Il nuovo governo non poteva certo allentare le misure restrittive con mezza comunità scientifica convinta dell’approssimarsi di una terza ondata. Poco importa se nel mese di febbraio i guariti hanno superato le infezioni ed i morti si sono dimezzati rispetto ai mesi di novembre e dicembre.
È inutile anche discutere di come mai le 500 mila vittime degli Stati uniti d’America sono in proporzione inferiori a  quelle di un paese come il nostro, che ha preso misure nemmeno mai immaginate negli Usa.
Fa piacere ovviamente che nella nuova maggioranza vi sia chi chieda maggiori libertà. Ma  il nuovo governo non è ancora in grado di intervenire su questa materia. Svolgerà le sue valutazioni alla scadenza della proroga dell’emergenza fatta arbitrariamente dal precedente governo.
Invece si è intervenuto sulle procedure democratiche. L’ampia maggioranza consente di tornare dai decreti ministeriali al decreto legge. Il presidente del consiglio si rimetterà al parlamento evitando le dirette televisive dal sapore dittatoriale, un’onta per la vita della Repubblica, effettuate da palazzo Chigi. È un successo costituzionale chiamato Draghi e Mattarella.
Non c’è nessun articolo nella Costituzione che impone su ogni altro un qualche primato sanitario. Solo il parlamento può stabilire le priorità del governo e per farlo serve una maggioranza politica ben più ampia di quella che si era vista nell’ultimo anno, soprattutto quando si decide dei diritti dei cittadini.
L’insieme delle forze parlamentari che hanno accettato una delega dei poteri al governo sulla base di un codice della protezione civile, esclusa Fratelli d’Italia e una sparuta parte del Movimento Cinque Stelle, oggi si assumono direttamente la responsabilità di questa scelta.
La democrazia torna a funzionare, la costituzionalità del governo è ristabilita. Poi discuteremo dell’efficacia. L’emergenza che come diceva il ministro Cartabia da presidente della Consulta, non è prevista nella Carta, non può certo essere gestita da una sola parte, che magari corrisponde ad una minoranza politica del paese.
Quando si esce dal dettato costituzionale, occorre considerare con la democrazia formale anche gli aspetti sostanziali, perché quelli formali, con lo stato di emergenza, vengono violati.
L’Italia era finita in mano ad una maggioranza meramente  formale che non godeva più del necessario sostegno, o se non si crede ai sondaggi, o al voto locale, che avrebbe potuto smettere di averlo, creando  uno squilibrio grave, pericoloso quanto la pandemia. Questo è stato corretto ed il confronto democratico pienamente ristabilito, insieme a tutte le prerogative del parlamento.