Dare un giudizio a caldo sul governo Draghi basandosi sulla scelta dei ministri, non solo serve poco, ma di solito fa perdere di vista le ragioni per cui è stato chiamato Draghi a presiedere un governo di unità nazionale. I repubblicani che per primi indicarono un governo di unità nazionale a guida Draghi già un anno fa devono essere soddisfatti?

Noi ritenemmo  fosse utile al paese che per affrontare la crisi pandemica economica e sociale, le opportunità dei finanziamenti europei, per riportare il paese sui binari del rispetto costituzionale, per dare un periodo di tregua alla stagione dell’odio e della contrapposizione frontale occorresse una guida autorevole al governo.

Ci fu chi disse che non era necessario perché l’emergenza era inesistente, ci fu chi decantava i meriti di Conte nell’ottenere i 209 miliardi dall’Europa quando in realtà la solidarietà all’Italia è stata mossa dalla gravità della situazione italiana che poteva diventare default dell’eurozona. Ma l’Europa doveva pretendere un piano di riforme e di investimenti nei settori strategici che mettessero l’Italia e gli altri paesi nella condizione di pensare al presente e al futuro.

Le politiche di annullamento del patto di stabilità e del NGUE ne sono la testimonianza, ma il paese, era nelle condizioni di garantire un impegno di spesa corrente buona o l’allentamento dei vincoli avrebbe portato alla spesa per mancette, sussidi, assistenzialismo nella sfida bipolare per la conquista del potere senza pensare al futuro del paese?

Quello che è avvenuto è stato il disastro della politica bipolare anziché uniti per l’interesse generale del paese, uniti per lo spoglio del paese. A pochi mesi dalla scadenza europea del NGUE dove dobbiamo presentare i progetti di investimento nei settori indicati, la produzione del governo si limitava ad infinite linee di orientamento senza nessuna indicazione concreta e quindi senza la minima possibilità di essere finanziata dalla solidarietà europea.

In questa drammatica situazione, di cui ha dovuto prendere atto Mattarella, consumatasi col mercato delle vacche del trasformismo più becero, è stato dato l’ incarico a Mario Draghi. Poteva essere un governo del presidente? No, perché avrebbe coinvolto solo tecnici, ma sarebbe stato esposto agli umori dei partiti e del Parlamento negli snodi fondamentali della fiducia e dei provvedimenti necessari.

Il governo che nasce va visto in quest’ottica ed è esattamente quel governo di unità nazionale che il PRI aveva chiesto fin dall’anno scorso. Naturalmente aver tenuto fuori i segretari dei partiti dal governo dà un profilo meno politico, ma più  riparato dalle polemiche,  ma nella compagine governativa è chiaro che a presidiare i rapporti internazionali Europei ed occidentali c’è la personalità più autorevole di cui disponga il paese, temuto e rispettato da tutti perché capace ed efficace.

Un uomo che dà garanzie non per gli inchini che fa ai potenti, ma per i risultati che ottiene nelle cose che dirige. Nei settori fondamentali della ripresa economica in un’ottica di rinnovamento del paese c’è il meglio dell’intelligenza manageriale del paese, nel resto pur nell’equilibrio e nel dosaggio delle responsabilità in base alla rappresentanza parlamentare sono stati scelti i numeri due dei partiti, quasi tutti già ministri in governi precedenti, non di primo pelo o secondo il manuale Cencelli.

Del resto se hai un professore capace, che pretende report e risultati, anche gli alunni più somari imparano e si applicano; a me pare che fra il personale politico, forse qualcosa di diverso avrei scelto, ma quello che è stato scelto è ciò che passa il convento. Sono certo che la Costituzione ritorna ad essere il punto di riferimento, che la giustizia sarà modificata in meglio, che il futuro delle nuove generazioni sarà tenuto presente, che l’economia non sarà solo ristorini e mancette.

Sono certo che con Draghi l’interesse generale del paese sarà garantito e che il dopo Draghi non sarà più come prima. Il Parlamento si dedichi ad approvare una legge elettorale che superi il bipolarismo della lotta per il potere con una legge elettorale proporzionale con la sfiducia costruttiva.

E le forze politiche compreso il PRI si rinnovino e diventino espressione delle culture politiche del paese. Si alleino o meno  in base a programmi e valori ed ideali comuni nel presentarsi al giudizio della sovranità popolare e costruiscano in Parlamento quelle maggioranze di governo che hanno cultura di governo dell’interesse generale ed escludano chi è qualunquista, populista, sovranista e per politiche clientelari e parassitarie.

Se Draghi funziona nulla sarà come prima, ma il confronto sarà diverso perché il popolo pretenderà qualcosa di meglio e di diverso. Quindi riteniamoci soddisfatti senza perdere il senso della responsabilità, che va preservato per i risultati che si otterranno, dedichiamo il nostro tempo ad elaborare proposte, progetti sui problemi del paese, costruiamo un partito di  persone volontarie, ma che non si perdano nel pettegolezzo o nell’egocentrismo dei nostri limiti, non adeguiamoci  alla mediocrità dei personalismi, dei capetti, dei localismi e lavoriamo tutti insieme per costruire un polo repubblicano liberal-democratico italiano collegato alle forze europee dell’Alde. Con Draghi al governo possiamo dedicarci soprattutto a questo. Auguri Presidente.