Nella riunione della direzione nazionale del PRI, è stato ricordato che il PRI per primo propose un governo di salvezza nazionale a guida Mario Draghi. Qualcuno che allora non era d’accordo, ha proposto di azzerare quel periodo perché un anno fa la cosa non era matura, mentre oggi siamo tutti d’accordo che il governo a guida Draghi è il meglio che si può dare al paese.

Non è vero che la cosa non fosse matura, era matura anche allora; ma quel qualcuno ragionava da cronista dell’attualità politica impegnato a descrivere il presente, non essendo un leader politico capace di partecipare alla determinazione del futuro. Se avessimo avuto quel cambio un anno fa, oggi saremmo in uno scenario ben diverso. La situazione era gravissima sul piano economico, sul piano pandemico, nel mezzo di una crisi generata dal sistema politico destra-contro-sinistra.

La grave crisi di sistema nasce col crollo della prima repubblica, che ha sostituito partiti espressione delle culture politiche con partiti azienda contrapposti in una sfida per l’egemonia. In quella sfida tutto è diventata spesa cattiva, promesse, dominio delle corporazioni.

Si sono persi i radicamenti di appartenenza democratica nel paese e a livello internazionale. L’Europa – che era il sogno di De Gasperi, di Spinelli, di Ugo La Malfa, di Martino, ed era vista con diffidenza dal PCI – non era più uno Stato federale che poteva essere punto di riferimento e di equilibrio mondiale, ma semplicemente, sotto la guida tedesca un’entità mercantile e finanziaria.

Solo Macron, con una visione di stato sovranazionale, ha provato ad opporsi alla concezione germanica. Ma in modo insufficiente; l’Italia non solo non aveva voce in capitolo ma, è diventata talmente debole che finisce per mettere a rischio l’intera eurozona. L’unico che pur al di fuori delle competenze della BCE ha difeso l’idea di un’Europa solidale e federale è stato Draghi che ha combattuto l’impostazione da austerità che ha indebolito tutti. E i soldi del Recovery plan vengono concessi all’Italia perché un suo default avrebbe conseguenza catastrofiche soprattutto per la Germania e la sua economia.

L’idea di Draghi di una Europa federale a cui si cede una parte della sovranità nazionale nei settori in cui è più difficile mantenere politiche di sovranità nazionale, e cioè fisco, difesa, politica estera, politiche infrastrutturali, difesa dei confini hanno resistenze negli stati nazionali perché l’Europa della Merkel non se ne è mai occupata.

Il sovranismo, di fronte alla pandemia e alla crisi economica che si è accentuata, rischia di essere anacronistico e perciò chi si attardasse su posizioni populiste, sovraniste, di contrapposizione, non ha capito il pericolo che l’Italia corre nel rimanere isolata dal contesto europeo e delle alleanze dei paesi democratici ed atlantici.

Era in quel contesto di ventre molle dell’Occidente, senza una politica estera europea, con le aperture di credito alla Cina e alla Russia, che nasce l’esigenza di voltare pagina e di riprendere lo spirito repubblicano, europeista ed occidentale.

Chi vuole lo scontro sociale, chi divide il paese in destra e sinistra, non ha capito che cos’è la Repubblica.

Il centro che vogliamo costruire non è, e non può essere il punto di intercettazione delle spinte corporative per usarle come elemento di stabilità dei governi. Quella è stata la DC, quella è stata l’area laica e socialista di Craxi, quello è stato il ruolo fallimentare del PD, diventato un partito di puro governo clientelare che non conosce e non studia più i fenomeni sociali e si muove su logiche di conservazione del potere o di stimoli ideologici.

Lo schieramento repubblicano liberaldemocratico, con Azione, +Europa, ALI e liberali può invece diventare il punto più avanzato del riformismo, perché persegue l’interesse generale, che non è né di destra e né di sinistra, ancorandosi una cultura di governo che, isolando le spinte corporative e assistenziali, è l’essenza di una società democratica dove gli interessi individuali si raggiungono all’interno di una politica di programmazione complessiva.

Noi possiamo essere protagonisti di questo disegno perché abbiamo storia e radici che ci accompagnano, abbiamo visione del modello di sviluppo del paese e del contesto internazionale.

Abbiamo conquistato negli anni il ruolo di cospiratori contro la monarchia, di lotta strenua contro tutte le dittature fasciste, naziste, comuniste, contro la dittatura delle religioni, contro la dittatura del mercato e delle speculazioni finanziarie che opprimono i popoli, abbiamo combattuto gli utilitaristi perché non lasciano orizzonte ai giovani, sprecano nel contingente, abbiamo inventato la politica di programmazione e la politica dei redditi che non era la pianificazione comunista o la concertazione corporativa tipica dei regimi fascisti dove contano solo i più forti e lo stato certifica le disuguaglianze sociali, territoriali.

Abbiamo sempre combattuto la forma più subdola di governare, che è quella assistenziale, perché per un po’ di carità rende schiave le persone. Questo modo di governare ispirato da una concezione religiosa è ostile alla scienza, alla conoscenza dell’Umanità come molla del progresso in ogni epoca. Questa concezione è contro le cellule staminali, contro ogni forma di progresso sanitaria che elimini le sofferenze perché nelle sofferenze può esercitare il proprio ruolo di carità misericordiosa.

