Nel corso degli ultimi decenni l’Italia è diventato il principale partner strategico europeo dell’Azerbaigian ed i legami tra i due paesi sembrano diventare ogni giorno più solidi e promettenti. In questo colloquio l’Ambasciatore Mammad Ahmadzada ci accompagnerà in un viaggio, per il momento virtuale, alla scoperta del suo paese.

Buongiorno Ambasciatore, vorrei affrontare con lei una serie di questioni di carattere geo-politico, ma non solo. Comincerei chiedendole di spiegare ai lettori de La Voce Repubblicana il contesto regionale in cui oggi si trova la Repubblica dell’Azerbaigian, in particolare il suo ruolo di ponte tra Europa, Asia e Medio Oriente…

«L’Azerbaigian è il paese leader regionale e il più grande per superficie, popolazione e potenziale economico del Caucaso meridionale. Il nostro paese beneficia da sempre di una posizione strategica. Nei secoli, le città azerbaigiane, situate lungo l’antica via della seta, e caravanserragli in città come Baku, Sheki e Shamakha, fungevano da piccoli snodi commerciali tra Oriente e Occidente. Allo stesso modo il nuovo porto di Baku, il Baku International Sea Trade Port, ha l’obiettivo di fornire un collegamento tra l’Asia e l’Europa, in particolare alla luce dell’iniziativa Belt&Road, così come rappresenta un tassello importante nel corridoio Sud-Nord. Oltre alla sua vantaggiosa posizione geostrategica, l’Azerbaigian conta anche su vaste risorse naturali, un alto tasso di crescita della popolazione, che ha raggiunto più di dieci milioni di abitanti, ed un notevole potenziale economico. Il paese è protagonista dei principali progetti strategici di energia e trasporto, come gli oleodotti Baku-Tbilisi-Ceyhan, Baku-Supsa, Baku-Novorossisk, i gasdotti Baku-Tbilisi-Erzurum, il Corridoio Meridionale del Gas, e la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars. Tali progetti hanno un ruolo fondamentale per la stabilità, la crescita e la cooperazione di tutti i paesi coinvolti».

Dopo il recente armistizio siglato con l’Armenia, quale è la situazione nei sette distretti che sono tornati sotto la piena sovranità azerbaigiana? E quale la situazione nel Nagorno Karabakh?

«L’occupazione militare da parte dell’Armenia del 20% dei territori dell’Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno Karabakh e i sette distretti adiacenti, durata quasi 30 anni, è terminata e l’Azerbaigian ha liberato i suoi territori durante la Guerra Patriottica di 44 giorni. Nel corso dell’occupazione, quelle aree sono state rase al suolo con la distruzione di tutte le infrastrutture ed il saccheggio del patrimonio storico e culturale del popolo azerbaigiano. Abbiamo avviato lavori di ricostruzione su vasta scala, per ripristinare le infrastrutture e creare le condizioni necessarie per il ritorno alle loro terre degli sfollati interni azerbaigiani, il cui numero, nel momento dell’occupazione, era 750 mila, ma adesso è molto più alto. Tutti i lavori sono all’attenzione personale del Presidente Ilham Aliyev, che ha affermato che “trasformeremo il Karabakh in un paradiso”. Il capo dello stato visita regolarmente i territori liberati e dà istruzioni sui lavori di restauro e ricostruzione. L’Azerbaigian ha ripristinato la giustizia storica liberando le sue terre. Ma per la piena garanzia della giustizia, è molto importante che vengano condannati gli autori dei crimini di guerra commessi contro la popolazione civile azerbaigiana, durante l’occupazione delle nostre terre, compreso il genocidio di Khojaly, il cui 29° anniversario verrà commemorato il 26 febbraio prossimo. Una condanna è necessaria anche per gli attacchi armeni, durante la Guerra Patriottica, con l’uso di bombe a grappolo e cluster bombs, alle città di Ganja, Barda, Tartar e ad altri insediamenti azerbaigiani, ben lontani dalle aree teatro delle operazioni militari, che hanno causato tra i civili oltre 100 morti e 420 feriti. Come evidente, i crimini impuniti aprono la strada a nuovi crimini».

