Siamo giunti ad un punto della storia del virus, e di questa pericolosa pandemia, della quale nessuno disconosce la inusitata virulenza, in cui anche degli economisti e dei giuristi, ma soprattutto dei cittadini che studiano (e che adottino un proprio autonomo e indipendente pensare), hanno il dovere di fare delle valutazioni che prescindono dal dato squisitamente politico (non, si badi bene, di “politica del diritto”), ma che si fondano sulla rilevazione di fatti che sono oggettivi e che qualcuno deve avere pure il coraggio di mettere per iscritto.

La Costituzione ci regala la libertà di espressione e di pensiero, senza offendere nessuno, ma se ne sta in taluni casi abusando – mi si consenta -, mediante continui e irresponsabili allarmi procurati, che non a caso costituiscono fattispecie di reato per il nostro codice penale.

Di questo sono protagonisti virologi, tecnici improvvisati, dirigenti delle strutture sanitarie e delle autorità preposte alla nostra tutela, lasciando che invece il paese non ascolti le voci che vengono dai cittadini, dalla base, e che pericolosamente stanno dando segno di esplodere in manifestazioni sociali che non dovremmo mai trovarci, speriamo, ad affrontare.

Come valutare infatti gli assembramenti, seppure sconsiderati e irresponsabili, quando questi sono motivati da incogruenti regole che vengono fissate da chi innanzitutto non conosce le basi giuridiche e la semantica di quanto scrive?

Un esempio su tutti voglio fornirlo sulla parola “assembramento”. Dobbiamo intenderci sul fatto che le prescrizioni rivenienti dall’ormai infinita e tediosa serie di decreti stanno ad indicare che ci si assembra quando non si osservano le regole, non quando queste si osservano!

L’assembramento (come inteso nelle disposizioni anti-Covid) nasce come termine nel diritto penale o comunque nel diritto di polizia, ad indicare adunanze che non sono giustificate e che possono portare pericolo concreto alla sicurezza dei cittadini. Si ricordano quelle delle manifestazioni non autorizzate, violente e di stampo terroristico. Un assembramento di persone che parlano fra di loro rispettando i canoni della distanza minima di un metro e con  mascherina non è assolutamente da definirsi tale (cfr. Definizione dell’Accademia della Crusca), ma è una riunione tra amici! È pressoché impossibile, facendo la sintesi delle opinioni dei vari esperti virologi, che un contagio avvenga se manteniamo la distanza di sicurezza e le mascherine.

Su questo sono sempre stati (paradossalmente) tutti d’accordo.

E non è ovviamente assembramento la passeggiata, se uno non si ferma a creare capannelli di persone che, ricordo, devono essere sprovviste di mascherina affinché si possa creare un aleatorio pericolo di contagio. Contagio che, secondo i virologi, si ha quando una carica virale forte di un soggetto trova, dopo la circolazione di micro particelle di saliva, un altro soggetto particolarmente debole che possa contagiarsi. Ma la distanza, ci è stato sempre detto e mai smentito, azzera la possibilità di acquisire il virus! Non si vede quindi perchè quando si osservano immagini di persone che passeggiano senza intrattenersi in capannelli non autorizzati e soprattutto irresponsabili, come quelli che peraltro abbiamo visto in questi giorni in quartieri o zone della nostra Italia, costituiti da gente incauta quanto esasperata, soprattutto i nostri giovani, si debba gridare all‘antigiuridico.

Cosa sia assembramento lo abbiamo quindi chiarito. Ma voglio ripetere che non sono le passeggiate all’aperto. Per favore, se proiettate immagini di gente che passeggia, non vi azzardate a dire che si chiamino assembramenti, studiate l’italiano e le regole stesse che voi avete scritto.

Altro problema giuridico è la gestione della malattia e degli interventi di sicurezza che lo Stato deve garantire. Ripeto, chi non è virologo si può almeno permettere di dire che lo Stato deve garantire cure a tutti, urgenti e tempestive. Questo non è stato (e non viene) assolutamente fatto

Pur di fronte ad una pandemia, che di per sé coglie impreparato qualsiasi paese e sistema sanitario del mondo, dopo un anno si stanziano milioni e milioni di euro, ma si devono utilizzare con un‘efficienza che deve superare qualsiasi tipo di ostacolo, burocratico e umano!

