Secondo rapporti diplomatici riservati, rivelati dall’emittente israeliana i24 News, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno aperto trattative per stabilire un’alleanza militare regionale nel Medio Oriente.

La mossa, che mira a formare una NATO del Medio Oriente, accelera lo sviluppo degli Accordi di Abramo del 15 settembre 2020, con il proposito di esplicitare il ruolo saudita nel nuovo assetto di alleanze regionali. Già lo scorso novembre la stampa israeliana aveva dato notizia di un vertice segreto avvenuto a Neom, la new city saudita sulle coste del Mar Rosso, tra Mohammad bin Salman, Benjamin Netanyahu e Yossi Cohen. Tuttavia, secondo gli analisti, l’Arabia Saudita aveva deciso di attendere la successione tra Re Salman e MBS prima di formalizzare l’alleanza con Israele e aderire formalmente agli Accordi di Abramo.

Ma la recente escalation nucleare in Iran e la nuova posizione dell’Amministrazione USA verso il regime degli Ayatollah ha reso necessario anticipare i tempi. Le dichiarazioni della Guida Suprema Ali Khamenei, che ha confermato l’intenzione dell’Iran di raggiungere una percentuale di arricchimento dell’uranio del 20% – alla soglia del military grade – hanno fatto scattare il massima allerta a Tel Aviv e nelle monarchie del Golfo. E il ritiro del sostegno USA all’Arabia Saudita nel conflitto contro gli Houthi filo-iraniani ha convinto Riyadh che la politica medio-orientale dell’Amministrazione Biden ha l’effetto netto di rafforzare l’Iran. La stessa operazione militare contro la Siria ordinata ieri dal Presidente Joe Biden è stata letta come una recrudescenza della vecchia instabilità.

Il portale Axios ha rivelato che USA e Israele hanno deciso di convocare il gruppo di lavoro strategico sull’Iran, per condividere con gli alleati le informazioni d’intelligence sul programma nucleare della Repubblica islamica. Il contenimento dell’Iran è il maggior tema di disaccordo tra l’Amministrazione democratica, intenzionata a rimuovere le sanzioni e riportare l’Iran nel JCPOA, e gli alleati regionali, i quali proprio grazie al recesso unilaterale USA dal trattato nucleare, decretato da Donald Trump nel 2018, hanno potuto compattarsi in un’alleanza geopolitica contro l’Iran.

Nella storia del Medio Oriente, ci sono stati altri tentativi di alleanze di sicurezza e patti di difesa. Il Patto di Baghdad negli anni ’50, che aveva lo scopo di resistere all’influenza dell’Unione Sovietica, fu sciolto nel 1979. La Repubblica Araba Unita formata da Egitto e Siria nel 1958, che aveva lo scopo di innescare il pan-arabismo di Nasser,  si sciolse nel 1961. Negli anni ’80, gli stati arabi del Golfo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Bahrain e Oman, formarono il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Tuttavia, il GCC non è diventato un’organizzazione militare e politica regionale integrata e rimane un’organizzazione lascamente strutturata.

Questa volta è diverso. La geopolitica in Medio Oriente si è trasformata nell’ultimo decennio. L’ascesa dell’Iran, il rischi posto dall’islamismo politico dei Fratelli Musulmani e il fallimento della governance palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza hanno fatto cadere la pregiudiziale contro Israele da parte del mondo arabo. Israele e le monarchie sunnite del Golfo condividono forti preoccupazioni verso l’influenza regionale dell’Iran, e proprio il contenimento di Teheran e delle sue proxies nella mezzaluna sciita in Iraq, Siria e Libano alimenta la necessità di una NATO mediorientale.

A gennaio 2020, Trump, il Segretario di Stato Mike Pompeo e il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg avevano discusso di un potenziale allargamento del mandato della NATO al Medio Oriente per includere la lotta al terrorismo nella missione dell’Alleanza Atlantica.

Quello spazio politico è stato ora occupato.