Il primo discorso di politica estera tenuto dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ieri al Dipartimento di Stato ha mostrato tutta la differenza esistente tra la persona del POTUS e l’interesse nazionale USA.

Biden ha proclamato America is back e ha promesso una nuova stagione di impegno americano sulla scena globale. Il Responsabile nazionale esteri del PRI Amb. Sergio Vento aveva più volte letto nella successione da Donald Trump a Biden il passaggio dalla Repubblica all’Impero. Le parole del Presidente hanno mostrato la correttezza dell’analisi dell’Amb. Vento. Nel passaggio della Casa Bianca all’Amministrazione democratica, le priorità di politica estera non cambiano, si fanno anzi più nitide: Biden ha segnalato posizioni aggressive verso la Cina e verso la Russia e, per quanto riguarda i nuovi sviluppi, ha intimato ai leader militari del Myanmar di mettere fine al colpo di stato. Ma quel che più conta, i toni muscolari scelti da Biden hanno rilanciato la dottrina dell’eccezionalismo americano e annunciato l’intenzione degli USA di promuovere la transizione democratica nella governance globale, senza stare a guardare il corso degli eventi. “Investire nella nostra diplomazia non è qualcosa che facciamo solo perché è la cosa giusta da fare per il mondo”, ha detto il Presidente, “lo facciamo per vivere in pace, sicurezza e prosperità. Lo facciamo perché è nel nostro nudo interesse nazionale”.

Il discorso di Biden ha un significato politico ulteriore. Stabilendo il paradigma di una diplomazia radicata nei valori democratici più cari all’America, secondo la formula “difendere la libertà, sostenere le opportunità, proteggere i diritti universali, rispettando lo stato di diritto”, il Presidente ha prestato attenzione all’agenda neocon, segnalando di voler rispettare la collaborazione con Mitch McConnell, il leader Repubblicano al Senato, dove repubblicani e democratici siedono in perfetta parità 50 senatori gli uni e 50 senatori gli altri.

Biden ha identificato in Pechino “il nostro concorrente più serio”, dicendo: “Affronteremo gli abusi economici della Cina, contrasteremo la sua azione aggressiva e coercitiva per respingere l’attacco della Cina ai diritti umani, alla proprietà intellettuale e alla governance globale. Ma siamo pronti a lavorare con Pechino quando è nell’interesse dell’America farlo”.

Biden ha poi sfidato apertamente Vladimir Putin: “Ho chiarito al presidente Putin, in un modo molto diverso dal mio predecessore, che i giorni in cui gli Stati Uniti si arrendono di fronte alle azioni aggressive della Russia, che interferisce con le nostre elezioni, che orchestra attacchi informatici, che avvelena i suoi stessi cittadini, sono finiti”, ha dichiarato.

La politica in Medio Oriente è invece ancora in via di definizione. Il Presidente ha annunciato la fine del sostegno USA alla campagna militare guidata da Riyadh nello Yemen, aggiungendo però che “gli USA continueranno ad aiutare e sostenere l’Arabia Saudita”. A breve bisognerà mettere mano al Dossier Iran. Il nuovo inviato per l’Iran Rob Malley si confronta con la sfida posta da Teheran che ha sempre più violato i suoi impegni nell’ambito dell’accordo sul nucleare fino a spingere l’Amministrazione Trump ad adottare la campagna di “massima pressione” e abbandonare il JCPOA. Anche se il Presidente Biden si è impegnato durante la campagna a rientrare nell’accordo, il Segretario di Stato Anthony Blinken non si è nascosto dietro il dito dicendo con chiarezza che Washington è “molto lontana” da ricostruzione di un accordo con l’Iran, e che l’Iran deve rientrare nel “pieno rispetto” dell’accordo prima che gli USA facciano un passo verso Teheran.

Il Capo della diplomazia USA ha poi ribadito la vera novità, e cioè il principio organizzativo del Presidente per la sua politica estera: che benefici gli americani della classe media. “La politica estera è politica interna, e poiché la nostra forza a casa determina la nostra forza nel mondo, la politica interna è anche politica estera”, ha detto Blinken. “Ogni azione che prendiamo nella nostra condotta all’estero, dobbiamo prenderla pensando alle famiglie americane che lavorano”, aveva detto il Presidente.

Biden può essere in disaccordo con Trump sul posto dell’America nel mondo, ma mette ancora America first.

(Foto: US Department of State)

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.