ll duro attacco che è stato rivolto nell’europarlamento al Presidente della Commissione europea von der Leyen, si spiega facilmente. Una giovane deputata della sinistra francese fra il tripudio dei sovranisti, Orban ha appena lasciato il Ppe, ha detto al Presidente della Commissione che l’Europa è stata capace di restringere le libertà di ogni  cittadino per un anno, senza saper vincolare ad un contratto le case farmaceutiche. L’accusa è strumentale ma efficace, per la semplice ragione che anche se non è vero che il Presidente von der Leyen si è fatta mettere sotto dalle case farmaceutiche, che sciocchezza, è invece vero che la Commissione si è più preoccupata del suo ruolo di salvaguardare la salute mondiale che quella della popolazione europea.
Il Presidente Von der Leyen ha detto il mese scorso che l’impegno dell’Europa era rivolto nei confronti della tutela della popolazione dei continenti terzi e che il suo pregio storico era quello di esportare il maggior numero dei vaccini nel mondo. E’ sicuramente apprezzabile e moralmente encomiabile la preoccupazione internazionalista del Presidente von der Layen, ma di scarsa opportunità, perché l’Europa esporta volentieri i vaccini quando ha già vaccinato tutta la sua popolazione.
E’ plausibile che la visione europea della situazione sia complessivamente più gestibile del previsto. La Germania vive un lockdown autentico solo da questo ottobre, quindi non dal marzo scorso come l’Italia, e comunque ha meno della metà dei suoi morti, la Francia è intenzionata a trovarsi un vaccino di sua produzione come priorità strategica e gli altri paesi dell’Europa centro settentrionale non hanno quantità di popolazioni tali da non poter risolvere la vaccinazione di massa abbastanza velocemente. Restano quindi l’Italia e la Spagna esposte, perché gli altri  stati meridionali e quelli balcanici hanno problemi relativi.
Era quindi compito della Spagna e dell’Italia  di fare pressione sulla Commissione chiedendole di preoccuparsi prima di tutto delle quantità da distribuire nel vecchio continente e  poi  eventualmente di favorire il resto del mondo. Non sappiamo quali passi abbia fatto il governo spagnolo, ma il passato governo italiano non ha fatto nulla, nemmeno si è posto il problema, voleva far causa alle case farmaceutiche.
Draghi  ha subito compreso il problema e si è attivato con successo tanto che il Presidente von der Leyen ha promesso di negoziare per altri trecento milioni di dosi con le quali sicuramente si colma l’intero fabbisogno. Intanto l’Austria e persino la Danimarca si sono già rivolte ad Israele. Anche l’Italia farebbe bene a guardarsi intorno. Non possiamo aspettare il ritardo europeo e la nostra possibile produzione autonoma, abbiamo ascoltato il ministro Giorgetti in aula, darà effetti non prima di quattro mesi. Noi abbiamo bisogno di vaccinare ora e nelle quantità necessarie, in queste settimane in cui altre restrizioni sono inevitabili. Rispetto a quelle passate che non servivano a niente, tant’è che siamo da capo, quelle imposte dal governo oggi, possono essere accettate solo a condizione di una campagna vaccinale efficace. Il nuovo governo è stato bravissimo a ribaltare una logistica che nel caso migliore era contraddistinta dalla lentezza di un bradipo. Deve anche mostrarsi altrettanto bravo a procurarsi le scorte sufficienti. L’europeismo di un governo non è dato dal condividere gli errori ed i ritardi della Commissione europea.