Il Presidente Sergio Mattarella ha convocato Mario Draghi domani alle ore 12 al Quirinale. Il PDR potrebbe aver dunque deciso di conferire all’ex Governatore della BCE il mandato di formare proprio quel governo alto profilo tecnico e istituzionale che il Segretario politico del PRI Corrado de Rinaldis Saponaro aveva auspicato in un intervento sulla Stampa del 28 marzo 2020 quale soluzione indifferibile per affrontare le 3 simultanee crisi sanitaria, economica e sociale che attanagliano il Paese.

Fallita la verifica politica che il Capo dello Stato aveva affidato nelle mani del Presidente della Camera Roberto Fico, il Presidente Mattarella ha dichiarato:  “Avverto il dovere di rivolgere alle forze politiche un appello per un governo di alto profilo per far fronte con tempestività alle gravi emergenze in corso non rinviabili”.

Il Capo dello Stato ha così chiesto l’unità nazionale per mettere mano alle drastiche misure necessarie per accompagnare l’Italia fuori dalla crisi. In un intervento sul Foglio del 5 maggio 2020 ancora la segreteria del PRI anticipava la necessità di unità nazionale, scrivendo: “Nessun governo partigiano può permettersi di pagare il costo politico necessario a compiere le riforme strutturali. E’ urgente rompere i monopoli de facto e le rendite di posizione ferocemente difese dagli interessi corporativi che ricattano la politica con la valuta del consenso elettorale. Vanno riformati: l’articolazione dello stato, la burocrazia, il sistema dell’istruzione, il mercato del lavoro, l’architettura fiscale, e la giustizia, asfaltando i particolarismi organizzati presidiati dai contropoteri non eletti. Per farlo le forze politiche devono lavorare insieme per non essere esposte allo svantaggio competitivo di assumersi l’onere di riforme impopolari”.

E le riforme sono ormai non più procrastinabili. Già fragile, il sistema Italia è andato pesantemente in debito d’ossigeno. Proprio oggi, l’Istat ha certificato un calo del PIL del 9%, in linea con le previsioni del PRI che calcolava un -10%; mentre il FMI, nel Fiscal Monitor di gennaio 2021, aveva stimato il debito pubblico al 160% del PIL all’esito della pandemia. E il peggio deve ancora venire; quando a marzo scadrà la moratoria sui licenziamenti che appesantirà uno stato di disoccupazione già attestato sulla preoccupante soglia del 9%, aggravando il bilancio del Covid-19 che ha già bruciato 330mila posti di lavoro. Ma il Recovery Fund è un’occasione irripetibile per riformare. I 209 miliardi trasferibili all’Italia in base al piano NGUE consentono di avere le risorse sufficienti per risarcire anche le fasce più deboli del sistema che saranno duramente colpite dalle riforme. Con la sua scelta, il Presidente Mattarella ha voluto blindare questa possibilità.

La parola passa ora al Parlamento. La democrazia può così dirsi ripristinata. Saranno i partiti a dover conferire la fiducia ad un autorevole e credibile governo istituzionale, assumendosi, in caso contrario, la responsabilità politica davanti all’elettorato e alle Cancellerie internazionali di negare credito direttamente a Mario Draghi e indirettamente al Presidente della Repubblica, che ha escluso le elezioni anticipate per evitare un prolungato horror vacui in costanza di crisi.

Mentre le forze politiche attendono i prossimi passaggi costituzionali, il Pd ha twittato: “Da Renzi scelta inspiegabile, ha rotto non solo con Conte ma anche con l’alleanza”, dimostrando di essere del tutto in bambola. L’ex Presidente del Consiglio ha compiuto un capolavoro di abilità, sagacia e tattica: ha dato all’Italia il governo migliore e può assumersene la paternità davanti alle Cancellerie internazionali, mentre il Pd è stretto nell’angolo di una diserzione impossibile. Matteo Renzi ha accumulato un altro credito da riscuotere. E’ prevedibile che verrà incassato presto, e volentieri. In tanti ringraziano.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.