Mentre l’eco dell’imbarazzante servizio televisivo sul Giudice Sarpietro – il loquace Giudice di Salvini, colto all’uscita da Palazzo Chigi, dopo aver rivolto complimenti al Presidente del Consiglio, a bere Champagne e mangiare scampi crudi in un ristorante chiuso per DPCM  – deve ancora spegnersi, il TAR del Lazio boccia la nomina a capo della Procura di Roma di Michele Prestipino, su ricorso promosso dai magistrati concorrenti alla carica.

Motivo della bocciatura? Molto semplice e disarmante, oltre la raccomandazione di Giuseppe Pignatone – oggi Presidente del Tribunale Vaticano – il magistrato scelto dal CSM non aveva nient’altro, nessun titolo o requisito atto a considerarlo quale candidato idoneo all’Ufficio. Una nomina voluta e perseguita infatti proprio dal precedente Procuratore Pignatone  in conflitto proprio con quel Luca Palamara che i concorrenti di Prestipino aveva sponsorizzato. Una nomina voluta per garantire continuità di controllo su inchieste ed archiviazioni? Viene da chiedersi.

La Magistratura ha proprio perso tutto, anche l’onore ed è così che i cittadini assistono, impotenti, ad un teatrino vergognoso in cui ancora una volta la credibilità del sistema Giustizia è affossato proprio da coloro che dovrebbero difenderlo, i Magistrati e le proprie correnti politiche e di potere, evidentemente utilizzate per “curare e pilotare” le inchieste di amici e nemici.

La voce che corre da tempo tra i salotti romani e la piazzetta a Capri, assume così sempre più consistenza, ovvero che l’inchiesta Palamara sia proprio il frutto di questa lotta tra bande che vedeva la corrente dell’ex Presidente ANM e rappresentante della corrente UNICOST in contrasto con quella di Pignatone per assumere il controllo della procura della capitale.

Una lotta senza esclusione di colpi di Troian, giacché non solo proprio il Troian è stato fatale ma anche i suoi spegnimenti strategici durante certi incontri, a tal proposito, come non ricordare quello tra lo stesso Palamara e Piercamillo Davigo, alleato di Pignatone, di cui nessuna traccia risulta nei verbali dell’inchiesta.

Insomma, un Romanzo Criminale in toga che nausea e spaventa gli italiani ma pare lasciare indifferente la politica che sulla Commissione di Inchiesta sulla magistratura nicchia e segna il passo. Il vero pericolo e che tutto finisca, secondo l’italico andazzo, a tarallucci e vino, con una mano che lava l’altra e tutte e due, a schiaffeggiar gli italiani.