Siamo convinti che l’operato della missione Ong in Congo a cui ha partecipato l’ambasciatore Luca  Attanasio sia di fondamentale importanza umanitaria. Abbiamo letto che è attiva dal 2008 e che l’unico incidente in cui era incorsa finora, è stato un accoltellamento di un’operatrice ad una gamba.

Bisogna considerare come eccezionale che si siano registrate solo due vittime nell’arco di dodici anni, questa Ong ha compiuto un autentico capolavoro di sopravvivenza. Il Financial Times di oggi riporta il parere di un analista congolese dell’International Crisis Group, Onesphore Sematumba, il quale scrive che la morte del diplomatico italiano e del carabiniere di scorta, “si inscrive in una lunga serie di omicidi non evidenziati dai media, segno della disintegrazione dello Stato”, Sematamumba si riferisce al Congo ovviamente.

Bisognerebbe allora solo aggiungere da quanto dura questa disgregazione dello Stato e da quanto la serie di omicidi. Per precisione, più o meno da 25 anni e con ritmi tali da comprendere lo sterminio di interi villaggi abitati. Se poi spostiamo la soglia di questi 25 anni, per guardare al complesso della Regione dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso, la situazione sul campo appare persino peggiore di quella successiva, dove alla guerriglia e alla contro guerriglia legate al tribalismo ed al banditismo, si mischiavano guerre combattute con tutti i crismi.

Ne sono rimasti i residui sanguinosi. Non abbiamo quindi compreso se davvero il convoglio che girava nel Nord – Kivu, ovvero un territorio confinante con il Rwanda, che apre un’altra situazione bellica funesta, fosse privo di protezione armata. Per l’esattezza, faremmo fatica ad accettare l’idea che l’Onu mandasse suoi mezzi, tinti di bianco magari, in un’area in cui i mortai delle varie milizie si esercitano giornalmente al tiro al bersaglio.

Altresì, non osiamo pensare che il governo italiano, la Farnesina in particolare, abbia dato l’autorizzazione ad un membro del corpo diplomatico di vagare con un convoglio disarmato dell’Onu nella giungla congolese con la protezione di un solo carabiniere di scorta.

Vogliamo sperare di non avere sufficienti informazioni a riguardo e aspettiamo un quadro più esauriente di quanto accaduto in queste ultime ore. Mai dovesse risultare che davvero l’Onu fosse sprovvisto di copertura militare, dove sarebbe difficile stabilirne una congrua, e l’Italia in aree di guerra, affidi la vita dei suoi diplomatici ad un singolo carabiniere, non ci si chieda solo chi riteniamo responsabili della morte dei nostri connazionali.