Il primo problema di Draghi è che il suo governo si sarebbe dovuto formare il marzo scorso. È stato buttato un anno.

A sentire Banca Italia, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare di bilancio, il Recovery Plan elaborato è a rischio, cosa che per la verità avevamo detto già dal luglio scorso.

Bastava la convocazione degli Stati Generali per capirlo. Se non era la passerella di una monarchia settecentesca, era l’agonia di un regime.

A parte il ritardo, spicca  l’incompletezza, l’insufficienza di quanto scritto. Il ministro Gualtieri, nel pieno dei suoi poteri, aveva detto di avere una scrivania ingombra di piani. Peccato nessuno valesse qualcosa, poche idee e confuse, dove spiccava la dispersione delle risorse.

Il futuro ministro dell’economia ed il presidente Draghi dovranno mettere le mani su questo garbuglio per evitare di perdere un treno che parte a breve. Servirà una gestazione centralizzata e determinata. Draghi è l’uomo giusto per guidarla. Lo si vede dalla risposta dei mercati finanziari, un dato incoraggiante. Se Draghi fosse poi stato incaricato quando lo propose il Pri, ci saremmo risparmiati l’ansia e l’affanno di queste ore.

I partiti di governo si affidino interamente al loro presidente del consiglio e alle sue decisioni. L’eccesso di concentrazione del potere in Repubblica, anche se in mani finalmente capaci, non è mai una soluzione felice, ma in queste condizioni è divenuta obbligata. Anche se Draghi non fosse l’uomo della provvidenza è costretto a trasformarsi in fretta. La sua maggioranza non può permettersi di essere d’intralcio. Draghi è la risorsa estrema a cui si affida un Paese condotto allo sbando.

Le cose non vanno meglio sul fronte sanitario. Il governo precedente era più preoccupato della coreografia che di reperire i vaccini. È bene che le priorità cambino e magari anche i super commissari. Di questi ultimi restano le migliaia di monopattini inutilizzate per le strade delle nostre città di cui bisognerà pure sbarazzarsi.

Difficile credere che per come si sono trascinate le cose si ripristini la piena legalità repubblicana, quando il palato dell’opinione pubblica ha già perso il gusto alla vita democratica.

Per lo meno sono state chiamate al governo un numero di forze politiche tale da rappresentare una maggioranza reale e non solo formale, altra cosa che avevamo chiesto davanti all’emergenza, una coalizione ampia. Coesa, non lo era nessuna delle precedenti.

Sarà chiamata a rispondere delle proprie responsabilità e dovrà dimenticare lo spirito di fazione. Conta poco vedere chi ha migliori credenziali o chi non ne possiede affatto. La dimostrazione delle proprie qualità verrà data sul campo. Gli italiani giudicheranno. L’unica vera garanzia di cui disponiamo è Draghi stesso, la stoffa di cui è fatto, il prestigio interno ed estero che gli si riconosce.

Una tale risorsa andava impiegata subito. Resta da vedere se si riuscirà  a recuperare  il tempo perduto da ignoti signori che hanno fallito miseramente. Possiamo stare solo certi che tutto quanto è possibile sarà fatto.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.