La città di Shusha è considerata, a buona ragione, la culla della cultura e della letteratura azerbaigiana; averla riportata nel pieno controllo delle istituzioni cosa ha rappresentato per il paese?

«È molto difficile esprimere a parole cosa proviamo per esserci riuniti con la nostra Shusha, dopo una così lunga separazione. Shusha rappresenta una questione morale e di orgoglio nazionale per il popolo azerbaigiano. Shusha è uno dei centri del nostro paese con la maggiore concentrazione di patrimonio storico e culturale azerbaigiano. Durante l’occupazione, questo patrimonio è stato distrutto e si è tentato di modificarne l’origine. Il Presidente Ilham Aliyev ha dichiarato Shusha capitale culturale dell’Azerbaigian e presto la città verrà riportata al suo aspetto precedente visto che sono già iniziati importanti lavori di restauro e ricostruzione in questa direzione. La distruzione di queste terre, da parte dell’Armenia, durante i 30 anni di occupazione, è essa stessa un’ammissione dell’occupazione. Ora questi territori sono stati liberati dall’Azerbaigian, a cui legittimamente appartengono, e il mio paese li renderà più belli di prima dell’occupazione. Questa è la differenza tra l’occupante e colui al quale una terra realmente appartiene».

Quale futuro vede per l’Azerbaigian nei progetti di integrazione europei ed eurasiatici e nei sistemi di alleanze globali?

«L’Azerbaigian adotta una politica estera indipendente, promuove una politica di buon vicinato nell’area e intrattiene solidi rapporti con i maggiori player globali. Alla base della nostra politica estera c’è la salvaguardia dei nostri interessi nazionali. Abbiamo un’attenzione particolare per le strutture europee, a tal proposito vorrei ricordare che con circa 1/3 dei membri dell’UE, tra cui l’Italia, abbiamo firmato accordi di partenariato strategico.  Inoltre lo sviluppo dei rapporti con i paesi asiatici è una delle direzioni della nostra politica estera. Da sottolineare anche il ruolo attivo dell’Azerbaigian nell’ambito dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica e nel Movimento dei paesi non allineati, di cui è l’attuale presidente. Il rispetto del diritto internazionale, dei principi di sovranità, integrità territoriale e inviolabilità dei confini degli stati e una cooperazione equa e reciprocamente vantaggiosa costituiscono le basi delle relazioni dell’Azerbaigian con gli altri paesi e strutture internazionali».

Come forse saprà, qui a Roma abbiamo una delle più antiche comunità ebraiche d’Europa e so che anche nel suo paese vi sono queste comunità, sia quella di Baku che quella dei c.d. “ebrei delle montagne”, al confine con la Russia. Vuole parlarci dei rapporti con queste comunità ma anche dei rapporti con lo Stato di Israele?

«L’Azerbaigian ha ottimi rapporti con lo stato di Israele in tutti settori, dal politico all’economico, al tecnologico a quello sanitario. Nel contesto del modello multiculturale dell’Azerbaigian, la comunità ebraica ha un ruolo particolarmente rilevante, ed una storia molto lunga nel nostro paese, a cui ha dato un contributo allo sviluppo. La comunità ebraica vanta un ricco patrimonio culturale sparso in diverse parti del paese, composto da numerose sinagoghe, centri culturali e scuole, alla cui tutela le autorità del nostro paese sono molto attente. Uno degli insediamenti principali della comunità ebraica in Azerbaigian, in particolare degli ebrei di montagna, è rappresentato da Qirmizi Qesebe (Cittadina Rossa) nel distretto di Quba, manifestazione anche della pacifica coesistenza tra varie fedi in Azerbaigian».

Quale è lo stato attuale dei rapporti con l’Italia e quali i perni strategici attorno ai quali questo rapporto si muove? Crede inoltre che il modello di soft power esercitato da una media potenza quale è l’Italia, basato su cultura, arte ed enogastronomia, possa essere valido anche per l’Azerbaigian?

