Lo stato di confusione che si agita nell’opinione pubblica richiede una qualche precisazione ulteriore.  Ad esempio, perché mai una crisi giudicata incomprensibile sembra avviata così velocemente a conclusione.

Ci si poteva aspettare dai partiti della vecchia maggioranza, che fino a ieri ritenevano Conte imprescindibile, una qualche maggiore resistenza a proposito. Se Conte disponeva di un tale giudizio, valeva la pena di concedere a Renzi qualcosa in più per salvaguardare il ruolo del presidente del consiglio. Invece no, torna Renzi e si getta Conte. Forse Conte non era poi così rilevante. Grillo, dopo le consultazioni, ha detto che Draghi rappresenta la soluzione migliore per il paese. La pensiamo come lui, tanto da rimpiangere di non esserci arrivati prima. Abbiamo perso un anno.

Ma come é possibile che questa migliore soluzione sia tale anche per PD e Lega? Da dove proviene questo improvviso spirito di concordia di cui era impossibile vedere un solo  sintomo fino a ieri? Quale é il magico potere di Draghi?

Ovviamente c’è chi diffida di qualche protagonista in particolare. Certe conversioni repentine possono suscitare sospetti, attenti alle incognite.

Se c’è una caratteristica di questa legislatura é che tutti hanno sostenuto tutto e il contrario di tutto. Il movimento 5 stelle voleva la resa di tutti gli altri partiti come Brenno quella di Roma.

La lega voleva solo il governo di centrodestra e i pieni poteri. Il pd la coalizione l’aveva fatta con Bonino, Calenda e Renzi e li ha persi tutti e tre per governare con Grillo.

Non ci sarebbe nulla di nuovo sotto il sole con un ulteriore ribaltamento di posizione.  Ognuno é libero di preferire chi gli pare, si chiede solo un po’ di equanimità di giudizio per soggetti dove l’affidabilità vale quel che vale e non saremo noi a far la morale.

Cerchiamo di fare invece un commento politico utile a capire qualcosa e non ad alimentare la confusione. Il rapporto PD cinque stelle, ad esempio, mostrava un punto critico. In un anno di governo comune non c’è stato un solo tentativo di replica sui governi locali. A livello regionale  i cinque stelle piuttosto che l’alleanza con il pd, hanno preferito l’emarginazione.  Nelle grandi città, i cinque stelle hanno vinto contro il pd e ancora si guardano in cagnesco.

Un po’ come se la Democrazia Cristiana fatto il centrosinistra con Moro non avesse aperto le giunte ai socialisti, o se i socialisti avessero detto sì,  entriamo nella stanza dei bottoni ma le giunte le facciamo solo rosse. Dovrebbe essere chiaro che l’amalgama fosse per lo meno discutibile.

Veniamo alla mitica coalizione di centrodestra che sola ha la sufficiente omogeneità per guidare il paese. Il motore di questa coalizione é da tempo il partito della Meloni. La cosa formidabile del governo Conte era che nei sondaggi guadagnava, chissà mai perché, solo la Meloni. Magari noi non ce ne siamo accorti ma Salvini non ci dormiva la notte a vedere la continua erosione del suo  consenso a favore dell’ alleata. L’uomo può non piacere ma é molto duttile. Ha mollato la secessione, figurati se non molla la Meloni. La lega non guadagna più un voto  fuori dal lombardo veneto, per cui gli conviene tornare il partito dei ceti produttivi del nord. In pratica é il partito più affidabile per Draghi, non ha alternative, chiederà il ministero dell’industria.

Anche i cinque stelle sono pienamente affidabili.  Per loro qualsiasi cosa era meglio del voto e visto che Grillo dispone di una notevole intelligenza cercherà di mettere a fuoco che cosa non é andato in quest’anno che doveva essere meraviglioso.

Il pd invece dovrebbe sfregarsi le mani dalla gioia, perché Draghi é più vicino a questo partito per affinità che a qualsiasi altro, ma anche perché deve porsi il problema del governo di domani. Se mai la flessione dei cinque stelle non si riermargina la vagheggiata coalizione a guida Conte contro il resto del mondo, era perdente in partenza. Se il pd vuole stare ancora al governo deve guardarsi intorno e provare a sfilare la lega  dal centrodestra. Lo fece  nel 1995  ed ebbe il governo Dini. Può darsi che non ci riesca, che non gli piaccia, ma questa é  l’occasione utile, con Conte era su una strada morta.

Draghi, politicamente, ha tutti gli assi in mano, pet questo il suo governo é molto vicino. Poi vedremo come sapra usarli.