Si svolgerà oggi pomeriggio dalle 16, in diretta streaming sul canale YouTube della Fondazione Giorgio Cini la premiazione di Paola Maria Minucci per la traduzione di Tutte le poesie di Konstandinos Kavafis (Donzelli). La fama del poeta greco (1863-1933) è stata fino ad oggi legata a 154 poesie, tra cui Itaca, o Aspettando i barbari. Itaca soprattutto è tra quelle che è rimasta scolpita nel cuore di molti. Una pagina ispiratissima che ci ha insegnato che quel che conta in un viaggio non è una meta qualsiasi, ma il viaggio. Itaca sta lì e anche se un giorno dovessimo arrivarci davvero, anche se dovessimo trovarla povera e non all’altezza dei nostri sogni, non per questo potremo dirci delusi. Perché avremo con coi i tesori accumulati per strada.

La pubblicazione in italiano di tutte le poesie di Kavafis (anche quelle che l’autore riteneva di dover conservare “segretamente”, “testi da non pubblicare ma da conservare”, come lui stesso annotava) ci restituisce dunque l’immagine completa della sua opera, importante per capire la storia e l’evoluzione della sua poesia e per rintracciare in essa l’origine di modi e tematiche delle poesie maggiori. Una forza, quella di Kavafis, che brucia dal passato, una sensibilità che vive la vita, i giorni, senza nulla rinnegare, abbandonandosi alla sua natura omosessuale, in una lingua greca perfetta ed essenziale. Perché la vita va protetta dall’insipienza, la sua bellezza, il suo palpitare è qualcosa da mettere in salvo, al riparo dal rumore. E niente di più strategico che custodirla nel passato, nell’inattualità. Per far sì che non diventi una “fastidiosa estranea”. Il passato è qualcosa che al buio puoi rievocare ed è tuo. Non hai bisogno di nient’altro di una camera buia e di tutta la sensibilità che ti trovi. Perché il passato e il presente è fatto di quello che accade, e possiamo parlarci. Il futuro è roba da dei.