Ogni tanto la Borsa s’incarica di separare il denaro dagli stupidi”: è una delle celebri frasi di John Kennet Galbraith, economista del secolo scorso noto per le sue battute pungenti. L’accaduto degli ultimi giorni è sulla bocca di tutti. I piccoli investitori, riunitisi nella “stanza di un social network” (Wallstreetsbets su Reddit) hanno concordato un’operatività finanziaria su larga scala: l’acquisto delle azioni Gamestop. Facendo salire la valutazione del titolo alle stelle (milioni di piccoli traders che agiscono contemporaneamente in acquisto), hanno battuto i grandi squali della finanza, che avevano scommesso sul ribasso dei prezzi del titolo. E’ la vittoria di Davide su Golia! Una rivoluzione francese della finanza! Robin Hood (è anche il nome di uno dei broker online più utilizzati dai piccolo trader) ha di nuovo tolto ai ricchi, per restituire ai poveri! Questa l’enfasi mediatica dell’accaduto. In sintesi: la riscossa della finanza buona (quella del popolo) contro la finanza cattiva (quella degli squali di Borsa). Le cose stanno davvero così? Per scoprirlo, riavvolgiamo la pellicola analizzando i fatti. Gamestop è il più grande rivenditore al mondo di videogiochi, nuovi e usati, società quotata alla Borsa di New York. Numerosi hedge fund (si tratta di investitori di grosse dimensioni che assumono posizioni speculative nel mercato finanziario), puntando sulla debolezza del business di Gamestop, in un contesto in cui le principali piattaforme consentono di scaricare i giochi online, hanno scommesso sul ribasso delle quotazioni azionarie aprendo delle posizioni short (cioè vendendo i titoli senza effettivamente detenerli). Tali operazioni speculative si chiudono in guadagno, nella misura in cui il titolo viene successivamente riacquistato (ad un prezzo inferiore), dopo aver perso valore in Borsa. Nel caso Gamestop però non è andata così. Un esercito di millennials traders ha infatti acquistato congiuntamente e contemporaneamente non solo le azioni Gamestop, ma anche delle opzioni call (si tratta di strumenti finanziari speculativi che consentono di guadagnare sul rialzo di un titolo investendo solo una piccola frazione del suo valore di Borsa) sulla stessa società di videogiochi. Risultato? Un titolo che ad ottobre valeva 10 dollari, di un’azienda il cui business è in crisi, è passato da 76 dollari a 350 in due giorni (25-27 gennaio). Tutto merito dei piccoli traders? No. Si tratta del risultato di una serie di meccanismi finanziari. Gli hedge fund che erano short (avevano venduto i titoli senza detenerli), per evitare delle perdite sempre maggiori (con il titolo al rialzo) si sono dovuti ricoprire (hanno dovuto acquistare i titoli), contribuendo in tale modo ad amplificarne l’apprezzamento. Alcuni traders potrebbero avere approfittato proprio di questo processo (la ricopertura degli hedge funds) per vendere il titolo, che in pochi giorni è crollato a 100 dollari. Tutto finito? Neanche per sogno. I piccoli traders si sono dati appuntamento sulla piattaforma social per decidere quale sarebbe stata la successiva preda. La scelta pare essere caduta sull’argento, colpevole di “essere rimasto indietro”, in termini di valutazione, rispetto al fratello maggiore, l’oro. La commodity si è apprezzata del 10% in un giorno (sono stati presi di mira gli ETF fisici, cioè degli strumenti finanziari che obbligano l’emittente all’acquisto del sottostante, in questo caso dell’argento), raggiungendo il valore di 30 dollari l’oncia, cosa che non accadeva dal 2013. Il risultato non è stato nemmeno paragonabile a Gamestop in quanto il mercato dell’argento è molto più liquido e profondo (nei caveau di Londra è stoccato un quantitativo doppio rispetto alla capitalizzazione della società di videogiochi americana), ma il tema resta. Quale sarà la prossima