Guido Camera e Franco De Angelis intervengono nel dibattito sulle prossime elezioni comunali di Milano, nelle quali il sindaco Giuseppe Sala cerca una poco entusiasmante rielezione a Palazzo Marino. L’intervento di Guido e Franco rispecchia la discussione in corso nella sezione PRI Milano – Carlo Cattaneo, che chiede una prospettiva elettorale liberale e democratica in alternativa ad un’amministrazione pesantemente condizionata dalla componente di sinistra e caratterizzatasi per una politica illiberale di tasse e divieti.

Si avvicinano le elezioni amministrative a Milano e, a nostro giudizio, si parla troppo poco dei problemi della città. Il sindaco Sala, infatti, sta impostando la sua campagna elettorale su temi politici di carattere generale, cercando di sfruttare a suo favore la contrapposizione populismo/bipolarismo che scalda la “pancia” della gente ma che risolve poco i problemi pratici, soprattutto in una grande città metropolitana come Milano, dove convivono realtà tra loro diverse e numerose cittadine con decine di migliaia di abitanti. Non crediamo che sia questo il campo sul quale ci si debba misurare: quello che ci aspettiamo, da chi ambisce a governare Milano, è la proposta di un’idea della Milano che verrà che si ponga in una logica liberale e mitteleuropea che non può essere quella della città daziaria amministrata dal Sindaco Sala nella consiliatura uscente, in cui – tra le tante cose – è manifesto il disinteresse per le realtà territoriali della grande area metropolitana milanese. Le scelte che la giunta Sala ha preso in questi anni non ci hanno quasi mai trovato d’accordo. In materia di accoglienza, sicurezza, problema delle periferie, ruolo del centro storico, mobilità, scuola, cultura: la sua idea di Milano non rispecchia proprio la nostra. La sua campagna elettorale è iniziata ancora peggio: basta pensare all’assoluta inconciliabilità con i valori liberali del divieto di fumo all’aperto voluto da Sala: è l’ennesimo sintomo della cultura del divieto e della demonizzazione del diverso che permea la sinistra italiana dal dopoguerra, la cui eredità Sala si candida a raccogliere anche in prospettiva nazionale. 

Noi vogliamo una Milano liberale e pragmatica, che sia il motore di una grande area metropolitana europea che sappia valorizzare in modo omogeneo tutto il suo ampio territorio: il sindaco Sala, che è anche il sindaco della città metropolitana, durante il suo mandato non ha fatto nulla in questa direzione. Dunque, il nostro auspicio è che il centrodestra possa proporre agli elettori una squadra forte ed esperta, che possa contrastare con successo il sindaco uscente proponendo una visione ben chiara – e diversa dalla sua – di città. La leadership, in questo contesto, assume un ruolo fondamentale e deve avere una chiara identità politica.

E qui sta il punto: a Milano c’è lo spazio per una proposta politica che valorizzi la sua storica anima liberale. Si potrebbe dire che Milano merita il titolo di capitale del liberalismo italiano: posta al centro di un crocevia fondamentale per lo scambio di merci e di idee, la nostra città ha scoperto in fretta la sua vocazione. Ha imparato a rafforzare la propria identità, a dotarsi per quanto possibile di strumenti d’autogoverno efficaci e perseguire un modello di sviluppo che non dipendesse esclusivamente dallo Stato. La sussidiarietà è un concetto molto antico a Milano: non crediamo di peccare di campanilismo se diciamo che la Big Society di cui parlò David Cameron nel suo celebre discorso di Liverpool è nata proprio a Milano.  

Chi vorremmo, allora, come candidato del centrodestra?

Beh, per rispondere bisogna avere chiara una cosa: fare il sindaco di Milano è una delle sfide più ardue che la politica possa offrire. Prima di tutto perché nella nostra città convivono realtà – sociali, culturali e urbane – molto eterogenee, ognuna delle quali con problemi che devono poter essere messi sullo stesso piano, in termini di tempo e importanza, con capacità di ascolto ma senza fatua condiscendenza. Ma per fare ciò, il sindaco deve essere prima di tutto un perfetto conoscitore di ogni parte del territorio cittadino e di chi lo rappresenta. Un patrimonio informativo che si forma in anni di militanza politica “a tu per tu” con cittadini, amministratori locali, esponenti del mondo economico, etc. che difficilmente può essere surrogato dai dossier da campagna elettoraleLa capacità di gestione dell’apparato politico e amministrativo del Comune è poi un’altra componente essenziale del successo di un sindaco: ciò significa avere esperienza in ordine al funzionamento del Consiglio comunale, dei 9 Municipi e degli altri organismi politici e istituzionali cittadinima anche delle società partecipate, dei numerosi uffici amministrativi e di chi ne fa parte, dei rappresentanti delle imprese, delle professioni e di ogni categoria di lavoratori, la maggior parte delle quali oggi ha i nervi più scoperti che mai per la recessione economica. E’ chiaro che, in un panorama del genere, avere già avuto un’esperienza quale pubblico amministratore – soprattutto se a Milano – non è solo un valore aggiunto: è forse un presupposto indefettibile.

E qui si pone il problema del “civismo”, come surrogato della sfiducia verso la politica: noi non crediamo che sia la ricetta.

Qualcuno potrebbe obiettarci: ma allora voi non avete fiducia nel ruolo che può avere la società civile per il progresso e l’amministrazione della cosa pubblica? La risposta è semplice: niente affatto. Noi crediamo che chi non ha mai fatto politica, ma ha passione civica, sia una risorsa: questo non vuole però dire che gli possa essere attribuito – di colpo – un ruolo salvifico, e quasi catartico, rispetto al presunto “male” rappresentato dalla classe politica. “Scendere in campo”, vuole dire infatti “fare politica”: come tutte le cose, anche la persona più intelligente e capace ha bisogno di un po’ di tempo per capire come funzionano le regole del nuovo gioco a cui decide di partecipare. Altrimenti, anche le idee più belle e nobili rischiano di non riuscire a tradursi in azioni politiche e amministrative concrete.

Ecco perché, tornando alla nostra domanda iniziale, ci piacerebbe che il candidato sindaco del centrodestra fosse una personalità che abbia una salda esperienza politica e amministrativa, e soprattutto un profondo conoscitore di Milano e dei problemi dei milanesi. E’ chiaro che mettersi in gioco contro il sindaco uscente può rivelarsi una sfida dura, e soprattutto chi fa politica sa quanto sia rischioso mettersi in gioco misurandosi con gli elettori. Il pericolo della sconfitta è infatti la scomparsa dal palcoscenico. Mai come ora, però, l’amore per Milano – e la volontà di cambiarla rispetto a come è stata gestita dall’amministrazione uscente – devono essere messi con coraggidavanti a tutto. 

Guido Camera & Franco De Angelis