Vi è una sottile linea rossa dell’ironia, se ci accorgiamo che il giorno dopo il televoto di San Remo dove è stata premiata una band di giovanotti che intona “zitti e buoni”, il ministro Speranza  ha illustrato le nuove regole che ingesseranno la società italiana fino al prossimo sei aprile.

Il ministro Speranza oramai lo conosciamo, a sentir lui le misure sui cui insiste dal marzo scorso sarebbero state necessarie a scongiurare i rischi che continua a correre il paese, tanto che ci si chiede come mai sia stato riconfermato. D’altra parte si tratta solo più di vedere se il nuovo governo riuscirà a mantenere le promesse di vaccinazione di massa per cui è nato, dato che con il precedente bisognava prima aspettare di fare i capannoni con primule senza  preoccuparsi se si possedevano scorte  di vaccini sufficienti. Fatta la vaccinazione, il ministro Speranza si rassegnerà al ripristino della vita ordinaria dei cittadini di una repubblica che speriamo anche lui auspichi.

Il gruppo vincitore di Sanremo merita invece un qualche approfondimento. Si tratta di un gruppetto di giovinastri con le tutine aderenti che indossava Mick Jagger negli anni ’70 del secolo scorso.  Fanno anche gli stessi gestacci e suonano la chitarra alla Mick Ronson, per chi se lo ricorda, le movenze, non certo la tecnica. Mick  Ronson era un chitarrista importante nel mondo, fra l’altro veniva da studi di musica classica, ma poco conosciuto in Italia rispetto a suoi colleghi più famosi, quindi l’effetto scenico può apparire originale.

Il tutto  è condito da un accompagnamento musicale piuttosto stridulo che potrebbe,  forse, essere una pallida imitazione dei “Led Zeppelin”, ma in fondo anche di qualsiasi gruppo storico del tempo in cui l’Inghilterra sembrava poter rovesciare il mondo con un qualche femminiello di talento salito su un palco.

Bisogna riconoscere che la Rai è riuscita in una maniera unica e formidabile a neutralizzare il fenomeno della musica rock e quanto di trasgressivo e di protesta comportava per il sistema borghese per almeno vent’anni. Merita di essere ricordato il povero Gianni Minà, che era castrista fra l’altro, solo lui aveva infranto questo protocollo per   documentare la musica rock ma nei primi anni ’80, cioè già quando era già in pieno riflusso e depotenziata.  Per maggior sicurezza Minà andava in onda a tarda notte.

Il festival di San Remo restava l’esempio di musica popolare italiana ben incorporato nel regime democristiano dell’epoca, Pippo Baudo era il suo mentore, ma utile a qualsiasi altro regime politico fosse subentrato.

A distanza di cinquant’anni vendendo i vincitori del festival verrebbe da dire che l’ingranaggio si è rotto ma non si capisce se siamo di fronte ad una farsa o un’amara vendetta della storia.

Nelle condizioni di restrizione sanitaria generale, non c’è infatti il rischio che qualcuno possa andare ad un concerto e tirar giù il locale,  come accadeva all’epoca dei Beatles e dei Rolling Stones, né tantomeno di lanciare nuove mode in caffè e pub nostrani.  Non si può nemmeno andare in una discoteca a ballare. Se poi si chiuderanno  le scuole, addio anche alla sola ipotesi di moti di protesta studenteschi, di “street fighting man” a cui si inneggiava nel 1968.
Tutto sommato verrebbe da pensare che sarebbe stato meglio ridare il premio ad Orietta Berti.

“Zitti e buoni”, è titolo azzeccato, non per provocare, ma per descrivere la realtà sociale di questo tempo. Più ancora che in quello passato c’è qualcun altro che pensa e fa per voi. Non vi preoccupate, lasciate fare e se proprio non reggete la tensione, dimenatevi nel salotto di casa.