Peggio degli storici reazionari, che sono di per sé già una bell’ira di Dio, ci fu solo la baronessa anglo ungherese Emma, una montagna inutile di altri nomi, Orczy. La nobil donna decise di vendicare l’onore dell’Antico regime spazzato via dalla Rivoluzione con un ciclo di romanzi che ebbe un certo successo in Inghilterra ed in mezza Europa, esclusa la Francia, dove pure erano ambientati, al tempo della Rivoluzione.

La grande idea narrativa? La coccarda bianca dei Borboni resa rossa dal sangue della famiglia reale, veniva riscattata da un eroe senza macchia e senza paura che con il suo ingegno metteva in scacco il regime robespierrista. Così nacque “la primula rossa”.

Gli amanti del genere possono essersi dilettati per  una versione rocambolesca del romanzo di avventura dove il termine romanzo è un parolone. Poi ci sono pure quelli che ritengono Orwy, pubblicata  ai primi del 900,  il prototipo del romanzo di spionaggio. Peccato che la credibilità rasentava l’imbarazzo. Poteva anche essere che un eroe senza volto fosse in grado di mettere in scacco la polizia robespierrista nel momento in cui l’esercito di quella sconfiggeva alle frontiere tutte le armate avversarie, e  soprattutto piegava all’interno la rivolta in Vandea. Era invece assolutamente impossibile che il damerino raffinato sotto cui si mascherava il vendicatore dei Borboni, la facesse franca. Gli uffici del comitato di salute pubblica e di sicurezza generale potevano forse mancare uno scaltro fuorilegge in cappa e spada, ma non avrebbero avuto bisogno di delazione alcuna per arrestare il suo alter ego impomatato come sospetto.

Questo personaggio  appena uscito di casa nelle sue eleganti calze di seta sarebbe stato preso e rinchiuso alla Conciergerie e poiché il bellimbusto era tanto irritante ed affettato, denunciato al Tribunale rivoluzionario. Fine della primula rossa, senza nemmeno un particolare impegno. La pochezza di realismo storiografico segnò inevitabilmente la perdita di interesse del pubblico.

In Italia, ad esempio, si esaurirono piuttosto presto  le pubblicazioni, più o meno dopo il ’68. Rimase solo l’idea della primula come simbolo della controrivoluzione o meglio ancora  dell’idiozia. Anche per questo c’è da chiedersi come gli è venuto in mente ad Arcuri di mettere una primula come stemma della campagna vaccinale? Con tutte le grane che si ritrova rischia persino di essere marchiato come controrivoluzionario.