Invece non abbiamo saputo farlo, poiché non siamo stati in grado, ad esempio,  di obbligare medici di base a garantire la copertura sanitaria di primo soccorso, evitando che le persone finiscano in ospedale, e rischino la morte o, ben che vada, il contagio sicuro. Quasi tutti gli ospedalizzati sono lì per paura, dopo il primo starnuto o colpo di tosse; questa è una delle vere ragioni dei numerosi decessi, a detta anche qui di tanti virologi. Decessi che ci addolorano tutti, perchè anche uno solo è troppo.

Peccato ancora non ne conosciamo le cause, che non sono state mai pubblicate, e questo fa parte della statistica e della informazione che per legge è dovuta al paese, poiché delle analisi potrebbero  tranquillizzare ovvero, giustamente, preoccupare ancora di più i cittadini, esercitando un effetto di moral suasion che può solo che essere positivo..

Perché chiunque ha diritto di sapere perchè è morto un suo parente o amico, ma questo non sta avvenendo.

I numeri ad oggi, secondo quanto ci dicono le fonti ufficiali, ISTAT e Istituto Superiore di Sanità, sono assolutamente in linea con quelli dei contagi e decessi delle altre forme virali che abbiamo avuto negli ultimi anni, e che continueremo ad avere.

Altro raffronto che chi studia economia e possiede basi matematiche può agevolmente effettuare è tra il numero di contagiati, cioè non ammalati, il numero dei guariti e il numero dei decessi.

Se tutti i contagiati, cioè positivi, fossero in ospedale o deceduti, saremmo davvero di fronte ad una ecatombe. Oggi siamo in grado di curarne per fortuna la maggior parte a casa, anche perchè non si capisce dove siano tutti i positivi che ogni giorno affollano le statistiche e che non figurano (per fortuna!) nel numero dei decessi, né tantomeno in quello degli ospedalizzati e dei malati.

Il numero dei guariti è il vero incoraggiamento, è la notizia che non viene mai fornita con l’esaltazione che meriterebbe. Basta leggere, prendendosi la briga di informarsi e di studiare, che il numero dei guariti ogni giorno fornito è quasi uguale al numero dei contagiati. È illogico, e ai limiti del reato di procurato allarme, che si forniscano dati giornalieri, come infatti dicono gli statistici seri di non fare mai. Le statistiche sono medie, non sono somme di dati giornalieri. Non posso dire se gli incidenti stradali nell’anno 2020 hanno causato tanti morti, se non lo faccio a consuntivo, e non ogni giorno, facendo le statistiche degli incidenti stradali.

Sono nozioni di base, che non si stanno seguendo per inspiegabili e insondabili motivi. Ma ieri un autorevole esperto, della struttura ospedaliera che tutto il mondo ci invidia, lo Spallanzani di Roma, ha finalmente fatto emergere, in controtendenza con una serie di medici dalla dubbia reputazione, che qualcuno vuole tentare di conservare (il termine adattato è del sottoscritto) la memoria del virus, come se ci si fosse assuefatti e non si volesse che questo virus finalmente finisca. Ad oggi siamo tre milioni di contagiati in Italia su sessanta milioni, gradirei che qualcuno facesse una media e si regolasse rispetto ad altre pandemie.

Chi scrive è ottimista sul fatto che si sconfiggerà, come abbiamo fatto con gli altri virus.

E ribadisco che è un virus assai pericoloso, nessuno ne potrà mai disconoscere l’esistenza.

Ma è il trattamento “giuridico” ed “economico” che mi preoccupa davvero.

Saremo difronte, da qui a poco, ad una pandemia economica senza precedenti nella storia.

Chiusure dissennate, colori delle regioni, lockdown minacciati ogni giorno non fanno che disorientare i mercati. Disorientare l’opinione pubblica e, soprattutto, le classi economiche e sociali più deboli.

Un ristorante chiuso lascia a casa, tra impiegati diretti e indotto, almeno trenta persone.

Un ristorante chiuso non fa lavorare almeno quattro o cinque aziende collegate, per la fornitura di beni e servizi.

