Noi avevamo, a marzo, con un articolo del segretario nazionale sulla Stampa di Torino, indicato, come necessità del paese, un governo di solidarietà nazionale indispensabile per fronteggiare crisi economica e sanitaria, puntando su una politica di investimenti buoni, a guida Mario Draghi, e mettendo in guardia che la sospensione del patto di stabilità non diventasse un’occasione ulteriore  per aumentare il debito con spesa corrente e assistenziale.

Qualcuno ci disse che “c’era un governo in carica, che bisognava investire sul PD, su Gualtieri e su Conte”

e noi ogni giorno a denunciare lo sfascio progressivo delle istituzioni, i ritardi nel dare risposte nuove e qualificate alla disponibilità che l’Europa metteva per la prima volta a disposizione  con centinaia di miliardi senza dover stare dentro a politiche restrittive.

Mario Draghi con l’intervista al Financial Times aveva chiesto di non preoccuparsi troppo delle politiche di bilancio e al debito pubblico purchè si utilizzassero i soldi non per le mancette assistenziali e clientelari ma in investimenti per rilanciare il meccanismo di sviluppo del paese. Un governo di incapaci e una politica senza una visione di paese, un governo che, costruito per impedire le elezioni, ha violato la Costituzione, chiuso in casa gli italiani, si è accanito contro categorie produttive, senza una strategia se non quella di conservare il potere. Si sono spaccati su tutto, soprattutto per spartirsi 300 miliardi da distribuire. Non hanno costruito un piano credibile per costruire un paese più moderno ma hanno speso, in ritardo, più con conferenze stampa continue che con provvedimenti urgenti per tamponare la crisi. Scegliere i DPCM, dovere fare una miriade di decreti attuativi, la stragrande maggioranza dei quali mai fatti, non è stato sbloccato un cantiere per la politica di rinvio continuo su tutto spacciandolo per difesa ambientale. Spesa cattiva che non ha modificato in nulla la condizione di ripresa e solo peggiorato il debito.

Spese assurde in banchi a rotelle, in mascherine più care che in altri paesi, una strategia di lotta alla pandemia condotta caoticamente, coinvolgendo le regioni nell’impostazione delle politiche quando la Costituzione in questi casi dà potere esclusivo allo stato. Si sono ignorati i sindacati e gli imprenditori nel definire il piano NGUE. Mettendo in circolazione progetti che non erano progetti ma linee di intervento che potevano essere spezzettati in mille piccoli interventi clientelari, mentre al paese servono interventi e progetti di qualità, pochi ma qualificati investimenti capaci nel settore della ricerca, delle infrastrutture, della digitalizzazione, della politica ambientale, della sanità di dare una svolta vera al paese.

Noi avvertivamo questa necessità, utile al paese e la figura di Mario Draghi era la persona giusta per rendere operativo questo processo nuovo, di avviare riforme serie dalla sburocratizzazione del paese, di una giustizia che garantisca lo stato di diritto in tempi certi, non che elimini di fatto la prescrizione e insegua modelli di appalti che rendono impossibile fare investimenti pubblici e privati.

In realtà il governo uscente, come quello precedente, non aveva in testa quale modello di sviluppo costruire, con l’opposizione che o partecipava al festival delle mancette come è avvenuto durante l’ultima variazione di bilancio o chiedendo elezioni anticipate in un momento in cui il paese di fronte alla gestione della pandemia e nel costruire in Parlamento una proposta seria di NGUE pensa ad approfittare della situazione conquistando quattro voti, spaccando ulteriormente il paese e non dando la risposta che si attende l’Europa nel momento in cui esprime una politica di vera solidarietà. La richiesta di elezioni ha consentito al governo Conte II di trascinarsi, senza fare una politica diversa nella sostanza dai populisti di sinistra cattocomunisti.

