La scelta del Presidente Sergio Mattarella di dare l’incarico a Mario Draghi di formare un nuovo governo ha un chiaro ed evidente significato.

Come al solito, dopo il comprensibile iniziale shock, la partitocrazia, ormai alla fine, cerca di ribaltare la situazione. Ma questa volta le cose non saranno più come prima, per il semplice motivo che ormai tutti hanno capito che il re è nudo, ovvero che questa sorta di feudalesimo partitocratico non viene più sopportato da nessuno. La stessa base elettorale dei 5 Stelle, che con grande speranza voleva cambiare tutto, rimane pur sempre una base di persone perbene che vogliono cambiare tutto e ovviamente scacciare i mercanti dal tempio, a cominciare da coloro che hanno tradito i loro elettori, rimarrà pronta a sostenere chi vorrà veramente cambiare.

Di fronte alle chiare indicazioni di Mattarella, con le quali ha certificato il fallimento di una classe di mestieranti che non hanno né arte né parte, che non lasciano spazio ai soliti giochini, ancor ci sono i saltimbanchi, che non si arrendono all’idea di essere finiti e cercano ancora di accreditarsi e confondere gli elettori.

Appare ridicolo un ormai ex premier che cerca di autoproclamarsi mediatore tra l’uscente maggioranza e il nuovo ipotetico governo, allorché lo stesso non rappresenta nessuno, tranne oscuri poteri che volevano coartare l’Italia a inconfessabili interessi.

La cosa ancor più incredibile è quanto dichiarano i vertici del Pd, sprezzanti del ridicolo, che vorrebbero creare una coalizione nella coalizione.

Naturalmente, se Sparta piange Atene non ride. Non si capisce come la Lega non dia un sostegno aperto a Draghi chiedendo di inserire nel programma le cose che ogni cittadino vuole, quali il funzionamento della pubblica amministrazione, compreso il sistema giudiziario, una seria regolamentazione dell’immigrazione e dei correlati costi, come pure le problematiche riguardanti la sicurezza, oltre ovviamente alla reale soluzione della crisi Covid, che hanno messo a nudo la protervia di un sistema marcio e corrotto.

La stessa cosa vale per la Meloni, che sembra non capire che i voti non li prenderà più finito il serbatoio alimentato dall’insipienza dei 5 Stelle e compagni.

Draghi potrà pure non essere la soluzione definitiva ma è certamente una cura necessaria, visto che nei fatti la base delle regole democratiche non esiste più, a cominciare da un sistema elettorale meramente furbesco, che lascia spazio a governi lontanissimi dai desiderata degli elettori. Quindi la prime cose da fare sono introdurre un sistema che individua con chiarezza chi deve governare, e scoperchiare le note problematiche che Palamara ha candidamente confessato, e che il Palazzo spera cadano nel dimenticatoio.

Da qui bisogna ripartire per ricostruire un Paese distrutto da tutti i corifei che ne hanno inquinato e azzerato il tessuto sociale ed economico svuotando dall’interno la democrazia.