Ci siamo appuntati con cura le parole del buon viceministro Sileri, quando fioccarono le critiche, spesso aspre, contro la Germania per l’acquisto di 30 milioni di dosi di vaccino extra. Sileri, persona encomiabile che per la sua intelligenza il nuovo governo avrebbe fatto bene a promuovere, disse che vi era stato un accordo europeo che aveva stabilito un quantum totale di dosi di vaccino per tutta l’Europa.

Con onestà intellettuale, Sileri aggiungeva di non avere in mano il contratto che era stato firmato, d’altra parte, deduciamo noi, coloro che lo avevano in mano non devono nemmeno esserselo letto, ma che “immaginava” come, “una volta vendute le dosi concordate, le ditte che lo producono possano procedere ad altri contratti”. Dal che concedeva “onore alla Germania” per la sua politica e sospirava che se lo avesse fatto anche l’Italia sarebbe stato contento. «Avremmo dovuto farlo anche noi».

Questa citazione che risale a dicembre non l’abbiamo conservata per spirito di preveggenza, non si sa mai cosa potrà capitare. Al contrario, eravamo sicuri che Sileri parlasse perché il governo a cui apparteneva non avesse fatto nulla del genere, non ci avesse pensato proprio.

Sileri parlava? Chi se ne frega. Cosa che apparve chiara appena il commissario Arcuri e poi lo stesso presidente del Consiglio Conte si misero a blaterare di voler fare causa alla casa farmaceutica Pfizer che non rispettava i tempi di consegna dei vaccini.

E che problema c’era? Considerato che nemmeno avevano esaurito le scorte ricevute e forti di altri contratti, il sistema di vaccinazione avrebbe avuto un minimo ritardo colmabile appena si fosse entrati a regime con tutta la disponibilità delle dosi acquistate.

Ma le raccomandazioni di Sileri erano cadute nel vuoto, ed il precedente governo i soldi non li ha messi da parte per i vaccini, che sciocchezza. Occorrevano mascherine più care di quelle che si potevano trovare dal mercato, i monobanchi, i monopattini e ovviamente i padiglioni da tremila euro l’uno da impiantare in tutte le città d’Italia con una bella primula stampata sopra.

E anche quella costa. Figurarsi se c’erano altri soldi per i vaccini. Stiamo ancora aspettando che il potente commissario faccia il suo rendiconto alla Corte dei Conti per poter vedere il totale delle sue spese e le cifre destinate alla vaccinazione o a preparare un personale utile alla stessa.

Non osiamo nemmeno chiedere quali fossero i tempi previsti per raggiungere l’immunità di gregge. Il ministro Speranza, a cui va il merito di non essersi messo a minacciare le case che producevano e distribuivano il vaccino, di azioni legali, aveva indicato tredici milioni di vaccinati entro aprile, l’obiettivo prefissato.

Manco a dirlo, l’Italia è riuscita persino a disattendere il consiglio elargito gratuitamente da Fauci, uno studioso che non viene pagato per andare in televisione a concionare, di procedere ad una sola vaccinazione per allentare la morsa mortale che ci si rivolgeva e di fare il richiamo solo in un secondo momento. La Scozia ha seguito questo suggerimento ed ha quasi abbattuto l’indice di mortalità.

L’Italia che sta appresso ai suoi menagrami, di professione, ha vaccinato una sola volta.  Nemmeno tre milioni di persone, per distribuire ad un milione e mezzo la seconda dose e continua a sommare cadaveri. Sono  previsti altri trentamila morti da qui a giugno e queste non sono le profezie di sciagura dei soliti noti, ma proiezioni sui dati conosciuti.