E ora di chiudere la stagione del leaderismo senza statisti veri. Il Parlamento può riassumere il suo ruolo e i partiti tornare ad essere ciò che prevede la Costituzione, cioè organizzazioni di cittadini che concorrono al governo del paese. La Repubblica è prima di tutto un patto sociale e democratico con regole condivise e quindi tutti devono concorrere a realizzare il governo dell’interesse generale.

Per fare questo, occorrono forze politiche che dialogano e raggiungono accordi di governo per il bene comune come avviene in tutti i paesi di democrazia parlamentare. Tutti questi hanno un sistema elettorale proporzionale capace di coniugare identità politica e culturale, con la politica delle alleanze. Il maggioritario invece crea divisioni sociali, territoriali, corporativismi perché l’obiettivo è conquistare il potere e mantenerlo ancora a spese dell’interesse generale. Sarebbe sufficiente introdurre la sfiducia costruttiva e anche la stabilità verrebbe garantita. Ma ciò che più conta è che i cittadini giudicano la realizzazione del patto di governo e allo stesso tempo ciò che l’opposizione fa per l’interesse generale, non per la demagogia.

La Repubblica richiede attuazione dei suoi ideali e valori. Non politiche in contraddizione con essa. Senza partiti espressione di culture politiche che si confrontano per il bene del paese ma in mano ai demagoghi di turno, il paese non progredisce e rimane schiavo dei gruppi più forti che tutelano i loro interessi a discapito dei più deboli.

La Corte costituzionale a suo tempo, ha rimesso in mano alla politica e ai cittadini il proprio destino. Ai cittadini spetta il ruolo di scegliere se vogliono essere governati da venditori di fumo e di false promesse o attraverso partiti rifondati e democratici che concorrano al governo del paese. La vera rivoluzione repubblicana sarebbe questa.