Questa classe dirigente costruita sul leaderismo, sul populismo, sul bipolarismo è cinica e irresponsabile. Stanno pensando tutti al dopo Draghi senza preoccuparsi di mettere in sicurezza il paese. E’ già iniziata la corsa al riposizionamento cedendo il minimo possibile all’interesse generale.

Cominciamo da Salvini e dalla Lega. Un leader vero di opposizione di fronte al discorso chiaro del PDR che incarica Draghi e pone fine al mercato delle vacche, prende atto della situazione e coglie l’occasione per legittimarsi in Europa e in un Italia in ripresa. Gioca fino in fondo su un progetto di ripresa, si accredita nella dialettica politica che porta alle elezioni e a tempo debito verifica le sue chances per la guida del paese. Salvini no; fa lo stesso errore che fece quando uscì dal governo e pensava di andare ad elezioni. Egli crede di essere in una Repubblica presidenziale dove questo può avvenire e non in una Repubblica parlamentare dove è possibile comporre in Parlamento un altro governo purché si abbia la maggioranza.

Dal canto suo, la Meloni che dice senza alcun pudore “il centrodestra rimanga unito astenendosi tutti”. L’italiano più rispettato e temuto nel mondo capace di piegare, salvando l’Italia, la concezione di un’Europa dell’austerity a guida tedesca, il candidato più occidentale possibile e che dovrebbe essere accettato come il campione di Italy first viene trattato come uno che merita un’astensione per tenere aperta e unita la coalizione. Se crede così di poter andare alle elezioni, si sbaglia perché se fallisce Draghi si va al Conte ter, ad un Presidente della Repubblica di sinistra con pezzi dell’opposizione che abbandonano la nave.

La copertura per mantenere la coalizione la cerca anche il Pd il quale deve accogliere l’appello di Mattarella e quindi si mette a disposizione di Draghi ma cercando di salvare l’alleanza attuale per il futuro il che consente ai 5S di resistere su Conte e sul governo politico. Il Pd continua a muoversi su una logica bipolare in un momento in cui servono unità e solidarietà.

La stessa Fi che dovrebbe essere ben felice di liberarsi dall’abbraccio mortale del populismo della Meloni fornisce una copertura alla Meloni. Invece di rivendicare la svolta di Mattarella come ricerca della persona più importante come prestigio internazionale, europeista e legato ai valori atlantici, rimane agganciata al gruppo populista di destra che la ha svuotato di consensi e balbetta un sostegno (“vogliamo sentire cosa ci propone Draghi”, “Berlusconi lo volle presidente della BCE”) che è condizionamento non fiducia verso Draghi.

I 5S, che vogliono un governo politico, sono ridicoli. Dire che il governo deve avere un confine politico quando il mandato è senza alcun vincolo – se non quello di risolvere il problema sanitario e dare risposte all’altezza della situazione alla Commissione Ue sul NGUE – significa non avere capito nulla o confidare sul fatto che il Pd punterà a mantenere l’alleanza contro la destra e quindi puntare sul Conte ter, a costo di una bocciatura sul NGUE e, con l’eventuale fallimento di Draghi, lo spread alle stelle e l’isolamento europeo. Draghi non è un tecnico ma uno statista.

La differenza fra leaderini e statisti è tutta qui: i leaderini pensano alle loro miserie tattiche e clientelari, gli statisti al bene del paese.

Quindi siamo alla frutta o esistono ancora energie morali, costituzionali, europeista ed atlantiche occidentali che scendono in campo con Draghi per dare il meglio al paese e liberare la politica dalla morsa del populismo di destra e di sinistra? Le forze liberaldemocratiche sono deboli in parlamento, ma devono rivendicare questo successo. Draghi è il meglio che l’Italia possa avere per il rilancio del paese. È l’uomo che può portare investimenti nel nostro paese e dialogare con i mercati. Se fallisce Draghi, fallisce l’Italia; il monito che è giunto dal Colle è inequivocabile. Draghi disse di usare a debito tutto ciò che era necessario per fronteggiare l’emergenza e di puntare poi sulla ripresa con spesa buona per investimenti, per fare alcune riforme che facilitino la riapertura dei cantieri e la possibilità di investimenti pubblici e privati.

Solo la mediocrità del mondo politico non vede la grande opportunità che Draghi può essere per il paese. Il mondo intellettuale organico sfila nei social a minare i ponti, sollecitando gli istinti peggiori del tatticismo. È ora che si parli chiaro al paese, per liberarsi delle reciproche diffidenze e delle gabbie degli schieramenti bipolari occorre costruire una legge elettorale proporzionale con la sfiducia costruttiva per garantire la stabilità. Lo deve fare il parlamento mentre il governo si occupa del rilancio del paese. A quel punto a prevalere saranno non gli estremismi populisti di destra e di sinistra ma la sintesi vera dell’interesse generale. Noi, con la tradizione Repubblicana, azionista, liberaldemocratica, euroatlantica possiamo essere la vera novità stabilizzatrice dell’equilibrio politico. Usiamo questo tempo per aggregare, per unirci, per elaborare, per ancorare il paese alle prospettive democratiche del mondo libero minacciate dall’imperialismo cinese e dai rigurgiti russo-sovietici.