Il mio nome è Alberto.

Porto con onore, riconoscenza e rispetto il nome di mio nonno trucidato e bruciato ad Auschwitz per la sola colpa di essere nato ebreo.

Alberto era un uomo perbene, un lavoratore apprezzato dai suoi collaboratori; laureato in Economia, si dedicava all’azienda tessile di famiglia insieme al fratello e al padre Giuseppe Segre, fondatore e Vice Presidente della Croce Verde.

Un pericoloso nemico quindi per l’Italia fascista fiancheggiatrice e alleata del Reich tedesco, tanto da meritare di essere incarcerato a San Vittore e percosso, deportato in vagone bestiame in Polonia, lì ridotto ad un numero, senza diritti, senza nome, senza tomba, da chi ne aveva pianificato razionalmente l’annientamento sistematico in modo umiliante e feroce.

La Shoah non è un evento storico da interpretare, ma un dato di fatto inoppugnabile nella sua unicità !

La Germania che aveva co-scatenato e perso la Prima Guerra mondiale era ridotta in ginocchio dalle sanzioni dei vincitori di quella stessa guerra, quindi Hitler creò a tavolino un nemico del popolo da sterminare, incolpando la minoranza ebraica, identificata come il perfetto prototipo di quel nemico. Indipendentemente che si trattasse di gente comune, bambini, neonati, donne incinte, vecchi, malati, furono depredati e spogliati della loro dignità e di ogni avere, furono uccisi soffocati nelle camere a gas all’arrivo dei trasporti nei campi di sterminio, mentre i pochi che passavano la selezione, furono obbligati a lavorare come manodopera schiava, nelle fabbriche tedesche di armamenti adiacenti ai lager, fino a morire di fame e di botte.

La Storia non si inganna, la Storia è quanto risulta nei documenti, nelle fotografie e nelle annotazioni dei gerarchi tedeschi che pianificarono la soluzione finale, e dello stesso Comandante del campo di Auschwitz, Rudolf Hoss, il quale annotò fedelmente nel suo libro giornale (Comandante ad Auschwitz) tutto il percorso operativo dalla costruzione del lager (magazzino in lingua tedesca) fino ai test sui più efficienti tipi di combustibile usato per i forni crematori, ed alla capienza delle camere a gas dopo avere sperimentato diversi prodotti come lo Zyclon B, e calcolando i tempi necessari per condurre alla morte gli stucke (i pezzi) all’interno.

Questa è la Storia.

Questa è la Memoria di quella tragedia immane.

Il mio compito, come figlio di sopravvissuta e nipote di deportati sterminati per la sola colpa di essere nati, è ricordare, tramandando la Memoria, e non permettere a nessuno di mistificare, negare, o mettere in discussione l’unicità della Shoah.

Questo farò fino a quando avrò vita.