Ricordo che fino a due anni fa,  all’inizio di ogni sindrome influenzale, più o meno a settembre, ottobre di ogni anno, si intervistavano noti virologi per chiedere come sarebbe stata l’influenza della stagione che ci attendeva. E poi via via le indicazioni sul numero degli influenzati, che non è mai stata sotto, negli ultimi dieci anni, a due tre milioni di italiani. Con decessi che sono stati almeno pari a cinquanta, sessantamila persone. Decessi, ripeto, che intristiscono, preoccupano e che devono preoccupare, soprattutto perchè non essere in grado di dominare un virus nel 2021 è qualcosa che deve far riflettere tutto il mondo, i suoi governi, anche se è facile dedurne le due principali ragioni.

Inquinamento atmosferico e ambientale, distruzione delle barriere difensive di ciascuno di noi, causa la riduzione della ricerca scientifica e dei fondi ad essa destinati.

Arriviamo al capitolo scuola e istruzione. Una inutile alternanza di chiusure e aperture, poiché sempre i virologi ci dicono che la carica virale dei ragazzi nelle scuole è bassissima, e che essi dovrebbero trovare quando rientrano nelle loro case delle persone particolarmente deboli per trasmettere il virus. Il nodo trasporti e traffico – unico veicolo certo di contagio – non è stato risolto: tutto il resto è accademia.

Li abbiamo fatti diventare dei criminali, i nostri ragazzi, abbiamo tolto loro socialità e speranza: ne pagheremo aspre conseguenze.

Ultimo, ma non meno importante, riferimento va fatto, sempre in tema di difesa del territorio e delle popolazioni, sulla gestione criminale del piano vaccinale in Italia e in Europa. Una gestione che ha visto non a caso l’intromissione delle mafie e che sta vedendo la partecipazione di broker e intermediari improvvisati, che si stanno proponendo alle regioni e alle nazioni.

Un business senza precedenti, che si sarebbe assai probabilmente creato comunque, ma che è esasperato dall’incapacità dell’Unione Europea e dei singoli governi, tranne qualcuno molto scaltro, di approvigionarsi per tempo di vaccini e soprattutto di antidoti ex post alla malattia. E noto che ci sono terapie che si possono fare in casa, ma anche in ospedale, e che salvano la vita.

Concentriamoci su quelle nell’attesa dei vaccini, non esistono limiti di spesa e non possono esistere.

I denari devono essere orientati solo ed esclusivamente a quello, ed alla creazione di posti di lavoro.

Ristori veri, tamponati dal fatto che la gente si lascia lavorare. Perché la storia dimostra che nessun lockdown sta riducendo in maniera consistente la circolazione del virus.

Anche questi sono dati disponibili a chiunque, ma che vanno saputi analizzare.

I governi possono essere anche formati da persone competenti, ma i tecnici devono fare il loro lavoro, soprattutto quando consultati. È assolutamente irresponsabile, a tal proposito,  non ascoltare le scuole di psichiatria. I più competenti ci richiamano alla tragedia che ci aspetta, e già in corso, degli effetti degli annunci allarmistici, delle immagini che ogni cinque minuti si vedono in televisione, dei titoli di giornali che non parlano di altro. Malattie psichiche e depressioni aumenteranno in maniera vertiginosa, e faranno tante vittime, ma temo saranno vittime ancora più sconosciute di quelle da Covid (o presunto tale).

Senza dire, questo con rabbia vera, di quanti sono i milioni di italiani che purtroppo ogni anno perdono la vita con il male più brutto del secolo, che non è il Covid, ma che è il cancro. Non se ne parla più, in maniera criminale! Non si parla di bambini che in tenera età muoiono di leucemia, non ne vedremo mai uno morto per virus covid. Non si parla di soggetti portatori di handicap, non si parla di malati cardiaci, non si parla di malati di mente.

Sembra tutto sospeso, tutto dipendente da un virus, i cui antenati più vigorosi abbiamo già sconfitto, e che ci accompagnerà ancora per anni, pur chiamandosi diversamente (altro che varianti!).

Allora l’attrezzatura da apprestare è, in primo luogo, mentale. Poi ci vuole senso di responsabilità da parte di tutti. Poi ci vuole capacità tecnica di organizzazione e una politica, parlo di uomini e donne delle istituzioni, che sia in grado di capire e prevenire. Senza dimenticarci che i vaccini sono sì la soluzione, ma accompagnati da una organizzazione capillare e che non faccia sconti a nessuno, come il presidente Draghi ha opportunamente già ricordato.