In una delle sue ultime interminabili conferenze stampa, l’ex commissario Arcuri si era scagliato contro coloro che lo criticavano definendoli, con disprezzo, “liberisti da salotto”. Quelli erano intenti a trincare cocktail, mentre lui lottava in trincea. L’ex commissario si dilungò in una lezione sull’economia di mercato distinguendo prezzo di vendita e di acquisto. Questioni da accademici più che da combattenti nel fango. Eppure la domanda a cui il commissario doveva rispondere era semplice: aveva o non aveva pagato le mascherine settanta milioni in più di quello che costavano?
Caso strano, nella gestione commissariale di semplice non si è visto niente. Arcuri era partito consigliando una app da scaricare per coloro che volevano farsi vaccinare. Ricordatosi il successo della app Immuni, altro capolavoro, era passato al progetto di realizzare grandi padiglioni dove trascinare i vaccinandi. Il tutto sormontato da meravigliose primule, forse un omaggio al gusto borbonico. Senza voler infierire su chi è caduto miseramente, ci limiteremmo a dire, parecchio barocco.
Per compiere una vaccinazione massiccia, quindi non quella a cui abbiamo assistito finora, servono strutture già esistenti, possibilmente a contatto con la popolazione stremata. Bisognerebbe vaccinare la gente alle edicole del giornale, nei tabaccai, nei supermercati, altro che fra padiglioni e tendaggi. Andranno bene anche le farmacie, le caserme dei pompieri, gli ospedali da campo, palestre, tutto ciò che la logistica della nuova gestione riuscirà ad allestire in tempi brevi. Poi servirà valutare la capienza delle scorte dei vaccini, non minacciare cause legali alle aziende che ritardano nelle consegne. Se proprio dovremmo scegliere, questa di voler ricorrere alla magistratura contro i fornitori del farmaco è stata la più scandalosa. Parliamo del passato. Non c’è più il commissario con le sue manine delicate che trasporta la prima cassetta dei vaccini dal furgoncino vuoto. Non c’è più nemmeno il governo che ha nominato questo grand’uomo. Una qualche ragione vi sarà pure, magari quella del disastro di cui lui ancora non si è accorto. E’ stato un anno straordinario ha detto congedandosi. Noi pensavamo fosse stato un anno tragico. Va detto che non si può ritenere colpevole di tutto Arcuri. E’ molto più grave la posizione di chi gli abbia appioppato una somma di responsabilità a cui un Bonaparte si sarebbe rifiutato.
Lo scaricabarile non fa onore alla precedente presidenza del Consiglio, ma aspettiamo ancora di capire se c’è qualcosa che le faccia onore. Soprattutto, una volta impiantata una struttura sottratta ad ogni controllo, la Corte dei Conti aspetta ancora il rendiconto delle spese di Arcuri, sarebbe stato necessario un alone di assoluta irreprensibilità intorno a una tale funzione celeste. Purtroppo le voci e le inchieste che la lambiscono, l’hanno posta al di sotto di ogni misero sospetto. Credevamo che Draghi una volta decapitato il braccio destro del commissario, avrebbe aspettato la decadenza naturale di Arcuri, per garbo istituzionale. Il presidente del consiglio ha invece pensato bene di andare a fondo alla faccenda. Gli esprimiamo tutta la nostra gratitudine. Quanto ai liberisti da salotto è venuto il momento di passare dal cocktail al negroni.
(Foto: Wikipedia – Licenza Creative Commons)
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.