Il governo Draghi ha messo in 10 giorni i partiti italiani tutti di fronte alla loro inadeguatezza. Tutti devono riflettere sulla crisi di sistema politico innestata da un sistema maggioritario su un impianto costituzionale di Repubblica parlamentare. Quest’ultima vuole un sistema elettorale proporzionale e la sintesi politica fatta e di fiducia al governo data dal parlamento eletto dal popolo.

E’ una balla che l’instabilità fosse colpa dei piccoli partiti e non dalle caratteristiche di partito di potere della DC e dalle fibrillazione delle correnti democristiane che dovevano premiare tutto il blocco sociale corporativo ereditato dal fascismo. Un sistema senza alternanza perché, a questo blocco moderato, la sinistra contrapponeva uno schema massimalista e di classe e una collocazione internazionale di sudditanza all’Unione Sovietica che ci avrebbe isolato dall’Europa e dalla civiltà occidentale.

I piccoli partiti eredi delle tradizioni Risorgimentali, socialiste, socialdemocratici rappresentavano invece il mondo laico, il punto di resistenza culturale democratico contro i mondi confessionali democristiani cattolici e comunisti. Preservare l’equilibrio della mediazione democratica e della cultura democratica pluralista è sempre stata la preoccupazione politica del PRI. Quando comincia il declino politico e di conseguenza economico e sociale del sistema italiano?

Quando col sistema maggioritario, le crisi della DC, sommersa dagli scandali, e del PCI, con la caduta del comunismo, nascondono le loro sconfitte storiche con l’invenzione destra e sinistra che consente loro di riciclarsi senza autocritica. Il sistema bipolare consente un riciclaggio delle mediocrità fallimentari, in partiti azienda, localisti, nazionalisti. Il PCI, PDS, DS, PD cambia nome senza una riflessione vera sui cambiamenti della società; a destra l’egemonia Berlusconiana è più tesa a difendere i suoi interessi che alla rivoluzione liberale. Per cui populismo e sovranismi nazionalisti diventano la prevalenza nel sistema politico italiano e causa della sua implosione. La conseguenza è l’incapacità a governare secondo una visione di paese, facendo scelte gestionali e programmatiche serie. L’unica preoccupazione è vincere le elezioni. La crisi identitaria dei partiti nasce da qui.

La realtà è che, ad esempio, il PD è nato su due presupposti falliti perché estranei alla cultura politica del paese. Il primo è la natura bipolare del sistema politico. Cercare di trasformare il sistema elettorale da proporzionale, compatibile con la Repubblica parlamentare, in sistema maggioritario compatibile con la Repubblica presidenziale ha messo in moto un meccanismo destra-contro-sinistra che ha favorito l’ambiguità e la spaccatura verticale del paese. L’ambiguità di far credere che con le elezioni il popolo eleggesse direttamente il premier e il governo. Dall’altro, l’illusione che si possono fondere culture diverse e ricavarne un pensiero forte e una cultura radicata nella difesa della Costituzione e dell’interesse generale. È successo il contrario la fusione di 5 culture riformiste diverse ha creato solo capi corrente che hanno creato un nuovo doroteismo. Il potere come fine e non come mezzo per la trasformazione della società. La ricerca del potere legittima la spaccatura del paese in due blocchi destra-contro-sinistra contraria allo spirito repubblicano. La Repubblica è un patto sociale con regole condivise e i partiti concorrono al governo del paese.

Nei paesi democratici è ovunque netta la separazione tra potere esecutivo e potere legislativo. In USA c’è una clausola nella Costituzione che vieta a chi ha funzioni di governo di sedere in parlamento e viceversa. La sovranità popolare in una Repubblica parlamentare si limita a nominare i parlamentari e questi eleggono un governo dando fiducia a un incaricato del Presidente della Repubblica, su un programma di governo. Far credere che chi ha più voti elegge il capo del governo è stato l’equivoco e la causa della degenerazione politica del paese. Il risultato di un sistema maggioritario per la conquista del potere ha legittimato ogni tipo di promessa clientelare, essenzialmente ogni populismo e nel momento della decisione vera, il sistema del mercato delle vacche anziché la sintesi politica vera.

La transumanza col proporzionale era inesistente, perché le candidature erano selezionate dal popolo con le preferenze, in base al merito e al territorio, e non con le sintesi di coalizione prima del voto che dovevano garantire patti di potere e calati quindi sui territori. Il risultato è che un terzo degli eletti al Parlamento non risponde che a sé stesso e si vende al miglior offerente. La degenerazione del sistema ha portato al prevalere di estremi populisti e sovranisti che sono il contrario del riformismo e della patria repubblicana, intesa come luogo in cui vive la libertà e la democrazia con cui si può collaborare in una visione sovranazionale e mondiale. La tesi che il maggioritario dà maggiore stabilità è falsa. 25 anni di maggioritario hanno dimostrato che l’unità pre-elettorale per vincere non si tramuta in stabilità. Berlusconi col 60% non è riuscito a governare, Prodi idem, e in questa legislatura è il terzo governo che ha messo insieme populisti e sovranisti, 5S e Lega alternativi in campagna elettorale. Poi, PD e 5S alternativi in campagna elettorale, e i “mai con” sono diventati patti di potere. Infine la solidarietà nazionale come necessità per recuperare lo spirito repubblicano e l’unità del patto costituzionale che si esercita con la maggioranza che governa l’interesse generale e l’opposizione che controlla che l’interesse generale venga perseguito. Si chiama patriottismo costituzionale repubblicano che garantisce il patto sociale e l’unità del paese. Riproporre questo significa ricreare un clima democratico e una svolta vera nel rapporto fra politica e società civile.

Il governo Draghi serve a questo, a dare soluzione alle emergenze sanitaria ed economica, a ricollocare l’Italia in Europa e nel mondo Atlantico con una sua visione, e a ricostruire un clima di confronto e non di scontro. La dialettica sui programmi, la sintesi in Parlamento, non il diavolo da combattere, le promesse non mantenute, e la corsa di tutti ai corporativismi, assistenzialismo, clientele. La spaccatura in poteri regionali differenziati, a statuto speciale od ordinario. La stabilità si può ottenere, su un impianto proporzionale, inserendo la sfiducia costruttiva. Questo rimetterebbe al centro l’appartenenza sui valori e gli ideali della Costituzione repubblicana e riposizionerebbe le forze politiche in base alle culture politiche e non ai partiti azienda, personali, territoriali. E la sintesi politica vera la fa il parlamento degli eletti selezionati dal popolo in base alle capacità e non imposti dai capi corrente in base alla fedeltà a un capo. Se invece di questo prevale il sistema destra-contro-sinistra di schieramento si riparte daccapo con il sistema che porta al prevalere di un potere di interdizione clientelare corporativo che fu del fascismo prima, ereditato dalla DC, provato da Craxi, fuso nel PD, che alimenta la protesta populista e sovranista.

Questo è lo scontro in atto dentro al PD ma anche nel centrodestra. Se non prevale l’idea che essere riformatori democratici significa trasformare la società mantenendo il pluralismo politico e culturale attraverso la mediazione politica, che non è la pratica del compromesso continuo pur di governare, ma è il massimo di sintesi politica possibile per governare l’interesse generale e democratico. Questo presuppone che il confine non è dato dallo schieramento destra-contro-sinistra ma dal confronto con tutti coloro che hanno legittimazione democratica.

Questo ruolo il PRI lo porta al tavolo liberaldemocratico, repubblicano, Azione, +Europa, liberali per costruire un polo autonomo da destra e sinistra e per conservare il carattere democratico del paese.