Sommare alla crisi sanitaria, alla crisi economica, e alla crisi sociale anche una crisi politica potrebbe mettere a rischio la tenuta delle stesse istituzioni democratiche e repubblicane.

Questo è un problema che deve coinvolgere tutte le forze democratiche che si riconoscono nella Repubblica, intesa come patto sociale con regole condivise. Per farlo, occorre rilanciare le nostre origini repubblicane uscite dalla Costituente e dal referendum istituzionale che scelsero un ordinamento parlamentare, pluralista nelle culture politiche, ma capace di unirsi attorno all’interesse generale del paese nei momenti di emergenza.

Già in passato questo è avvenuto, per periodi di tempo brevi o medi, per affrontare l’emergenza terrorismo e la crisi delle finanze pubbliche. Questa è la risorsa ultima che un paese unito attorno a valori comuni deve poter utilizzare in momenti straordinari. Pertanto sarebbe opportuno approntare una legge elettorale proporzionale per recuperare la funzione politica di mediazione per l’interesse generale che la contrapposizione bipolare non è riuscita a produrre. Lo schema maggioritario non può reggere questa fase storica in cui c’è bisogno di uno sforzo unitario.

Bisogna stipulare un patto di legittimazione reciproca tra le forze politiche che consenta a chi ottiene il mandato dalla sovranità popolare di maggioranza delegata al parlamento di governare, e dall’altro alla sovranità popolare di minoranza di controllare ed arricchire la funzione di governo, così come prevede la nostra Costituzione.

In questa fase, il PRI, l’unico partito che è rimasto col suo nome e che rivendica il suo ruolo di servizio democratico e di custode dei valori repubblicani, ritiene che la priorità da scongiurare sia quella che la conflittualità fra le forze politiche e la logica di schieramento porti alle elezioni anticipate in un clima di scontro e non di dialettica costruttiva. Serve dunque costruire un’alleanza politica straordinaria, limitata nel tempo, che costruisca un’area repubblicana di governo, in cui possono riconoscersi tutti coloro che  vogliono governare pandemia e crisi economica; sappiano utilizzare con spesa ed investimenti “buoni” i fondi europei NGUE; e vogliono, di fronte alle scadenze internazionali che vedono l’Italia impegnata nella presidenza del G20, ribadire un’idea solidale dell’Europa e dei valori occidentali nello scacchiere mondiale.

A quest’area che si riconosce nella Repubblica, devono partecipare tutte le forze che si sentono di impegnarsi in uno sforzo comune di proposta e di progetto, lasciando decantare la conflittualità, preparando una legge elettorale proporzionale che dia rappresentanza alle culture politiche presenti nella storia del paese e che, abbandonate le dispute ideologiche, trovi forme di aggregazione programmatiche ed amministrative unitarie.

Il PRI ha conservato la sua originalità ed autonomia presentandosi alle ultime elezioni fuori dalle alleanze di destra o di sinistra che si formarono allora. Non ha eletto parlamentari perché la legge elettorale mista non lo ha consentito, ma conserva quel ruolo di terzietà che può aggregare le anime laiche, azioniste, liberaldemocratiche, riformiste, radicali ed essere il garante nel fronte repubblicano di questa fase di patriottismo costituzionale e di solidarietà.

Occorre la collegialità sulle riforme necessarie, sulla gestione di pochi progetti qualificati, e la capacità di coinvolgere le parti sociali ed imprenditoriali per dare attuazione ad una programmazione dell’interesse generale. A complemento, è auspicabile una guida credibile, una personalità con credito e prestigio internazionale che ottenga fiducia sul fatto che lo sforzo è unitario.

Se l’egoismo, come prevedo, dovesse di fatto impedire una politica di solidarietà, almeno prevalga l’intelligenza e la volontà dei singoli “repubblicani”  liberaldemocratici ed europeisti di unirsi per allargare su questi punti lo sforzo di dare uno sbocco politico alla crisi senza dover passare per elezioni frettolose.