La “distruzione creativa” di Schumpeter; l’allineamento all’UK nell’anno delle presidenze parallele di G7 e G20; l’Atlantismo; l’obiettivo Net Zero entro il 2050. Nel discorso per la richiesta della fiducia al Senato, Mario Draghi è partito dal Risorgimento, aprendo le sue comunicazioni esponendo la visione di Cavour, ma è arrivato subito alla modernità. Nel farlo, è significativa la citazione tributata a Bruno Visentini in tema di alleggerimento della pressione fiscale in un discorso con molti passaggi tipici del repertorio repubblicano e il riferimento alla democrazia integrale “senza aggettivi” riferibile direttamente a Giuseppe Mazzini e rilanciata da Giovanni Spadolini.

Draghi è apparso in totale sintonia con i molti temi dell’agenda repubblicana esposti illo tempore in un intervento sulla Stampa a marzo 2020 e ripresi in un intervento sul Foglio di maggio 2020. Draghi ha mostrato chiarezza intellettuale e programmatica.

Il PCM fiduciando ha messo la parola fine a una stagione politica sciagurata, segnata dal populismo, dall’assistenzialismo e da ubriacature da anacronismi keynesiani. Draghi potrebbe aver chiuso il XIX secolo della politica italiana, con un discorso che interpreta le sfide del XXI secolo ma mostra di saper maneggiare le leve della modernità democratica.

Dopo la mediocrità dei politici, la qualità dello statista. Nessuno spazio alle etichette da barattolo di conserva, né alle formulette politiche in due righe da foglietto del Bacio Perugina, poco spazio ai sofismi, ancor meno alla retorica, nessuna preoccupazione di far contenti gli Statalisti (“il perimetro degli interventi dello Stato va valutato con attenzione”)  e – finalmente – tanta scienza e competenza tecnica.

Il 17 febbraio 1801, Thomas Jefferson venne eletto presidente degli USA. C’è da augurarsi che il primo discorso in parlamento di Draghi da PCM incaricato sia un momento jeffersoniano. Ma intanto c’è da essere soddisfatti della sua piena consapevolezza del momento schumpeteriano – la necessità di distruggere le sacche improduttive e finanziare la riforma di sistema con le risorse europee del Recovery Fund, in un paese dove si è conservata l’inefficienza.

Importanti i passaggi di politica estera, non solo Europa e America, ma Russia, Cina e Turchia, temi maneggiati con la perizia dell’uomo che conosce il mondo. Nell’aula di Palazzo Madama sono state pronunciate le parole che il PRI attendeva da tempo.