Mario Draghi ha accettato con riserva l’incarico per formare il nuovo governo. Ora il Presidente del Consiglio incaricato consulterà le forze politiche per costruire la fiducia parlamentare. Il Capo dello Stato si è appellato all’unità nazionale, e lo stesso Draghi ha pronunciato parole destinate ad adagiarsi sul terreno comune. “Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide”, ha detto Draghi, circoscrivendo la sua comunicazione alle emergenze, forse per evitare spaccature sui temi più divisivi della politica e caratterizzandosi da subito come uomo libero da ideologie e dogmi.

Tuttavia, non ci sarà unità. I FdI hanno annunciato il no alla fiducia, riservandosi però di collaborare dall’opposizione. Di conseguenza, questo sarà il governo tecnico più politico della storia repubblicana. Draghi è infatti destinato a portare chiarezza nel fronte populista. Nella Lega e nel M5S convivono un’ala governista ed un’ala movimentista, quest’ultima più incline a posizioni drastiche in economia e politica estera. Le rispettive ali governiste si rafforzano, ma se questo risulterà in una mutazione dei partiti assorbendoli nell’arco della serietà costituzionale, o al contrario li spaccherà provocando la scissione del centro dagli estremi è ancora tutto da verificare.

Quasi certamente i 5S si spaccheranno, e forse in più di due tronconi. L’ala radicale di Di Battista, che voterà compatta contro il governo, non può più convivere con l’ala governista. Ma in quest’ultima è Di Maio, e non Conte, a detenere la leadership. La competizione interna tra i due potrebbe dunque far saltare il banco, almeno fino a quando non si chiarirà il futuro di Conte, il quale senza uno scranno in parlamento e un partito di riferimento non ha leve per la sopravvivenza politica. Più complesso il discorso in casa Lega dove Salvini e Giorgetti sono mutualmente esclusivi ma fare spaccature potrebbe rivelarsi troppo difficile e troppo azzardato.

Chi ha già annunciato un appoggio incondizionato a Draghi è Azione. In un messaggio al partito, Carlo Calenda ha dichiarato: “Mentre vi scrivo non sappiamo se il Governo Draghi avrà la maggioranza. Noi, ovviamente, lo sosterremo con convinzione. Il compito del nuovo Governo sarà quello di mettere in sicurezza il Paese, il nostro è quello di ridare onore e credibilità alla politica”.

Secondo il leader di Azione, in questi due anni e mezzo di legislatura l’intera classe politica ha dato il peggio di sé. Incoerenze, trasformismo, inettitudine, immoralità hanno travolto tutte le forze della terza repubblica. “Ancora fino a ieri pomeriggio – scrive Calenda – si è trascinata una crisi lunga un mese, aperta in piena pandemia, da chi porta la responsabilità della scelta di Conte come Presidente del Consiglio del Governo giallorosso. Le forze [sedicenti] progressiste hanno dato uno spettacolo di debolezza e subalternità ai populisti indegno della loro storia”.

Il governo giallorosso lascia un’eredità pesante: prescrizione, taglio dei parlamentari, reddito di cittadinanza, quota 100, Ilva, Alitalia e tante altre mancette clientelari che oltre ad appesantire i conti pubblici hanno contaminato la politica con misure radioattive destinate a propagare i loro effetti nefasti a lungo.

Draghi dovrà cancellare queste mostruosità con il consenso dei rei. Un esercizio veramente da SuperMario.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.