Noi, in più articoli, e già da febbraio 2020, avevamo indicato in un governo di salvezza nazionale a guida Draghi la formula più utile al paese per superare la grave crisi economica e sociale e per ricostruire una tregua in un clima di spaccatura verticale del paese, di odio, di trasformismo politico. La pandemia aveva reso ancora più urgente questa necessità perché occorreva un’unità sostanziale stretta attorno al parlamento e all’interesse generale. Di questo, il governo cattocomunista populista era assolutamente privo, mentre la destra peronista chiedeva elezioni anticipate.

Nessuno degli attori del bipolarismo aveva un progetto di paese del futuro, nemmeno quando l’Europa si piegava ad un’idea solidale con centinaia di miliardi messi a disposizione a fronte di un programma di investimenti in alcuni settori strategici e di alcune riforme che bloccano il rilancio dell’economia.

La caduta libera della politica si è consumata con la peggiore e immorale pratica del mercato delle vacche in cui si sono impegnati direttamente il PD e il presidente Conte dopo la rottura di Renzi. Mattarella allora ha chiamato Draghi per formare un governo di salvezza nazionale senza confini di schieramento e con il compito di affrontare le tre emergenze sanitaria, economica e sociale.

Il PD ha subito dato adesione all’indicazione di Mattarella cercando però di dare un condizionamento a Draghi, dichiarando che il governo uscente si comportava con unità di intenti per preservare la coalizione nel dopo Draghi. Questo, nonostante il Movimento 5S avesse annunciato un no, come Fratoianni del resto, per ragioni ideologiche. A destra addirittura in prima istanza le tre forze si sono presentate insieme, da Mattarella chiedendo elezioni e poi a Draghi con un no della Meloni, un sì di Forza Italia e un sì elaborato anche di Salvini.

Poi, i 5S pur con qualche distinguo hanno dichiarato di esserci. Il che ha spiazzato soprattutto il PD perché la loro pretesa di intestarsi l’operazione era fallita miseramente. La svolta europeista della Lega che si concretizza nella fiducia senza condizioni a Draghi, il simbolo dell’Europeismo solidale imposto alla Merkel, vale sicuramente più di una formuletta politica che abbracciava coloro che proponevano la coalizione Ursula, che sarebbe stato l’allargamento del governo uscente a FI.

IL PD abituato alle tattiche di potere è andato nel panico, fino a lasciar circolare l’ipotesi di sostegno esterno che faceva il paio con l’astensione della Meloni paventata prima e poi trasformata in voto contrario con disponibilità sui singoli provvedimenti. Probabilmente, Mattarella ha tirato le orecchie al PD e Zingaretti cambiando rotta in un’ora e ventisei minuti ha dichiarato l’adesione totale. Però chiedendo prima un governo politico, poi misto, poi cedendo sul fatto che nella Repubblica Italiana, secondo la Costituzione i ministri li sceglie il Presidente del Consiglio di concerto col Presidente della Repubblica.

Zingaretti ha i giorni contati. Deve spiegare che dopo essere diventato segretario al grido di mai con sovranisti e populisti, ha governato coi populisti e governerà col sovranista Salvini. Già qualcuno gli chiede un congresso, che lui ha annunciato a tempo debito, e in cui col sorriso della iena, spiegherà che Salvini si è redento e che l’antifascismo in servizio permanente va spostato sulla Meloni.

Draghi non si farà tirare per la giacchetta e porterà avanti le politiche utili al paese. La tregua deve servire alla politica per migliorare la qualità del confronto politico e liberare la politica dalla gabbia mortale del bipolarismo. Salvini ha capito che l’abbraccio mortale col sovranismo e con la Meloni lo confina a in uno spazio residuale, Grillo ha ripreso il mare aperto e reso il M5S disponibile a partecipare al rilancio del paese mutando pelle in un partito verde, non legato a schieramenti ma a politiche di difesa ambientale e sociale.

Per evitare i pericoli di ritornare al bipolarismo, causa di squallide politiche di potere, il parlamento, seguendo il parere della Corte Costituzionale, deve dare al paese una legge proporzionale con sfiducia costruttiva. Questo costringe le forze politiche a confrontarsi su idee, progetti, politiche utili all’interesse generale e non solo alle corporazioni più importanti per conquistare il potere. Mattarella indicando Draghi senza limiti di coalizioni ha posto fine a pratiche da repubblica presidenziale in un sistema da repubblica parlamentare. C’era chi fino a pochi giorni fa, come Travaglio, diceva che Draghi era un miraggio che non si sarebbe mai reso disponibile. C’era anche chi, anche nel PRI, si attardava a cercare spiegazioni alla loro insipienza politica tutta derivata da schemi e sudditanza psicologica al PD.

Il PRI propone di costruire un’alleanza omogenea che sotto il simbolo dell’Alde europeo sia presente anche in Italia in forma diretta e non col repubblicanesimo e liberalismo derivato da ex partiti comunisti o democristiani. Berlusconi o Violante non possono guidare nessun fronte repubblicano, gli unici che possono proporlo agli italiani sono gli eredi che hanno tenuto in vita quella gloriosa storia PRI, Azione, PLI, +Europa, ALI e tutti i movimenti e le associazioni che si ispirano al repubblicanesimo e al liberalismo.