Ci sono alcune tagliole sul percorso del governo Draghi, che i repubblicani, tutti, non solo quelli aderenti o votanti PRI, dovrebbero cercare di neutralizzare. Quali sono e come fare?  Le trappole sono insite in concezioni di pura conquista del potere che dividono il paese in due, destra sinistra, e credono che quello sia lo spirito repubblicano.

Ieri, Veltroni sul Corriere della Sera, ne dava un esempio eclatante. Veltroni continua a fare confusione fra Costituzione Italiana erede della tradizione risorgimentale, della Resistenza e frutto di una Assemblea Costituente prima e di un Referendum popolare che ne definisce il carattere parlamentare, la separazione dei poteri, il carattere pluralista, il carattere di articolazione istituzionale con enti territoriali ben definiti. Per cui non è possibile che un aspirante Presidente della Repubblica, come Veltroni, ignori questi passaggi e affermi delle banalità del tipo” ci sono altre democrazie nel mondo che non hanno mai avuto governi tecnici, dovuti all’incapacità di darsi delle maggioranze in grado di governare”.

Intanto, Veltroni commette lo stesso errore concettuale che commette la Meloni quando dice che Draghi, siccome non è eletto dal popolo sarebbe un tecnico e che il Parlamento sarebbe ostaggio. Come dice Sabino Cassese, sempre sul Corriere della Sera di ieri, la Costituzione Italiana non prevede che il Presidente del consiglio o i ministri siano Parlamentari e perciò eletti direttamente dal popolo e la ragione è che il potere legislativo che il parlamentare esercita è in contrasto con il potere esecutivo che chi governa esercita.

In America cari Veltroni e Meloni, dove il Presidente viene eletto direttamente esiste nella Costituzione della Repubblica presidenziale una clausola di incompatibilità fra la carica elettiva e qualsiasi posizione esecutiva. È così, in Francia, una Repubblica semipresidenziale. Nelle altre repubbliche democratiche che assieme a quella italiana, costituiscono gli esempi storici che hanno cambiato i regni, la separazione tra poteri legislativi ed esecutivi, per dirla con Cassese, è applicata rigidamente, per cui se si vuole usare la concezione di Veltroni e della Meloni dovrebbero essere i governi e chi governa tutti “tecnici”.

In Italia non esistono clausole ma la fiducia del Parlamento assegna ai rappresentanti del popolo il compito di controllo e di nomina dei governi. La politica ha il compito quindi di confrontarsi e di fare sintesi per governare. Così come la stabilità non è data da un sistema maggioritario e specularmente l’instabilità è frutto della legge proporzionale. Perché col sistema maggioritario ci sono esempi, come il governo Berlusconi con maggioranze enormi, o il governo Prodi, o i tre governi di questa legislatura che dimostrano il contrario.

Se si costringono prima le forze politiche ad associarsi per vincere, per prendere il potere, e il giorno dopo in Parlamento ognuno riassume la sua autonomia perché la Costituzione lo consente, iniziano la transumanza e il mercato delle vacche. Il sistema proporzionale invece fa esprimere la sovranità popolare sulla base di orientamenti ideali e valoriali, su un modello di società e costringe poi, in Parlamento, a ricercare la sintesi politica programmatica per governare.

Basterebbe aggiungere il meccanismo della sfiducia costruttiva per coniugare stabilità e rappresentanza e non creare quindi il fenomeno di uno squallido mercato individuale. Nella prima Repubblica i cambi di casacca si limitavano a uno due casi in una legislatura, non raggiungevano il terzo del Parlamento.

Aggiungo poi, che il pluralismo politico espressione delle culture politiche non solo tiene vivo il confronto e il coraggio delle idee ma non esclude la possibilità che si creino liste plurali che ad esempio si riconoscano nelle tradizioni politiche e culturali europee. La governabilità non è data dal tempo di durata di un governo, ma dalla capacità di affrontare e risolvere i problemi dell’interesse generale del paese, rispettandone il carattere democratico e pluralista. Perché se i governi devono durare solo per spogliare il paese con assistenzialismo, clientelismo e corporativismo vari è un tipo di ‘governabilità’ che spacca il paese, non ne rappresenta l’essenza e il carattere fondamentale della Repubblica, che è il patto sociale con regole condivise.

Così, come il carattere di continuità o discontinuità fra il governo Draghi e il governo Conte 2 non è dato dagli uomini che fanno i ministri, come diceva il fornaio saggio (“il pane lo faccio con la farina che ho”) ma dalle politiche che il governo porterà avanti profondamente diverse. Queste senza violare la Costituzione, le altre con sistematico uso di Dpcm e di stato di emergenza non previsto dalla carta costituzionale. Queste in rapporto di collaborazione fra stato ed articolazioni periferiche, sapendo che la pandemia è compito dello stato che la affronta con le autonomie, quelle in perenne conflitto e confusione con il sistema periferico.

La costruzione del NGUE con il confronto socio economico, col Parlamento e con una governance chiara e definita nel MEF come è scritto nella Carta costituzionale. Insomma, la farina è quella che è, ma il lievito lo mette il fornaio. Un governo di solidarietà nazionale non è meno autorevole se esiste una opposizione in Parlamento.

Per il periodo di decantazione dagli odi, dagli scontri e divisioni, sarebbe comunque meglio che esercitasse il suo ruolo, come ogni opposizione democratica dovrebbe esercitare in Repubblica e cioè con la proposta legislativa e col controllo dell’interesse generale. Non si può proporre ciò che non è possibile fare perché fuori dalla Costituzione o addirittura proponendo soluzioni motivate da esperienze che si credono, ma che come ho detto prima non esistono.

Infine la trappola delle tattiche politiche, per cui si mina il governo Draghi dall’interno pensando di trarne un profitto elettorale per il dopo Draghi. Questa sarebbe molto più grave dell’atteggiamento di FDI di opposizione dichiarata. Perché lascia intendere che esistono due, tre governi, in uno, e non il governo di unità Repubblicana invocato da Mattarella, enunciato da Draghi e votato dal Parlamento.

Il concetto di dovere dell’unità ha senso solo se educa i cittadini al dovere e le forze politiche alla libertà dei contenuti e non le incatena alle logiche di schieramento destra sinistra che rendono protagonisti i populismo e i sovranismi. La sintesi politica in democrazia, diceva Spadolini, si fa al centro che non è il luogo della conservazione ma il luogo riformatore più avanzato possibile, perché rende inutili le estreme populiste e massimaliste. Veltroni e il PD con l’intergruppo, la Meloni con il coordinamento dei gruppi parlamentari del centro destra propongono questo.

È il pericolo più grande che corre il governo cioè di essere stritolato dalle logiche bipolari di populismo e sovranismo. Io credo che Salvini, Berlusconi e il PD oltre a tutti i partiti laici, repubblicani e libera democratici, se vogliono sfruttare appieno la libertà di espressione e affermare il carattere europeistico ed occidentale del governo, non devono farsi inglobare in logiche di spaccatura che l’intergruppo destra-sinistra introduce.

Il sovranismo quando la UE, anche grazie a Draghi dalla Bce, diventa solidarietà senza precedenti, diventa anacronistico. Diverso è il concetto di patriottismo costituzionale repubblicano che non è nazionalismo, ma orgoglio nazionale in un concetto di Patria che è il luogo in cui democrazia e libertà trionfano e che delinea, in senso mazziniano i paesi e le forze con cui, si può collaborare.

E questo è ciò che come Repubblicani dobbiamo fare, il ruolo di custodi moderni dei valori e dei sistemi istituzionali del repubblicanesimo italiano.