Se si scorrono le pagine della storia contemporanea ci si accorge di come sia indispensabile nei momenti cruciali della vita degli Stati, affidarsi ad uomini che dispongono di quello che si chiama una stoffa di una certa sostanza, soprattutto sotto il profilo politico.

Nel febbraio di cento anni fa esatti, 1921, Winston Churchill come ministro delle Colonie si cimentava in un banco di prova che avrebbe stroncato un toro. E Churchill  già aveva dato prova di sé con risultati per lo meno discussi, al ministero della Marina, ed erano passati dieci anni. Il  ruolo svolto come ministro delle Colonie fu invece ritenuto fondamentale dall’impero britannico che voleva emanciparsi da numerose spese in medio oriente e gli conferì un prestigio che pochi altri uomini politici ottennero in Inghilterra. Per questo motivo, quando si vide che il leader del partito conservatore, Chamberlain, aveva completamente fallito nella sua politica europea, il parlamento britannico si rivolse a lui per sostituirlo.

La particolarità del governo Churchill, formato nel 1940 e quindi battezzato dal disastro dell’invasione in Francia, era che la classe dirigente del suo partito gli rimase avversa, i laburisti non si fidassero più di tanto ed i liberali lo ritenessero comunque un rinnegato perché proveniva dalle loro fila e li aveva abbandonati.

Churchill contava  solo su due alleati, il parlamento, ed il re. Questo non toglie che nel momento della disfatta in Francia, Halifax e Chamberlain, che erano nel gabinetto di guerra vollero dimettersi, infatti Churchill rifiutava la mediazione di pace con la Germania offerta da Mussolini. Le dimissioni dei due principali esponenti del gabinetto avrebbero messo necessariamente Churchill a terra. Senza il sostegno del Re, che esercitò tutto il suo peso sul Parlamento per tenere in piedi il governo e far rientrare nei ranghi i due ministri dissidenti, Churchill sarebbe stato spazzato via e l’Inghilterra arresa.

Giorgio IV, per quanto legato personalmente al nemico principale del premier, il visconte di Halifax, si convinse subito per Churchill. Il Re riteneva la politica proposta dal suo confidente un’umiliazione ed uno scacco matto per l’Inghilterra. La corona, come poi del resto il popolo, resterà straordinario ed eccezionale il legame popolare che l’aristocrazia britannica ha saputo dimostrare per interi secoli, erano determinati a tenere in piedi Churchill ad ogni costo e grazie a Dio, vi riuscirono, ma  la contestazione politica al primo ministro fu  tale da toglierlo di scena.

Un governo non cade mai se i suoi principali riferimenti istituzionali, vagliato l’umore popolare e convinti delle qualità di chi lo guida, sono disposti a sostenerlo in qualsiasi circostanza. Quando un governo è ritenuto comunemente la soluzione migliore per la nazione e il suo leader ha stoffa adatta, sfugge a qualsiasi manovra che gli si rivolga contro.