Cosa c’è di meno autonomo ed indipendente di un alto Magistrato che deve la sua posizione di rilievo all’intervento di un Ministro degli Interni che è anche un alto dirigente del proprio Partito? Sto parlando di un caso che fa discutere e coinvolge direttamente Marco Minniti, alto e stimato dirigente del PD e già Ministro degli Interni all’epoca delle intercettazioni a carico del Magistrato Luca Palamara.

Il caso arriva alla Commissione antimafia presieduta da Nicola Morra, del quale conosciamo la scarsa sensibilità ed il cipiglio grillino e che , come avrebbe detto, o per lo meno così riporta il quotidiano romano il Tempo, “Vuole andare fino in fondo”. Sembra infatti da alcune indiscrezioni riprese proprio dal Tempo, come nelle suddette trascrizioni di intercettazioni l’ex Ministro degli Interni, quando era nel pieno delle proprie funzioni al Viminale, apparisse al telefono con Palamara nelle vesti di grande protettore del dott. Federico Cafiero de Raho, asceso poi alla poltrona di Procuratore antimafia. Intercettazioni che vengono definite “inquietanti” in alcuni commenti di noti esponenti politici, come riporta lo stesso quotidiano romano.

Durante le votazioni in CSM per la nomina del Procuratore di Napoli infatti, Palamara chiama al telefono Minnisti e gli conferma che il dott. Cafiero de Raho ha perso la votazione a favore del dott. Melillo per pochi voti, 9 contro 14. A questo punto Palamara costernato dice proprio a Minniti in una conversazione telefonica trascritta in atti “ Cerchiamo di salvare il soldato Raho”. “ Perfetto, lavoriamoci “ risponde Minniti. L’obbiettivo sarebbe quindi stato raggiunto con la successiva nomina al vertice della Procura Antimafia.

Al netto delle speculazioni politiche del caso è evidente che non è chiaro come un Ministro degli Interni possa e debba intervenire auspicando, in ben due conversazioni con un membro del CSM, la nomina di un Magistrato che viene chiamato “soldato”. Insomma è incredibile che si debba perorare la causa dell’autonomia della Magistratura in un tempo in cui questa autonomia è elevata a principio assoluto, sino a quando non se ne verifica la reale consistenza. Siamo convinti che tutti i magistrati siano integerrimi e al di sopra di ogni sospetto ma, certamente, lo sarebbero di più se le loro carriere non fossero sponsorizzate da dirigenti di partito, magari nell’atto di ricoprire incarichi di garanzia e sicurezza, come quello del Ministero degli Interni. Ancora una volta si sente la necessità di una maggiore chiarezza e limpidezza nei processi di assegnazione delle poltrone di vertice della magistratura in cui ed ancora una volta,  il merito sembra essere l’unico elemento da cui prescindere nella scelta.