Non è un caso che in un momento di gravi disfunzioni del sistema sanitario emerse drammaticamente dalla pandemia, sia il governo che la gran parte dell’opposizione non vogliono utilizzare 37 miliardi del MES.  Chi pensa ad un modello di paese? Chi pensa a difendere la Repubblica dall’attacco che populismi di destra e di sinistra in servizio permanente fanno ai valori di libertà, individuale e sociale, ai valori di civiltà democratica, all’indipendenza della politica e dall’ingerenza della magistratura? Come può essere recuperato quell’elettorato espulso dalla logica del merito con concorsi truccati, della concorrenza leale con norme permissive alla concorrenza sleale, dello stato di diritto tradito, alla causa democratica se non offrendo loro un prodotto politico nuovo ma che ha profonde radici nella storia democratica del paese? Hanno coscienza di ciò tutti coloro che inseguono prima  lo schieramento anziché le politiche del fare?

Noi abbiamo lanciato assieme ad Azione di Calenda un soggetto nuovo liberaldemocratico autonomo da questa destra e  dal governo di sinistra che si mettono d’accordo sulle mancette di Natale e non riescono a confrontarsi sulla possibilità di trasformazione moderna del paese col Recoveriy  Fund. Noi abbiamo detto sempre, in questi dieci mesi, che il paese non aveva bisogno di spaccature, di lotte ideologiche, di forzature costituzionali, che, invece, occorreva coinvolgere tutta la comunità politica, economica e sociale in uno sforzo comune per affrontare le emergenze sanitarie, economiche e sociali del paese.

Lo schema bipolare è stato rotto premiando la protesta di 5S prima e di Lega poi, ma non avendo storia, legami europei ed internazionali non potevano che governare con le logiche assistenziali e corporative contro cui avevano protestato. C’è bisogno di una nuova politica, di una nuova forza che renda protagoniste le forze attive del lavoro, dell’imprenditoria, delle professioni perseguendo un modello di sviluppo programmato del paese che investa nella ricerca, nella tecnologia, nella riforma moderna dello stato e delle sue articolazioni.

Nella storia dei popoli quando tutto sembra crollare occorre ripensare alle proprie origini. Noi dobbiamo ritornare ai valori della Repubblica non solo per esserne i custodi, ma per cogliere il senso dell’impegno politico che se non è la ricerca del bene comune, in Repubblica, non può interpretare né la democrazia né la complessità che il sistema democratico genera nel mondo moderno. Occorre un periodo di decantazione, di impegno nella cultura del buongoverno, ripristinando anche la ripresa della politica vera, quella che si confronta sulle cose utili al paese, quella che rilanci un sistema politico pluralista basato sui partiti, che assegni al Parlamento il compito della sintesi politica. Partiti legati alle culture politiche che hanno voluto e costruito la Repubblica democratica.

Draghi può essere l’uomo giusto per rilanciare e modernizzare il paese, con una presenza in Europa e sul piano internazionale atlantico, senza le tentazioni della dittatura cinese o russa.

Le forze politiche diano un contributo di proposte, utilizzino questo tempo per rinnovarsi, per creare partiti nuovi propositivi, che favoriscano l’interesse generale e premino il merito e l’impegno. Speriamo che Draghi ce la faccia a svolgere questo ruolo, i repubblicani tutti, mettano da parte le polemiche e diano un contributo, un sostegno a questo gruppo dirigente, la dialettica è utile se finalizzata a riflettere sulla condizione del paese e alla crescita del partito della Repubblica. Intanto i repubblicani aiutino Draghi nella sua azione politica. Draghi non ha azzerato la politica, è questa politica incapace di governare l’interesse generale del paese che ha dato cattivo esempio. Draghi ha bisogno della politica e la politica deve capire l’opportunità che può avere per migliorarsi e per liberarsi dai vincoli di partiti populisti di destra e sinistra e per ridare alla politica il senso che deve avere di governo del patto sociale che sta alla base della Repubblica.

Auguri di buon lavoro a Mario Draghi e un ringraziamento particolare a Mattarella che ha saputo avere saggezza ed autonomia nel fornire al paese un’occasione di riscatto.

(Foto: Quirinale.it)