Il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il DPCM, è un atto amministrativo utile forse a regolare le relazioni ed i rapporti interministeriali. Come sia stato possibile che sia diventato un decreto governativo tramite il quale si pretende di gestire la vita sociale e civile dei cittadini, è qualcosa che la scienza giuridica avrà bisogno di anni per studiare e, magari, con la consulenza ausiliaria di qualche psichiatra.
Sotto un profilo storico costituzionale, per trovare un qualche precedente a cui risalire occorre varcare l’atlantico e guardare alla decretazione d’emergenza della giunta militare cilena. Il fascismo ed il nazismo hanno mostrato una maggiore considerazione della legalità e del diritto, per lo meno prima della guerra. Per evitare comunque un contenzioso dello Stato con coloro che hanno fatto ricorso contro questo strumento ed imbarazzanti paragoni con il passato, la classe politica tutta ha avuto un formidabile soprassalto di coscienza, e si è sbarazzata di coloro che l’hanno introdotto nel nostro ordinamento.
Lo spirito repubblicano presuppone, se obbligato, una qualche vergogna nell’impiegarlo e quindi un presidente del consiglio della sensibilità democratica di Draghi ha pregato di illustrarlo ai ministri preposti, per quanto il nuovo governo è autorizzato da una maggioranza parlamentare dei due terzi, necessaria ad uscire dal dettato costituzionale.
Il nuovo governo si è comunque mostrato consapevole della complessità della legislazione concorrente dovuta alle modifiche del titolo V. Questo ha consentito una maggiore autonomia ai governatori di Regione, per cui non accadrà più che se qualcuno vuole mettere due tavolini fuori dal bar, si troverà la forza pubblica chiamata dal ministro Boccia, che bontà divina, non ha più incarichi. Da domani, non ancora da oggi, l’ampia maggioranza parlamentare consente di affrontare la decretazione costituzionale d’urgenza, anche perché se mai il parlamento delega il governo alla funzione legislativa sua propria, lo può fare sulla base di un argomento definito, non su un codice della protezione civile e soprattutto per un tempo circoscritto che non può essere prorogato.
Di conseguenza, non vi è il rischio che il nuovo governo mantenga lo stato di emergenza ancora a lungo anche considerato che al ministero della giustizia al posto del dj Bonafede, Fofò, abbiamo un presidente emerito della Corte Costituzionale, la professoressa Cartabia, la quale aveva detto al precedente governo che la Costituzione non prevede l’emergenza.
L’unico ostacolo che impediva la ripresa della vita repubblicana era l’essere il paese abbarbicato al terrore delle infezioni, poi delle varianti, poi chissà che altro, con tutto lo stuolo di profeti di sciagura spacciati per scienziati che imperversavano. Per ristabilire lo stato del diritto, questo governo punterà con forza sulla vaccinazione, infatti è stato subito cacciato Arcuri e la sua inutile struttura, il principale ostacolo al ripristino della società democratica che abbiamo conosciuto dal 1945 fino a Conte. Potere stare tranquilli che la stagione dei DPCM si è conclusa oggi. Quando poi saremo attaccati dai marziani, reagiremo.