Abbiamo sempre combattuto la teoria della conflittualità di classe perché nella visione democratica repubblicana di patto sociale di Giuseppe Mazzini e di Ugo La Malfa c’è spazio e ruolo per tutti: dal bracciante agricolo, all’operaio, dal pescatore al commerciante, dall’artigiano, al piccolo e medio imprenditore, dalla cooperazione al grande imprenditore, ognuno cresce e si sviluppa senza bisogno di conflitti sociali, di concertazione clientelare.

È la politica che fa la sintesi dell’interesse generale distribuendo le risorse verso investimenti nel sistema Paese, nei servizi sociali efficienti. In quello che si chiama un’idea di paese democratico con un modello di sviluppo ordinato e moderno non contraddittorio nelle sue scelte, non conflittuale fra spinte campaniliste, territoriali, regionaliste, nazionaliste.

Noi siamo la coscienza critica della Repubblica, perché abbiamo in noi la storia delle lotte per la Repubblica, per questo isoliamo i fautori dello scontro destra-contro-sinistra che ha prodotto il disastro del nostro paese. Noi rifiutiamo lo scontro sovranisti di destra e populisti di sinistra, perché li potremmo benissimo catalogare sovranisti di sinistra e populisti di destra e il risultato non cambia.

Però un repubblicano non può non comprendere che populismo e sovranismo sono l’effetto di politiche sbagliate a livello europeo e delle politiche di concertazione corporativa a livello nazionale, che tutelano solo le categorie e le zone più forti e catturano voti con l’assistenzialismo e il clientelismo.

Ecco allora che coloro che intraprendono, coloro che lavorano in stato di precarietà, chi è emarginato dal lavoro, chi vive la drammatica condizione delle mafie e del bisogno si affidano alla protesta.

Noi siamo il partito che è nelle coscienze di tutti i giovani che vogliono l’orizzonte della libertà e della democrazia, della giustizia sociale, del merito contro le baronie e le mafie, che scelgono le carriere; in tutti i piccoli e medi imprenditori, che chiedono di non essere strozzati dalle carte e dalle tasse; di tutti i cittadini che vogliono una sanità efficiente, una scuola che educhi al senso del dovere e alla conoscenza; di tutti coloro i quali vogliono servizi efficienti e non servizi inefficienti e costosi.

Siamo nella coscienza di chi crede che il diritto al credo religioso sia un diritto che lo stato laico consente, non che ne impone uno e limita gli altri. In chi crede che la partecipazione alla vita sociale sia un dovere, una virtù civile volontaria che ogni cittadino dovrebbe maturare, ma che la sovranità popolare si eserciti attraverso la elezione del Parlamento.

L’Agorà mediatica che sostituisce la piazza della Grecia antica o la democrazia parlamentare repubblicana, è un illusione ottica che genera qualunquismo e stravolge il senso comune. Noi siamo la coscienza storica di questo paese. E’ ora che da ogni sorgente carsica in cui il pensiero repubblicano, laico, liberaldemocratico, si annida o si è preservato, emerga e si stringa in un unico obiettivo: quello di creare il partito della Repubblica.

Per poterlo costruire, occorre superare la stagione degli odi, della contrapposizione di schieramento, delle concezioni destra-contro-sinistra, abbiamo bisogno di una politica di solidarietà nazionale a guida Draghi che normalizzi la lotta politica, il confronto, in cui emergano visioni del paese, del mondo su cui ci si confronta senza delegittimare l’avversario.

Serve un paese che preserva l’Alleanza Atlantica come scelta di civiltà occidentale e democratica, che difende il baluardo democratico d’Israele ricercando una soluzione di pace definitiva in Medio Oriente. Un’Europa divisa e senza Alleanza Atlantica finisce preda delle mire espansionistiche della Cina e delle mire di potenza militare della Russia. Se la politica di salvezza nazionale a guida Draghi, necessaria, trovasse il concorso disponibile di tutti avremmo quella svolta culturale decisiva per capire che il patto sociale è l’essenza stessa della Repubblica e che il partito centrale che rappresenta questa essenza è il partito repubblicano, laico, azionista, liberaldemocratico legato all’ALDE.

Questo dicevamo un anno fa, e oggi abbiamo la possibilità di realizzarlo. La tregua che Draghi concede alle forze politiche per fare le riforme e la legge elettorale venga utilizzata per fare una legge proporzionale con sfiducia costruttiva, basta con l’inganno che il popolo, in Repubblica parlamentare, elegga direttamente un governo. Il popolo elegge i parlamentari e il Parlamento fa la sintesi politica.

Chi persegue lo schema bipolare da 25 anni ha distrutto il Paese con logiche di puro potere, di odio, di contrapposizione. Questo ci farebbe ripiombare in mano a populisti e sovranisti, quelli delle false e generose promesse. Ecco perché, anche tra di noi, cerchiamo pure l’unità, ma chi volesse dimenticare per ritornare a piccoli giochini personali e di schieramento troverà in noi chi si oppone in nome di una grande visione della Repubblica.

Questo a maggior ragione vale per chi avesse in testa la costruzione di un terzo polo di di interdizione del potere. Con Draghi leader europeo abbiamo una visione europea da raggiungere per fare di nuovo grande il nostro Paese, ma lo possiamo fare solo se viviamo questo momento storico all’altezza della situazione.