Nell’attuale contingenza politica, un momento molto delicato per la storia della Repubblica posta di fronte ad una minaccia mai prima affrontata e che pone una seria ipoteca sullo sviluppo economico ed un grave pericolo per l’equilibrio sociale, troviamo ogni giorno, nello stesso dibattito politico, conferma dell’importanza di una profonda riforma del sistema Giustizia.

Durante la discussione in Camera dei Deputati in ordine alla mozione di fiducia al Governo Conte, seduta seguita nelle reti televisive ed in streaming da milioni di italiani, il Segretario nazionale di Fratelli d’Italia, partito dell’opposizione di destra, ha attaccato il Governo per la gestione della pandemia lanciando un’accusa pesante di corruzione sugli acquisti collegati alla emergenza pandemica, cesellando il proprio intervento con la frase “ se fosse stato al Governo la destra si sarebbero mossi anche i caschi blu dell’ONU”.

Dai banchi della Camera risa, fischi ed applausi. Una frase poco felice ma non sta qui la questione. E’ evidente il malcelato riferimento alla supposta parzialità politica nell’amministrazione della Giustizia, ad una Magistratura indicata come di parte, un’accusa che lanciata dagli scranni del Parlamento come nulla fosse, senza pesarne l’estrema gravità, costituisce fatto di per sé inaccettabile ma che ormai sembra quasi non essere nemmeno colto dai più o piuttosto, fatto ancor più grave, ritenuto fatto ordinario.

Invero, in un paese normale ciò non potrebbe accadere, perché un rappresentante di un partito di opposizione che getta il sospetto sulla mancanza di terzietà dell’Amministrazione della Giustizia mina nel fondamento più sacro il contratto sociale e le basi stesse delle regole democratiche, ponendovi sopra una ipoteca di credibilità che pesa e distrugge la stessa immagine democratica della Repubblica. Orbene, tali fatti in realtà sono molto frequenti da almeno vent’anni e la responsabilità di questo imbarbarimento della vita democratica deve essere posto a carico anche di quella parte della magistratura che si è organizzata a corporazione con correnti politiche.

Non si tratta quindi di porre solo la questione di personaggi politici, spesso di dubbia preparazione, che in modo goffo e irresponsabile usano la Giustizia come argomento di prova di una presunta discriminazione politica nelle inchieste, ma anche di un sistema che offre il destro a tale speculazione, che va eliminata, quale argomento di battaglia politica, dalla vita politica repubblicana. Ciò può avvenire solo attraverso il pieno compimento di quei principi che la Costituzione intende ricomprendere sotto il concetto di autonomia della Magistratura e nonché attraverso l’attuazione di una compiuta riforma della Giustizia.

Questa riforma già impellente lo è ancor più oggi, quando la Repubblica affronta una congiuntura storica ricca di nebbie sul futuro economico e di interrogativi sulla tenuta dell’ordine sociale. Una Repubblica forte deve avere una Giustizia al di sopra di ogni sospetto di parzialità e deve sottrarre ogni argomento di tal fatta alla dialettica politica che può e deve essere accesa, ma mai mettere in discussione i fondamenti di una democrazia compiuta e imparziale rispetto alle idee politiche e la loro espressione. Nelle prossime settimane questo sarà il tema di questa rubrica, ovvero quali le riforme migliorative già in campo e quali degne di questo nome.