Siamo convinti che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio intervenendo in Aula alla Camera fosse sincero nel chiedere di conoscere la verità sull’omicidio dei nostri connazionali in Congo.
Temiamo che se da una parte questa verità sia difficile da ricostruire, dall’altra risulterà  molto sgradevole. Il ministro degli Esteri ha detto che il carabiniere addetto alla scorta dell’ambasciatore Attanasio era un professionista altamente addestrato, e non abbiamo ragione di dubitarne, ma vorremmo capire se davvero il governo italiano confidasse di poter proteggere un suo diplomatico in Congo con un solo uomo di scorta.
In Libia nel 2012 gli Stati uniti non riuscirono a proteggere il proprio rappresentante con sei addetti alla sicurezza, navy seals,  e sedici guardie locali in un compound attrezzato nel cuore di Bengasi.
Qualcuno poteva credere che un carabiniere uno, fosse in grado di proteggere Attanasio nella foresta del Nord-Kiwu, a ridosso del Ruanda?
Ci siamo chiesti e farebbe bene a chiederselo anche il governo italiano, se il convoglio dell’Onu assalito disponesse di una difesa armata. Dalle immagini di cui disponiamo non sembrerebbe proprio. In pratica l’Onu fa girare in zona di guerra i suoi convogli umanitari senza protezione  alcuna.
Un distaccamento militare è sopraggiunto dopo l’agguato. Se questo è quanto avvenuto, vi sarebbe ragione di un chiarimento fra il governo italiano e l’Onu. L’ambasciatore Attanasio rispondeva ad un senso del dovere verso la sua missione e non poteva sottrarvisi. Il governo italiano può invece evitare  di far suicidare i suoi funzionari, limitandone gli impegni.
Il continente africano nel suo complesso non offre particolari sicurezza per le vite degli europei bianchi che già fuori dai centri cittadini sono a rischio. A volte, come ci si dovrebbe essere accorti dalla vicenda Regeni, persino nelle città più evolute non hanno grandi garanzie. Se poi ci si aggira per territori contesi, da più di trent’anni devastati dalle lotte tribali e dalle bande armate, le possibilità di sopravvivenza si riducono ulteriormente.
Forse il governo italiano, nella sua composizione precedente e ora nella nuova, non dispone di una grande esperienza di affari africani, o per lo meno non sembra essersene  preoccupato con la dovuta cautela. È il momento di una diversa considerazione, non solo per sapere la verità su quanto è avvenuto di questa tragedia, ma anche per evitare possa ripetersi una seconda volta.