“Il y a quelque chose là-dedans” è il  verso con cui Andrè Chénier è passato alla storia. La sua testa portata alla ghigliottina pesava, forse non politicamente, certo poeticamente. La Rivoluzione colpiva teste di un qualche valore, quella di Lavoisier, quella di Chénier, quella di Danton. Persino quella di Luigi, priva di doti intellettuali, era provvista di una corona. Ovviamente non mancava la mannaia sulle teste vuote.
È che nessuno se ne accorgeva, finivano al patibolo come, scriveva bene Hegel in Libertà assoluta e Terrore, si trattasse di “tagliare una testa di cavolo”, o di “bere un sorso d’acqua”.
Chiedere oggi la testa di un Arcuri, come fa l’onorevole Salvini, ha meno senso di chiedere l’abolizione della carica che Arcuri ricopre. Quale altro Stato al mondo ha un super commissario della protezione civile intento a progettare primule per vaccini che mancano? Persino a il Fatto di Marco Travaglio si sono accorti che l’idea di fare causa alle società farmaceutiche era priva di fondamento giuridico. Magari Travaglio se ne è accorto in ritardo, ma il super commissario nemmeno conosceva i contratti sottoscritti.
Mario Draghi ha spiegato che il suo governo non potrà permettersi di sprecare risorse, chissà a chi si riferiva. Bisognerà pur procedere alla vaccinazione prima che siano impiantati i meravigliosi padiglioni petaluti. Lo ha detto anche il governatore De Luca, che rivendica il merito di aver convinto il nuovo governo ad andare per le spicce.
E non vogliamo nemmeno parlare dei monobanchi, dei monopattini, delle mascherine pagate troppo per non dire di quelle che non sono efficaci. Non c’è una sola idea nelle proposte di Arcuri che riveli una testa pensante. Resterà l’immagine desolante del commissario che prende la piccola cassa di vaccini da un piccolo bus già vuoto.
I vaccini ordinati sono insufficienti, soprattutto rispetto alle dichiarazioni del ministro Speranza che riteneva necessario vaccinare tredici milioni di italiani entro aprile. Possibile che non ci si rendesse conto dell’inadeguatezza delle forniture, già a dicembre? C’era qualcuno capace di farsi due conti nel precedente governo?
Vi sono invece gli strali della stampa ad accompagnare l’azione del commissario, persino nelle sue incombenze precedenti, nemmeno fosse stato chiamato a un simile compito un manager di grande rinomanza, un Colao, per esempio. Vale dunque la pena chiedere le dimissioni del commissario?
Semmai bisogna chiedersi come sia stato possibile concedergli così tanti poteri. Arcuri è l’ombra di una stagione infelice e di un governo fallimentare. È uno spreco chiederne persino le dimissioni.