Il governo Conte II era caduto la settimana scorsa in aula perché, privo della maggioranza assoluta, otteneva una maggioranza relativa con la miseria delle astensioni e sommando i voti di tre senatori a vita. I senatori a vita sono liberi di sostenere qualunque governo, ci mancherebbe. Ma è il governo che non può pensare di sostenersi grazie al voto dei senatori a vita.
Il presidente Conte, avesse avuto la sufficiente dignità politica, se non la sensibilità democratica, si sarebbe dovuto dimettere in quel momento. E’ rimasto invece un’altra settimana a Palazzo Chigi intento a traccheggiare per guadagnarsi dei voti di singoli parlamentari. Lo stesso avvenne con il governo Berlusconi al tempo della sua decadenza.
L’opinione pubblica ha osservato questo ripetersi della storia con una diversa benevolenza, “è la soluzione meno schifosa”, ha detto un’opinionista di grido, ogni santo giorno in televisione. Verrebbe da dire che la Repubblica cerca soluzioni lecite, non più o meno “schifose”. La ricerca di parlamentari per sostenere un esecutivo è perfettamente lecita, non fosse che andava fatta prima del voto dell’aula del Senato. Poiché questi parlamentari non sono stati trovati e non si troverebbero, mentre il prossimo voto dell’aula di Palazzo Madama confermerebbe che il governo non esiste più, il Presidente del Consiglio si è finalmente rassegnato alle dimissioni.
Una fase drammatica della vita del Paese come questa presupporrebbe, a parte decisioni più tempestive, uno sforzo comune da parte di tutte le forze politiche per realizzare un governo forte impegnato su due punti specifici, quali l’emergenza sanitaria e la realizzazione dei piani per i finanziamenti europei. Il governo Conte ancora non si è accorto che i suoi dpcm non hanno fermato la pandemia, quando hanno invece affossato l’economia.
I principali partiti di opposizione che vogliono sfruttare questo fallimento, abbarbicandosi nella richiesta di elezioni, danno l’esatta misura del loro senso di responsabilità nazionale. Il voto è perfettamente legittimo e democratico, può darsi che ci si arrivi, ma è inadatto alla situazione che viviamo. Resta un margine strettissimo perché l’attuale maggioranza si allarghi significativamente alle forze liberali presenti in parlamento, recuperando ovviamente Italia Viva che ha posto delle questioni serissime. Servono personalità di competenze superiori e  di maggior sensibilità istituzionale di quelle viste nel precedente esecutivo e che pure esistono in Italia, indipendentemente dal professor Conte.
Serve un altro passo e una diversa visione dei problemi. A quel punto si potrebbe anche evitare la deriva imboccata da questo governo di consegnare il paese alla destra. Grazie a Conte la destra  ha moltiplicato i suoi voti, come nemmeno Gesù riusciva a moltiplicare i pani ed i pesci.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.