Nel 1911, centodieci anni fa, Giovanni Gentile ha oramai pronto il suo sistema filosofico passato alla storia come attualismo. Non è rilevante ricapitolarne gli aspetti tematici e quant’altro. Basta ricordare la presa di posizione assunta nei confronti della filosofia precedente. Ovvero che occorreva un Giovanni Gentile per farvi capire finalmente qualcosa di quanto si era scritto in più di dodici secoli. “L’atto puro” è lui, un’ omone grande e grosso dall’aspetto panciuto e bonario che tutto sembra fuorché un filosofo.

Il più danneggiato da questa irruzione a gamba tesa nella compassata filosofia italiana fu  inevitabilmente Benedetto Croce. Ben più sofisticato di Gentile, Croce era all’epoca già una celebrità europea. Se proprio dovessimo trovare un difetto a Croce è nella sua interpretazione del tedesco che ha creato un pò di confusione. Nessuno capisce perché mai egli sovrapponga  “erklaren” valutare, con “bewerten”, spiegare, ma, insomma, anche i filologi che ne rimasero scandalizzati, lo perdonano volentieri. Piuttosto Croce era stato il primo a ritenere tutto l’idealismo tedesco un guazzabuglio tale da aver bisogno di una nuova sistemazione. Ed ecco la sua “Estetica” con cui finalmente si dava un senso compiuto alle astruserie di Hegel.

Gentile si spingeva molto oltre. Nato nella Magna Grecia, non solo correggeva l’idealismo, ma anche gli errori di Aristotele, e a quel punto tanto valeva dare lezioni a Platone. Del resto Croce non ebbe ragione di preoccuparsi poi così tanto di questa cosiddetta nuova filosofia. Passati dieci anni restava ministro del governo Giolitti. Quel genio di Gentile era solo professore di Storia e Filosofia, anche se non in un liceo a Trapani, come ci si augurava, ma alla Sapienza di Roma, pazienza.

La grandezza di Croce dominava ancora, non solo la teoria in senso stretto, c’era pure chi lo riteneva un azzimato replicante, ma le relazioni famose. Croce era stato il primo grande critico italiano del marxismo, tanto che si ritiene avesse influenzato Bernstein e attaccando Marx era entrato in contatto diretto con la stella filosofica del tempo, Georges Sorel. Croce  traduce Sorel in italiano, lo presenta alla nostra cultura con i migliori auspici. La critica al marxismo insieme alla dottrina di Sorel, sono il brodo stesso del fascismo.

Ora, va detto che il ministro della pubblica istruzione di Giolitti nel 1921, nel 1922 si scopre, guarda caso, un fervente ammiratore del Duce e quasi non riesce a capacitarsi di vedere al suo posto, proprio quel ragazzone di Gentile che di politica non si era mai occupato fino al giorno prima. Croce non si scompose. Ancora nel ’24, dopo il delitto Matteotti, voterà la fiducia a Mussolini. Croce  credeva nelle capacità costituzionali di Sua Eccellenza. Solo nel ’31, appena Gentile illustra il manifesto dell’ideologia fascista, ecco che Croce scatta come una molla inalberando il suo proclama liberale. E’ dunque nel ’31 che si consuma lo strappo definitivo tra Croce ed il regime? Discutibile. Nel 1935 il senatore del Regno dona ancora il suo anello d’oro alla Patria.

Se Gentile è una stella di Mussolini, Croce ha instaurato una specie di compromesso. La sua filosofia resta spiritualista, il pensiero non può essere messo in catene, quando per Gentile, l’azione consuma ogni altra risorsa. Tralasciando la polemica sul Risorgimento, va detto che Mussolini amministra bene entrambi, il vecchio filosofo non lo disturba, quello più giovane, serve con grande zelo.

Questa pace filosofica è durata fino al 1944, quando Croce, con lo sbarco americano torna alla politica e Gentile segue Mussolini a Salò. Va detto una cosa di Gentile, quale che sia il giudizio su di lui. Non fu mai filo tedesco e la scelta di Salò coincide con l’arresto del figlio deportato in un campo di concentramento in Germania.  Allora Gentile elogerà Hitler pubblicamente per la prima volta, ed il figlio sarà consegnato ad una carcerazione più mite. I nazisti non potevano permettersi che l’ultimo filosofo italiano abbandonasse Mussolini come un Ciano qualunque. Del resto Gentile all’Enciclopedia aveva aiutato tutti gli antifascisti possibili e immaginabili, socialisti o ebrei che fossero. Il 15 aprile venne ucciso da un commando comunista e una settimana dopo Croce tornò ministro.

L’evoluzione filosofica del paese divenuto improvvisamente repubblicano per la verità fece quasi completamente scomparire Gentile, ma poi si allontanò anche da Croce, convinto che il fascismo fosse stato un mero incidente della storia. Già negli anni ’80 del secolo scorso, più nessun corso universitario si occupava di loro

Fu allora che le cattedre delle principali facoltà di filosofia recuperarono l’impronta  tedesca. Fioccavano lezioni e sessioni di esami su Heidegger. Si proponevano tesi universitarie e se non mostravi interesse, che so volevi laurearti su Bergson, venivi considerato con disprezzo.

Quali che fossero i difetti dei due filosofi italiani i loro sentimenti antinazisti erano genuini in entrambi, come quelli di Mussolini fino al 1933. L’anno in cui Heidegger blandì Hitler con le sue lezioni su Nietzsche e poi lavorò per la Gestapo. Caduto il nazismo, Heidegger non si dava pace del disastro nemmeno mentre scavava fra le macerie. Non fosse stata per una sua fidanzata ebrea, la Arendt e gli uffici di Jaspers, avrebbe  fatto la fine di Karl Schmitt. Non c’è un manipolatore del genio di Heidegger  e le nostre facoltà universitarie hanno subito abboccato.

Fu così che la progressista università italiana, mentre  deprecava la mitologia reazionaria di Schopenhauer e Schelling, si rivolse direttamente allo  “essere per la morte”, senza accorgersi che fosse dedicato alla SS.