Un nostalgico dell’influenza del pensiero di Jean Jacques, che prevalse nel mondo occidentale per almeno due secoli interi, sarà ben felice di sapere che il governo aspetta il via libera solo da Rousseau. Peccato che si tratti  di una piattaforma. Ancora più peccato, che il responsabile di questa piattaforma non abbia ben messo a fuoco un aspetto cardinale delle riflessioni di Rousseau sul governo, ovvero che esso è solo un servo della volontà popolare. Rousseau è il primo nella storia del pensiero occidentale a chiedere che il monarca divenga ‘plurale’, un concetto sconvolgente.
Nel mondo liberale si è divagato a lungo su quanto il dispotismo debba a Rousseau causa il  ‘Contratto sociale’.  La risposta è nulla, ovvio. Un ‘contratto’ si può liberamente rescindere, altrimenti non sarebbe un contratto e soprattutto nessuno all’epoca di Rousseau riteneva la sovranità sottoponibile ad un contratto. Leggetevi Hobbes, o Grozio che spiegavano che un popolo esisteva solo per volere di un re e doveva soddisfare persino i suoi capricci. Più autoritario di Rousseau era persino il buon Locke, il quale appena Guglielmo di Orange, suo protettore, ascese al trono d’Inghilterra, si precipitò a scrivere che il dovere nei confronti dello Stato obbliga le scelte individuali. Ancora non c’era il cittadino che già era tornato suddito.
In  Rousseau la sudditanza non esiste.  Tanto da contemplare la possibilità di emigrazione dallo Stato.  Per questa ragione in piena Costituente, Condorcet difendeva i diritti degli emigrati a non venir spogliati dalle loro proprietà rimaste in Francia e non a venir perseguitati. Altri tempi. Fortuna che almeno Rousseau ora si deve misurare su una personalità del peso di Mario Draghi. Rousseau detestava la mediocrità borghese anche perché se ne sentiva parte a tutti gli effetti. Potremmo dire che lo inventa lui il borghese con tutti i vizi ed i difetti.
Draghi è invece un’eccellenza della borghesia, sotto ogni aspetto. Ci mancherebbe solo che la piattaforma dedicata a Rousseau gli dicesse di no. Nel dubbio, va dato merito a Beppe Grillo  che ha subito detto: «Draghi è uno di noi», cioè di loro, come Toninelli o Di Maio. Non bisogna disperare, al contrario. È possibile che incorporando Draghi i nostri rousseauiani divengano più esigenti e selettivi al loro interno. A conti fatti, gli converrebbe pure. Si guardino un attimo intorno. Partivano dal trenta per cento delle politiche scorse ed in pochi mesi, in ogni elezione regionale, stentavano ad arrivare al dieci per cento. Nessun altro partito, nessun movimento, aveva avuto una flessione tanto rapida ed in così poco tempo nella storia della repubblica e questo, contemporaneamente, all’esercizio della presidenza del consiglio. Una ragione valida per cambiare la presidenza del consiglio, ed è stato fatto…
Si tratta di riconoscere che forse è meglio un presidente che non venga scelto dalla piattaforma, ma solo supportato. Con tutto il rispetto per Rousseau, quello vero e rimasto sconosciuto.