di Maio che solidarizzavano con i gilet gialli che incendiavano Parigi. Poi è accaduto che, ciononostante, il senatore Renzi, da principale promotore del secondo governo dell’avvocato, quando cioè ancora Zingaretti concordava con Salvini sull’esigenza di andare a votare, ha deciso di abbandonarlo.

Ancora nel suo discorso al Senato, l’avvocato Conte ha detto che la decisione di Renzi  di ritirare i ministri è stata incomprensibile. In verità, il dissidio con Renzi è iniziato l’ottobre scorso quando i suoi ministri hanno posto un problema di costituzionalità sul dpcm del governo. Si voleva inviare la polizia a controllare gli appartamenti dei cittadini. Fu il capo dello Stato ad aver sostenuto le ragioni dei ministri renziani. Da quel momento, lo strappo si è andato allargando, divenendo insanabile quando è stato presentata, magari un po’ in ritardo, la bozza del piano pandemico del governo. Vi si leggeva che, quando mancano le risorse era etico scegliere chi salvare e chi no. Considerati gli sprechi del governo in fatto di risorse, visto che non c’è nessuna sicurezza che entrino i promessi fondi europei nelle casse dello Stato, il ministro Bellanova si sarebbe dimesso comunque, indipendentemente da cosa avesse deciso Renzi.

Sarebbe bene che tutte le forze democratiche, popolari e liberali valutassero a fondo i sentimenti del ministro Bellanova, perché Renzi è sempre molto difficile da valutare, ma il ministro è cristallino. A fronte della seconda maggioranza andata in fumo, non avendo un piano di riserva, l’avvocato Conte avrebbe potuto rassegnare le dimissioni e vedere se da incaricato a formare un nuovo governo, il terzo, si potesse ricucire lo strappo. Il credo dell’avvocato Conte è stato quello  per il quale si governa meglio senza chi pone difficoltà al suo mandato. La tesi di un sovrano assoluto che fa il paio con la convocazione degli Stati generali. Per cui senza Renzi ed il suo gruppo Conte governerà molto meglio.

L’avvocato Conte è l’unico presidente del Consiglio della storia a non ritenere doveroso allargare la maggioranza, non solo in caso di emergenza, Dio ce ne scampi, ma anche quando palesemente non ha  voti sufficienti alle Camere per andare avanti. Il povero Andreotti quando il Pri lo mollò nel 1990, si inventò qualunque cosa per recuperarne la fiducia e pure non ne aveva bisogno parlamentarmente, tanto da doversi rassegnare alla rottura a malincuore.

Conte, che ha bisogno del supporto dei senatori a vita novantenni per pareggiare la somma di astenuti e contrari, è parso sollevato di essersi liberato di Italia viva. Lo spettacolo offerto in questi due giorni è stato pari, se non peggio, di quello della ricerca dei responsabili offerto dal governo Berlusconi. Allora il Movimento cinque stelle poteva gridare “voltagabbana”, oggi sussurra “costruttori”. Purtroppo non c’è davvero niente da poter costruire.  Ce ne accorgeremo a breve, quando vedremo che dopo essere caduti così in basso si sarà necessariamente obbligati a dover ricominciare daccapo.