Le dimissioni del segretario del partito democratico sono il sussulto di coscienza di un onest’uomo che schiacciatosi su un governo fallimentare si era appena accorto che quello era già morto. Il buon Zingaretti ancora riteneva Conte il centro di ogni equilibrio indispensabile quando si era ritrovato, non sapendo nemmeno come, partner del governo Draghi. Molto meglio si trovava Grillo, il quale aveva pensato bene durante le consultazioni di proporre lui con la guida Conte la “solidarietà nazionale”. Una volta aperto ad una formula politica diversa, il resto sarebbe venuto da sé. Anche il Movimento 5 stelle affronta  le sue tensioni interne, ma Grillo a contrario di Zingaretti ha azzeccato la mossa. Saranno gli altri, semmai a doversene andare.
Possibile che tante  fibrillazioni interne alle principali forze di maggioranza comportino un carico di ulteriori difficoltà al governo che già si deve misurare, oltre che con una situazione drammatica del paese, con partiti estranei l’uno all’altro. E’ facile allora parlare dell’ala rotta del Drago, del suo artiglio spezzato, del suo alito scostante. Scommettere contro i governi, anche se qui non si tratta di un meschino governo Conte, è prassi consolidata e di successo. Quello che però bisogna lasciare a margine di ogni possibile valutazione è che questo governo invece, magari anche solo per circostanze fortunate e capacità del suo organico, funzionasse, o per lo meno soddisfacesse le aspettative di coloro che lo compongono.
In questo caso, più unico che raro, avrebbe mai senso dire io me ne torno con la Meloni, oppure io rilancio la sinistra, o arrendetevi tutti a me? Se il governo si dimostrasse in grado di  svolgere decorosamente il suo compito, si porrebbe il problema di ridefinire il sistema politico italiano ed anche le possibili alleanze. Molti ancora non se ne sono accorti, ma se la storia continua, a contrario di chi la riteneva morta alla fine del secolo scorso, le ideologia e gli ideologismi non mostrano grandi risposte e sono in declino. I paesi hanno più bisogno di conseguire risultati concreti senza preoccuparsi se questi sono o non sono in linea con i loro convincimenti. Per cui se questi si ottengono anche con le alchimie più strane, vi sarà sempre chi vorrà perseguirli. Può darsi benissimo che siamo di fronte ad una breve tregua  e tutto riprenderà stancamente come prima. Oppure qui abbiamo l’occasione di ridefinire un sistema politico italiano che pure scricchiola e delude paurosamente.
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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.