«Italia ed Azerbaigian sono legati da partenariato strategico, rinnovato nella sua intensità, durante la visita di Stato del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia lo scorso febbraio 2020, con la firma della Dichiarazione congiunta sul rafforzamento del partenariato strategico multidimensionale tra i nostri paesi. La nostra partnership è molto rilevante in ambito politico: a tal proposito vorrei ricordare che le delegazioni italiane, sia del parlamento che del governo, sono state le prime tra i paesi europei, lo scorso dicembre, a visitare l’Azerbaigian, inclusi alcuni dei territori liberati, al termine del conflitto. Poi vi è il settore economico, che vede l’Italia primo partner commerciale dell’Azerbaigian, e quello culturale ed accademico, che prevede un’agenda molto fitta. L’Italia è un interessante modello di soft power, che l’Azerbaigian esercita per promuovere la sua ricca cultura a livello internazionale. Questo è fondamentale per garantire consapevolezza reciproca e dialogo tra i popoli».

Se non sbaglio, il 2020 doveva essere l’anno della cultura azerbaigiana in Italia che poi, per via del covid, non è più stato celebrato. In questo ambito si sarebbe dovuto ripetere, per il secondo anno, il Festival della Cucina Azerbaigiana. Quali sono le potenzialità di esportazione del settore ‘food’ e del comparto vini e distillati per l’Azerbaigian?

«Si sono svolte in Italia due edizioni del Festival della Cucina Azerbaigiana, nel cui ambito è stato possibile far conoscere anche prodotti enogastronomici azerbaigiani. L’Azerbaigian è un produttore storico in questo settore, incluso il vinicolo. Tutto l’ambito agroindustriale è in grande espansione in Azerbaigian che è anche un importante esportatore di prodotti alimentari e per l’Italia, in particolare, uno dei principali fornitori di nocciole».

Inoltre vi sono importanti partnership, tra i nostri due paesi, nel campo dell’energia. Come valuta la realizzazione del TAP, il Trans Adriatic Pipeline? Anche alla luce del recente “Memorandum of understanding” (21 gennaio 2021) con il Turkmenistan sull’esplorazione e lo sviluppo congiunti del giacimento di Dostlug?

«L’Azerbaigian è da anni il principale fornitore di greggio per l’Italia e, con l’entrata in azione del TAP, giunto alla sua conclusione nei tempi previsti, è ora anche un fornitore di gas per l’Italia, che è divenuta un importante hub energetico per l’Europa. Ciò rappresenta un importante successo, sia per il nostro partneriato con l’Italia, che per i rapporti con l’intero continente europeo. Per quanto concerne il memorandum firmato con il Turkmenistan, ha un rilevanza storica, perché apre una nuova pagina nello sfruttamento delle risorse nel Mar Caspio e per la prima volta questi due paesi avviano un lavoro congiunto per lo sviluppo di un giacimento in questa area, il che contribuirà al rafforzamento della sicurezza energetica e offrirà grandi opportunità di esportazione».

Chiuderei con l’auspicio di stringere ancor di più le già salde relazioni tra Italia ed Azerbaigian, magari partendo da cultura e istruzione. Vorrei ricordare che il pioniere nell’opera di divulgazione della cultura azerbaigiana in Italia è stata ed è tutt’ora la “Sandro Teti Editore”, che da anni si dedica, meritoriamente, a raccontare agli italiani i vari aspetti del suo paese. Ma i miei concittadini non conoscono ancora abbastanza dell’Azerbaigian.

«Abbiamo degli importanti progetti bilaterali in questi settori, oltre a tutti gli eventi che negli anni abbiamo realizzato in Italia, dalla presentazione di libri con varie case editrici, tra cui spicca la Sandro Teti Editore, al Festival del Cinema, a spettacoli e concerti di grande interesse, e che speriamo, superata questa difficile fase pandemica, potremo ricominciare ad organizzare. Stiamo lavorando alla creazione di un’Università Italia-Azerbaigian a Baku, iniziativa comune nel settore dell’istruzione, un nuovo progetto ambizioso che collegherà i nostri paesi per molti anni, favorendo il rafforzamento del nostro partenariato strategico multidimensionale».