Non possiamo biasimare la prudenza mostrata dal ministro Speranza in Aula al Senato nell’illustrare la conferma delle misure restrittive del governo. Egli ha ragione, in un quadro così complesso, da qui a marzo non possiamo rischiare di sprecare quanto fatto finora.

Vi sarebbe da discutere semmai su questo “quanto è stato fatto” e nel modo in cui lo si è fatto, ma non vogliamo far ricadere sull’intero governo le scelte compiute precedentemente.

Non avremo d’altra parte mai la controprova, che con misure e comportamenti diversi si sarebbe riuscito a disinnescare un fenomeno che ha investito tutto il pianeta.

Confessiamo che abbiamo sempre guardato e continuiamo a guardare al modello statunitense, dove il parere scientifico si è focalizzato su una personalità di indiscutibile valore nel settore, quale Fauci e la politica ha seguito alla lettera la legislazione ordinaria del paese. Non per dire, ma il risultato è che gli Stati Uniti d’America hanno in proporzione meno morti dell’Italia e una vita economica piuttosto migliore. Soprattutto la popolazione statunitense non ha vissuto il panico creato dai nostri media e non è soggetta al coprifuoco.

D’altra parte la Francia ci assomiglia di più, tanto che Macron ha richiamato la comunità scientifica ad una maggiore discrezione. La Germania invece solo negli ultimi mesi ha assunto un passo più restrittivo, inizialmente la sola Baviera è stata più vicina ai comportamenti dell’Italia.

Questo complesso di diversi atteggiamenti nel mondo occidentale rispetto alla pandemia lasciano un margine di dubbio sulle scelte italiane ma è anche probabile che un certo atteggiamento lassista assunto nel primo momento sia stato alla base del disastro.

Per cui se il ministro Speranza vuole rimediare con un cipiglio severo alla sottovalutazione tenuta l’anno scorso, quando i voli dalla Cina erano stati triplicati da uno sciagurato accordo bilaterale e la sanità italiana era stata giudicata la migliore in Europa a confronto di un virus che i consiglieri del ministro ritenevano meno pericoloso dell’influenza stagionale, ben venga.

Ovviamente ci piacerebbe vedere un qualche considerazione autocritica da parte di chi ricopre comunque lo stesso dicastero e limitarsi all’ipotesi di valutare la posizione del suo comitato tecnico scientifico sembra un po’ poco.

Quanto all’idea del portavoce unico del comitato tecnico scientifico del governo, fatichiamo a capire. Non è il ministro il portavoce del  comitato? Oltre al ministro dobbiamo consultare un eventuale portavoce? Credevamo che il comitato tecnico scientifico si dovesse rivolgere al solo ministro ed al governo. Sarebbe comunque oramai sbagliata una polemica con una passata gestione anche se questa sembra voler continuare con gli stessi uomini e gli stessi mezzi.

Pensiamo allora  al futuro. La prospettiva che ha oggi il nuovo governo, mancava completamente a quello precedente, ovvero la vaccinazione. Siamo in palese ritardo e quindi chiediamo al governo di migliorare. È possibile reperire altri vaccini sul mercato per coprire il nostro reale fabbisogno? Perché questo è lo sforzo che va intrapreso, attivando tutti i canali disponibili, ad esempio ordinando comunque i vaccini in produzione, in attesa dell’autorizzazione delle istituzioni preposte. Al limite, non butteremo più soldi di quanti ne abbiamo spesi in monopattini.

Poi la campagna di vaccinazione va intensificata. Non servono padiglioni spettacolari dove radunare le persone, ma una mobilitazione delle farmacie autorizzando e, al limite, istruendo i farmacisti per realizzare una vaccinazione capillare della popolazione che parta dai quartieri.

L’unico modo per uscire in fretta dalle restrizioni e dall’incertezza  Ci si sarà pur accorti che  nonostante le restrizioni in vigore ed anche con eventuali maggiori, che si richiedono, il virus non si sconfigge, o se si sconfigge, eccone subito comparire una variante.