preda? E con quali conseguenze, per il sistema finanziario? Per prima cosa, è utile evitare pregiudizi, luoghi comuni o condanne sommarie, come suggerito dal commissario Consob Carmine di Noia (intervento su Il Sole24 del 2 febbraio), in quanto “la vittoria dei piccoli non è scevra di ombre [..] né necessariamente gli hedge funds devono essere percepiti come Golia né come le locuste dell’ottava piaga d’Egitto”. Obbiettivo del sistema finanziario, fin dalla sua nascita, è favorire l’incontro della domanda e offerta di strumenti finanziari, con la finalità di rendere più efficienti le modalità di accesso al capitale degli attori economici aziendali. Creando un prezzo di efficienza. Questo nel mondo ideale. Nella vita reale, da sempre il mercato finanziario è la summa dei desideri materiali, governato più dall’emotività che dalla razionalità (animal spirits), in grado per questo di generare bolle valutative, inesorabilmente destinata a scoppiare. Dalla bolla dei tulipani fino a quella dei subprime, nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. C’è però qualcosa di diverso, che negli ultimi decenni ha caratterizzato tale processo. L’easy money. Cioè l’incrementale dose monetaria creata dalle banche centrali che dal 2008 (post Lehman Brothers) viene riversata sistematicamente nel sistema finanziario attraverso i piani di QE (quantitative easing). Si tratta di migliaia (oramai decine) di miliardi di dollari (euro, yen, sterline, ecc.), che gonfiano il sistema finanziario, favorendo la creazione di bolle valutative. Federal Reserve, al momento, sta iniettando 120 miliardi dollari aggiuntivi al mese acquistando asset finanziari di debito (governativo e societario). Si tratta di un valore equivalente all’80% del PIL italiano! Tali manovre, post Covid-19, vengono accompagnate da misure di sostegno fiscale di entità altrettanto rilevante (quella proposta da Biden è di 1.900 miliardi dollari), di cui una parte finisce direttamente nelle tasche dei cittadini sussidiati per la perdita del lavoro. E’ una forma di helicopter money che ha favorito l’investimento finanziario dei piccoli investitori: una recente analisi di JP Morgan evidenzia che le famiglie americane hanno un’esposizione record sul mercato equity, maggiore di quella raggiunta prima dello scoppio della bolla dei titoli internet di fine secolo scorso. Gli acquisti vengono alimentati dalla FOMO (fear of missing out), cioè dalla paura di restare esclusi dalla grande abbuffata finanziaria. Un clima in cui, prima della vicenda Gamestop, erano già emersi segnali di surriscaldamento su numerosi asset, tra cui alcune materie prime come gas, rame e grano. In altri termini, questa volta è diverso, perché la bolla finanziaria è causata dall’operato dai prestatori di ultima istanza, i detentori del signoraggio. Come andrà a finire? Nessuno può dirlo, ma Gamestop è solo un effetto collaterale della febbre che sta colpendo il sistema finanziario, in cui è illusorio pensare di poter delimitare il confine tra finanza buona e cattiva. Anche perché l’esito, tra vincitori e vinti, potrebbe velocemente ribaltarsi come ipotizzato da Di Noia: “E con la consapevolezza del rischio di assistere ad una veloce inversione dei ruoli in commedia, con gli hedge funds che saranno pronti prima ad anticipare le ondate rialziste sugli ulteriori titoli sostenuti dalla comunità di Reddit, per poi lucrare sullo scoppio inevitabile delle bolle speculative, quando il mercato si riallineerà ai valori fondamentali delle aziende. Quel giorno, i piccoli investitori ultimi arrivati potrebbero essere travolti da una valanga”. Nella social community di Wallstreetbets si stanno affacciando i professionisti degli hedge funds, e allora, ancora una volta la Borsa svolgerà il duro quanto ineluttabile compito indicato da Galbraith.