Mentre si lavora a ricomporre una crisi di governo grottesca, comunque sia e da qualsiasi angolo visuale la si osservi, facciamo i conti con vecchi (non nuovi) problemi del nostro disastrato sistema economico.

L’errore interpretativo diffuso che si compie, infatti, in questo periodo storico, è quello di attribuire alla pandemia le influenze negative sul sistema Italia; essa ha, a mio avviso, unicamente esasperato i vuoti di sempre.

Mancano già da anni, lo si ricordi, investimenti strutturali e politiche di rilancio del made in Italy. Se si contano circa 7.000 cantieri aperti (o avviabili) per opere pubbliche, largo circa oltre 1 milione di posti di lavoro immediatamente attivabili, ci si deve porre il problema, in via primaria, circa le cause dell’inerzia della pubblica amministrazione. Facile dire – ma a quanto pare è voce nel deserto – che va riformata per intero la catena del valore della Pubblica Amministrazione, e non solo con la sbandierata (da ogni Governo succedutosi negli ultimi dieci anni) informatizzazione. Cosa vuoi velocizzare se hai una legge sugli appalti che mortifica ogni iniziativa imprenditoriale, mettendola sotto il peso insostenibile di certificazioni, gare defatiganti e dai tempi non certi, uffici assaliti da lungaggini e inefficienze diffuse, unitamente alla corruzione endemica che vi alberga?

Sia chiaro. Nella pubblica amministrazione, come nel privato, lavorano il 99 per cento di persone serie e volenterose. Le eccezioni sono evidentemente, e ontologicamente, in ogni dove.

Ma e’ altrettanto vero che abbiamo un sistema produttivo ingessato, con logiche di spesa pubblica improduttiva e, vieppiù, durante questo momento epidemico, di brevissimo respiro. Ben venga la cassa integrazione, senza abusarne. Ma l’abuso, invece, di sostegni assistenzialistici, come il reddito di cittadinanza, sono l’esempio di cosa non fare per produrre ignavia e accomodamento su posizioni inerziali di qualsiasi persona di buona volontà.

I bonus sono del pari inutili. Basti vedere il rapporto tra costi e benefici del cashback: misura scandalosamente a vantaggio dei ceti medi. Migliaia di provvidenze previste nell’ultima legge di bilancio, tra cui il “bonus rubinetti” che, parimenti a quello “monopattini” (per prenderne fior da fiore i più grotteschi ed emblematici) produrranno – non serve un genio – effetti zero sulla ripresa economica e l’occupazione.

Una ripresa che non può esserci non solo per il virus, ripeto. Ma perché le logiche di spesa, come tragicamente si intravedono anche per i fondi europei (se e quando arriveranno), non hanno visione.

Una misura che invece, a parità di cifre, porterebbe anche solo un posto di lavoro in più? Il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, incomprensibilmente non percorso soprattutto in quest’ultimo anno. Imprese che chiudono, già ante covid, perché i bilanci sono fatti di crediti immobilizzati, non perché non fatturino.

Se poi ci metti il ripetuto blocco dei pagamenti, con restrizioni creditizie e voracità fiscale, hai creato il covid20!!

L’Agenzia delle Entrate ha appena dichiarato che vi sono mille miliardi di crediti fiscali irrecuperabili: non vorrei parlarne. All’evidenza, un fallimento delle politiche fiscali, ovviamente arretrate, unito all’inefficienza della macchina statale. La rottamazione è un soluzione? Certo, è persino ovvio che di fronte a questo dato – pare costituito per lo più da debiti dei cittadini di poche migliaia di euro a posizione – devi fare continui atti di “pace fiscale”, senza preoccuparti di rincorrere chi dimentica lo scontrino del caffè! La lotta all’evasione fiscale inizia da qui, dal buongiorno: una macchina che si presenta con questo motore crea la fondata consapevolezza che si può superarla anche con una bicicletta, e i veri evasori – quelli che fanno oltre 100 miliardi annui di fatturato falso o non dichiarato – se la ridono. Voglio a tal proposito ricordare che, leggi e dottrina alla mano, l’evasione e l’elusione fiscale – sempre censurabili, si intende – si compiono per il 90 per cento con operazioni estere, grosse, imprenditoriali (non da pensionati), fatturate. Le frodi all’Iva e ai finanziamenti comunitari, nonché le costruzioni artificiali di contabilità e veicoli cartiere per detrarre costi inesistenti, si fanno per lo più senza contante, ma con bonifici che lascino l’apparenza integra e scevra da qualsivoglia contestazione.

Per fortuna la nostra Guardia di Finanza ha le capacità di scovare e accertare, ma i passi verso la riscossione – dati alla mano – si perdono nel bosco della sopra accennata burocrazia fiscale. A tale proposito, la tassazione per cassa, che parrebbe essere prevista (ma fondati sono i dubbi sulla sua concreta attuazione) secondo i dati delle Entrate, ma che dipende da decisioni di politica economica del Governo e del Parlamento, potrebbe essere una delle soluzioni. Le tasse le paghi sull’incassato, e quando incassi, non sul dichiarato (e qui il riferimento alle debitorie della P.A. verso le imprese farebbe capire anche ai più ignoranti in materia dove sta il danno!).

La pandemia purtroppo capitataci (ma anche al resto dell’Europa, più efficiente in questi meccanismi) non fa che rendere più insidioso il cammino verso auspicabili riforme. Con l’aggravante di non sfruttare le deroghe al debito pubblico (ormai ingestibile, ma senza che ci torniamo su) consentite e i fondi che comunque abbiamo a disposizione. Per questo servono una politica di senso nobile, e una classe dirigente – ad ogni livello – all’altezza. Forse c’è, ma i meccanismi per la sua elezione ed “elevazione”, sono ancora lontani, troppo, dal merito e dalla expertise che molti italiani, non dimentichiamolo, per fortuna possiedono.

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Dottore commercialista e Revisore dei conti, Avvocato in Roma. Docente di Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio nell’Università di Bologna (sede di Forlì). Docente titolare di Legislazione antiriciclaggio e antiterrorismo presso gli Istituti di Istruzione delle Forze dell’Ordine. È stato Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. Fondatore e Presidente dell’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (AIRA). Dirige il Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo (CRST) in Roma. Opinionista TgCom 24 e Rai su tematiche legate alla Sicurezza e alla Geopolitica. Membro del Consiglio scientifico di Fondazione Agromafie della Coldiretti. Collabora con Il Sole 24 Ore. Direttore della rivista Diritto penale della globalizzazione. Direttore della rivista Antiriciclaggio & Compliance.